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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Attualità
ADEL
SMITH, chi è l’uomo che vuol togliere il Crocifisso dalle scuole
Francesco
Monaco
Le
recenti polemiche sulla rimozione del crocifisso dalla scuola elementare di
Ofena hanno riaperto l’ormai annoso dibattito tra cattolici e laici sul
rapporto tra Stato e Chiesa. Un dibattito che si sta sviluppando tra sentenze
giudiziarie, ispezioni ministeriali e soprattutto tanta televisione. Ma chi è
l’uomo che ha dato inizio a tutto ciò e che, tra l’altro, è una vecchia
conoscenza del piccolo schermo?
Emilio Adel Smith nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1960 da padre italiano
–la cui famiglia ha lontane origine scozzesi- e madre egiziana. Per volontà
del padre, riceve il battesimo cristiano salvo poi convertirsi all’Islam nella
seconda metà degli anni ’80. E’ cittadino italiano a pieno titolo. Fa
ritorno nella Penisola nella primissima infanzia insieme alla sua famiglia. Qui
Smith cresce frequentando soprattutto un gruppo di amici arabi immigrati e,
attraverso di loro, si avvicina alla religione di Maometto. Nel ’91, insieme
alla sua seconda moglie, decide di fare un viaggio in Bosnia e Albania. Vi
rimarrà per qualche anno. A Durazzo acquista la tipografia editoriale “La
Luce”, quella che ancora oggi pubblica i suoi libri. Smith fa ritorno in
Italia sul finire degli anni ’90 e si dedica all’attività “culturale”.
Scrive una serie di libri, tutti contro il cristianesimo, che cerca di
presentare agli incontri di varie organizzazioni islamiche in Italia. Da tutte
queste viene gentilmente messo alla porta. Conosce un ex venditore di materassi
romano, Massimo Zucchi, convertitosi
alla religione islamica in occasione della prima Guerra del Golfo col nuovo nome
di Abdul Haqq. Zucchi accompagnerà più volte Smith in giro per l’Italia
tentando di distribuire i suoi libri.
I due, insieme alla moglie italiana di un marocchino amico di Smith, decidono di
fondare un’associazione, “l'Unione Musulmani d'Italia”. Prendono una
stanza d'albergo a Milano e mandano un fax ai giornali: “Siamo oltre
cinquemila, ci presenteremo alle elezioni”. Il “Giornale”, quotidiano di
proprietà di Paolo Berlusconi, mette la notizia in prima pagina. In realtà è
il giornalista Magdi Allam a mettere in dubbio le cifre di adesioni presentate
dai tre: nel suo libro “Bin Laden in Italia. Viaggio nell’islam radicale”,
Allam parla di al massimo “una decina di simpatizzanti albanesi” oltre agli
stessi Smith e Zucchi.
Il primo clamoroso gesto che contribuisce a portare il nome di Adel Smith
sulle cronache dei media, è un singolare invito lanciato al Papa nel
gennaio 2001. “Vescovo di Roma! –
è l’incipit - a nome di tutti i musulmani che condividono questo nostro
atto doveroso, la invito ad abbandonare la religione idolatrico-politeistica
cattolica che professa e a pronunciare la ‘Shahada’, testimonianza di fede
del musulmano”. Segue il severo ammonimento: “Il Papa ricordi che tra breve
tempo incontrerà Allah, l’Iddio dell’universo, di ogni essere, di ogni
cosa. Salvi la sua anima, il suo spirito, la sua eternità. Abbandoni la vanità
delle cose del mondo e del potere”.
Nel maggio dello stesso anno, al centro degli attacchi di Smith è
il pittore Giovanni da Modena, reo di aver rappresentato - nel suo affresco del
1415 raffigurante il Giudizio Universale e realizzato nella Chiesa di S.
