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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Attualità

IL PENSIERO POSITIVO DEL CAVALIERE? Una brutta figura 

Antonia Bonomi 

Come ogni buon padre, il Cavaliere ha voluto mandare gli italiani in vacanza con un pensiero positivo: tutto va ben madama la marchesa, tutto va ben!, convocando una conferenza stampa di fine stagione. Ed ha inizio il comizio autoglorificante nel quale il nostro presidente Fujimori, pardon Silvio Berlusconi, traccia la situazione di un paese nel quale non ci sono problemi visto che a capo c’è una persona che lascia sfogare “i ragazzi” che fanno parte della sua coalizione, mentre c’è chi lavora, naturalmente lui il supremo, in sella per volontà degli elettori e dimenticando, come il suo solito, che alle ultime amministrative le ha beccate. Una facezia qua, una facezia là, come un disco incantato tira in ballo la solita musica: le grandi opere quali il ponte sullo stretto, la sicurezza dei cittadini da quando c’è il poliziotto di quartiere, progetto che, guarda caso, è precedente al suo insediamento, la terza metropolitana di Roma, di cui sento parlare da almeno una quindicina di anni perciò non la dobbiamo a sua magnificenza. Verboso e inconcludente, preso dal raptus che gli procura il sentire la propria voce o, conoscendo vita, morte e miracoli di se stesso meravigliato e incredulo di poter parlare ricoprendo una tale carica?, come al solito va oltre e afferma che non è vero che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi abbia espresso perplessità sulla nuova legge ad personam, ma naturalmente non ha detto questo, che renderebbe ancora più forti le sue televisioni e la sua posizione nel mondo dell’editoria in genere. Con l’occhio un po’ spento e una mimica clownesca, critica tutto ciò che riguarda la Ue e le leggi che emana come se l’Italia non ne facesse parte, e tra frizzi e lazzi tira un calcione ai suoi accoliti, affermando che le liti nella sua coalizione sono colpa di chi fa pagare la sua indispensabilità marginale. Ohibò, nessuno si risente in questa indispensabilità marginale? Perché lui si tiene a rimorchio indispensabilità marginali? Ma non passano tre ore dalle sparate del Cavaliere che il Presidente della Repubblica smentisce seccamente di avere parlato con Berlusconi del progetto di legge che riguarda le televisioni e anche la presidenza del Consiglio è costretta ad ammetterlo nel più stretto stile tanghero. 
Una domanda nasce spontanea: solo svampito e un po’ superficiale e affrettato, o bugiardo il Cavaliere?
La “conferenza stampa di fine stagione” che, probabilmente, doveva essere una toppa messa per confondere le acque e non far dare dalla stampa eccessivo risalto al dossier che l’Economist ha pubblicato e nel quale si chiede al Cavaliere di rispondere ai tanti lati oscuri della sua vicenda imprenditoriale, si è trasformata nell’ennesima figuraccia di questo signore. Così, oltre alla risonanza sulla stampa nazionale ed internazionale del dossier in questione, adesso ci sarà questo ennesimo scivolone.
Anch’io faccio da tanto tempo domande al Cavaliere: perché sfugge ai giudici tirando alla lunga i processi? Perché fa leggi che la mettono al riparo dai medesimi? Perché accetta solo di “deporre spontaneamente” e parla di tutto fuorché dell’oggetto dei processi e quando è interrogato si avvale della facoltà di non rispondere?
Egregio Cavaliere, anche mettendoci tutta la buona volontà possibile nel volerla credere immacolato, è il suo comportamento che dà adito a sospetti, non se ne rende conto? Provi, se ce la fa a dimenticarsi un po’ a guardarsi dall’esterno e vedrà che non le scapperà da ridere, ma da piangere. E non mi congratulo con me stessa per aver detto e scritto, oltre due anni fa, che i siluri le sarebbero arrivati dall’estero, non lo faccio non tanto perché lei fa figuracce, ma perché dietro la sua immagine così opaca c’è purtroppo anche la faccia di chi non l’ha votata credendo solo nei miracoli di ben altri santi.