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Anno
9
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Attualità

 

CONCUSSIONE SESSUALE ed è scandalo 

Antonia Bonomi 

Sembra che all’improvviso qualcuno, grazie alle intercettazioni telefoniche che in questo inizio d’estate 2006 tengono banco su tutti i giornali a partire dai Savoia, abbia scoperto che le donne in televisione non fanno carriera se non dopo essere passate dalla posizione orizzontale con variazioni sul tema. Ma questo qualcuno dove ha vissuto finora? Da quando ho memoria, certe richieste che ora si chiamano “concussione sessuale” dentro e fuori dal mondo dello spettacolo sono sempre state fatte. Il detto “o me la dai, o scendi” non è stato coniato oggi, lo sento da sempre non perché l’invito mi sia stato rivolto, ma perché era diventato un modo di dire. E, se non ricordo male, è stata proprio Simona Ventura ad affermare che se un tempo erano gli uomini a dire: “o me la dai o scendi, ora sono le donne a portarsi in vantaggio con un te la do se la vuoi”. Personalmente ho sempre pensato, e penso, che se “lui” è un vero uomo ci prova, se io sono una vera donna dico di no. E no ho sempre detto, dentro e fuori la Rai. Certo, ben sapendo che la prima cosa che ti viene detta se rifiuti è, come minimo, un “ma chi ti credi di essere befana” anche se sei bella come il sole, ed essendo una persona educata, avevo le mie tattiche, due per l’esattezza: una per i più anziani di me, una per i più giovani. Quella per gli anziani consisteva nel piangere. Quando nei colloqui capivo che la situazione stava scivolando pericolosamente iniziavo a piangere. Ho un modo per farlo a comando, mi basta pensare alla Cavallina storna, la poesia di Pascoli… Tornava una rondine al tetto, l’uccisero… cadde tra spini… ella aveva nel becco un insetto, la cena pei suoi rondinini... Non sono mai riuscita a dirla tutta, per poco non venivo bocciata all’esame di quinta elementare perché l’insegnate esaminatrice pensava ad una scusa, è dovuta intervenire la mia maestra a garantire sulla genuinità della mia commozione, suggerendo all’incredula di farmela scrivere visto che non riuscivo a recitarla. Orbene, quando il mio interlocutore scivolava verso le avance ecco che mentalmente recitavo la poesia, al primo luccicone iniziavo a battere le ciglia e con voce rotta gli chiedevo di dirmi che cosa nel mio comportamento avesse indotto una persona seria come lui a pensare certe cose… mentre in silenzio gliene dicevo di tutti i colori e lo mandavo a quel paese. Finiva che mi consolavano e si restava amici. Quanto ai più giovani, e qui non si trattava di prime avance ma proprio di spinta nell’angolino, li stringevo forte forte al petto e sussurravo loro all’orecchio: “Ciccio (naturalmente dicevo il nome), ma ti manca così tanto la mamma?”, e il mio onore, e quello della fronte di mio marito, è sempre stato salvo, facendomi guadagnare l’appellativo di “mutande di ferro”. Certo, non ho fatto una gran carriera in Rai, con la scusa che “lavori per l’azienda” sono stata molto sfruttata e  poco pagata, altro che ospitate a peso d’oro come si usa ora, ma ci sono stata dodici anni e come svicolavo alle avance sessuali, così mi sono opposta di sfruttare il fatto che fossi figlia di un eroe della Resistenza. Il mio motto è sempre stato: “Voglio andare avanti per meriti personali, non di guerra”, e tra questi inserivo anche la battaglia delle mutande. Poi, mi è stato chiesto di prendere la tessera del Partito socialista perché alla redazione del Gr2 mancava un rappresentante di questo partito e: “Prima che ce ne mandino uno antipatico, prendila tu che sei senza tessera”.  Mi sono incazzata, ho detto no e  sono stata sbattuta fuori perché il mio contratto, per dodici anni, è sempre stato trimestrale. La storia è venuta all’orecchio di Bettino Craxi il quale mi ha telefonato suggerendomi di fare due passi, abitavo lì vicino, recarmi alla sede del Partito, prendere la tessera e il giorno dopo sarei stata reintegrata in pompa magna. Nessuna avance sessuale, sia chiaro, ma ho risposto che avremmo potuto invertire il metodo: prima il reintegro, poi la tessera, tanto per fare qualcosa di nuovo. Non se n’è fatto niente. Non solo, dalla Rai sono stata messa al bando, iscritta nelle liste di proscrizione, per tutti avevo la peste, se non avessi avuto un bel nome pulito avrei davvero fatto la fame. Solo politici? Magari, mi è capitato anche un sacerdote che mi ha fatto notare che alle loro chiamate mi presentavo sempre con marito e figli. Che dovevo fare, dargli del porco doppio? Niente cavallina storna, ho sbattuto gli occhioni e gli ho fatto notare che in Vaticano era difficile parcheggiare e da quel momento non mi ha vista più. Avrei avuto miglior sorte con un comportamento più elastico? Difficile, perché non solo tenevo ai miei principi, ma non mi andava neppure di sputtanare l’astrologia perciò niente trasmissioni che non fossero impostate in un certo modo, niente personaggio di colore, abbigliamenti strani ecc. Tornando alle “concussioni sessuali”, colpa di chi chiede o di chi concede? E’ come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, certo che nell’insieme è sinonimo di miseria e se le giovanotte che si concedono facessero un po’ il conto di quante partono e di quanto poche sono quelle che resistono, soprattutto se non si agganciano a qualche maschietto potente, forse la biancheria intima non volerebbe con tanta facilità. Invocare il rispetto di se stesse? Per perdere la dignità bisogna averla, e mancanza di dignità per me significa anche non riconoscere i propri limiti. Inorridisco quando sento certi personaggi, maschi e femmine, dall’italiano difficile e dalla dizione impossibile affermare che vogliono fare le conduttrici, i conduttori, ma gli esempi è la stessa televisione a fornirle con frotte di ragazze seminude che sanno solo far ballonzolare le natiche neppure a tempo (perciò perché non posso farlo anch’io si chiede la ragazzotta?), quando poi c’è la fortunata che s’innamora del conduttore ed esce dal mazzo il messaggio diventa ancora più negativo, come se il mondo fosse pieno di conduttori pronti ad innamorarsi ma questo non lo pensano. Non voglio una televisione con i mutandoni, ma  ballerine poco vestite negli spettacoli di varietà e non nel tardo pomeriggio a fare stacchetti, vorrei messaggi che parlano anche di sudore e sangue non solo di successo facile.
Con tristezza penso che non sarà lo scandalo con tanto di nomi e cognomi di questi giorni a far fermare la giostra, che non saranno le mie chiacchiere a far tenere le gonne a posto, ma penso sinceramente che pubblicare i giudizi poco galanti dei maschi concussori su chi si è concessa può essere un discreto deterrente.  A questo punto, care ragazze, meglio fare le prostitute. Tanto, una puttana ti considerano, meglio fargli sganciare soldi che promesse. E se, uomini e donne in cerca di successo, si fermassero un pochino a riflettere sulla miseria di quelli che possono essere considerati personaggi tanto appaiono in televisione, mentre nelle intercettazioni pietiscono al politico di turno un lavoro forse ci penserebbero due volte a lasciare la campagna, gli studi no, perché sentendo parlare veline e coconduttrici si ha  l’impressione che ci sia ancora il 6 politico.