Petronio a Bologna - il profeta Maometto tra gli idolatri relegati
all’inferno. Nella lettera inviata all’Arcivescovo di Bologna, Smith chiede
che “la barbara offesa venga immediatamente e per sempre cancellata e che si
chieda ufficialmente scusa a tutti noi mussulmani nella stessa maniera in cui il
vostro superiore, il pontefice extracomunitario Giovanni Paolo II, ha già
chiesto perdono agli ebrei e ai greco-ortodossi”. La sua richiesta di passare
la calce sull’affresco non viene raccolta.
Il vero quarto d'ora di celebrità, che lo trasforma in personaggio noto del
teleschermo, avviene però il 7 novembre 2001. Invitato da Bruno Vespa alla
trasmissione “Porta a Porta”, Smith definisce il crocifisso presente nei
luoghi pubblici “un cadavere in miniatura appeso a due legnetti" e la
morte di Cristo "un suicidio-deicidio”. Scandalo in (quasi) diretta nello
studio e poi nel Paese. La comunità islamica italiana prende le distanze dal
presidente dell’Unione musulmani d’Italia.
Adel Smith è ormai un personaggio e porta scompiglio anche nella cittadina
abruzzese di Ofena, dove si è trasferito con la famiglia nel settembre. Dopo
pochi giorni dal suo arrivo chiede la rimozione del crocifisso dall’aula della
scuola materna frequentata da uno dei suoi due figli. Nel febbraio 2002 la
vicenda sembra concludersi con la decisione del sindaco Anna Rita Coletti
che si limita a far spostare il crocefisso di qualche metro, dall’entrata
della scuola al corridoio. Smith, però, non demorde e all’inizio di
quest’ultimo anno scolastico, ci riprova.
Dopo aver invano diffidato il Ministero della Pubblica Istruzione, della
Giustizia e dell'Interno affinché fosse rimosso il crocifisso dall'aula in cui
è iscritto il figlio o almeno fosse permesso che si affiancasse il simbolo islamico,
Smith decide di portare lui stesso in aula un quadro con il nome di
Allah racchiuso dalla Sura 112 del Corano: "Allah è unico, Allah è
l'assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è uguale a
Lui". Alla rimozione dell’effigie da parte delle maestre, Smith risponde
qualche giorno dopo mandando a scuola i figli con la medesima Sura cucita sul
grembiule. Si giunge così alla contestata sentenza del tribunale dell’Aquila
che, accogliendo il ricorso presentato dallo steso Smith, ha imposto la
rimozione del crocifisso dalle aule della scuola di Ofena. Il resto è cronaca
di questi giorni, dal dibattito all’interno della società civile e tra i
partiti e dalla protesta dei genitori dei piccoli della cittadina abruzzese.
Nel frattempo, Adel Smith è diventato un personaggio da talk show. Di certo la
sua presenza nelle trasmissioni non garantisce dibattiti dall’andamento
pacato. Si ricordi la scazzottata col professor Carlo Pelanda nel gennaio scorso
a Telenuovo o lo scontro con una decina di militanti di Forza Nuova la settimana
successiva, sempre negli studi della stessa trasmissione. Smith ha fondato nel
maggio 2002 anche un partito, il primo partito musulmano nella storia politica
d’Italia, che, ha assicurato il fondatore, potrebbe presentarsi alle prossime
elezioni amministrative.
Nel corso dei mesi Smith ha continuato ad offrirci le sue personali
elucubrazioni: dall’ipotesi che l’attacco alle torri gemelle sia stata
unicamente una manovra interna dell’America, alla definizione della Chiesa
Cattolica quale “associazione a delinquere”. Definizione quest’ultima che
ha provocato tra l’altro l’avvio di un’indagine del procuratore Papalia
nei confronti dello stesso Smith per offesa alla religione.
Ma, si sa, ciò che fa scattare un’inchiesta penale non sempre è un elemento
negativo per il mondo dell’informazione. Anzi, può diventare fonte di
interesse del pubblico e, quindi, anche di share
. E sicuramente il signor Adel Smith ha ben capito come riuscire a far
parlare di sé.
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