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Attualità
CONCUSSIONE SESSUALE ed è scandalo
Antonia Bonomi Sembra che all’improvviso
qualcuno, grazie alle intercettazioni telefoniche che in questo inizio
d’estate 2006 tengono banco su tutti i giornali a partire dai Savoia, abbia
scoperto che le donne in televisione non fanno carriera se non dopo essere
passate dalla posizione orizzontale con variazioni sul tema. Ma questo qualcuno
dove ha vissuto finora? Da quando ho memoria, certe richieste che ora si
chiamano “concussione sessuale” dentro e fuori dal mondo dello spettacolo
sono sempre state fatte. Il detto “o me la dai, o scendi” non è stato
coniato oggi, lo sento da sempre non perché l’invito mi sia stato rivolto, ma
perché era diventato un modo di dire. E, se non ricordo male, è stata proprio
Simona Ventura ad affermare che se un tempo erano gli uomini a dire: “o me la
dai o scendi, ora sono le donne a portarsi in vantaggio con un te la do se la
vuoi”. Personalmente ho sempre pensato, e penso, che se “lui” è un vero
uomo ci prova, se io sono una vera donna dico di no. E no ho sempre detto,
dentro e fuori la Rai. Certo, ben sapendo che la prima cosa che ti viene detta
se rifiuti è, come minimo, un “ma chi ti credi di essere befana” anche se
sei bella come il sole, ed essendo una persona educata, avevo le mie tattiche,
due per l’esattezza: una per i più anziani di me, una per i più giovani.
Quella per gli anziani consisteva nel piangere. Quando nei colloqui capivo che
la situazione stava scivolando pericolosamente iniziavo a piangere. Ho un modo
per farlo a comando, mi basta pensare alla Cavallina storna, la poesia di
Pascoli… Tornava una rondine al tetto, l’uccisero… cadde tra spini… ella
aveva nel becco un insetto, la cena pei suoi rondinini... Non sono mai riuscita
a dirla tutta, per poco non venivo bocciata all’esame di quinta elementare
perché l’insegnate esaminatrice pensava ad una scusa, è dovuta intervenire
la mia maestra a garantire sulla genuinità della mia commozione, suggerendo
all’incredula di farmela scrivere visto che non riuscivo a recitarla. Orbene,
quando il mio interlocutore scivolava verso le avance ecco che mentalmente
recitavo la poesia, al primo luccicone iniziavo a battere le ciglia e con voce
rotta gli chiedevo di dirmi che cosa nel mio comportamento avesse indotto una
persona seria come lui a pensare certe cose… mentre in silenzio gliene dicevo
di tutti i colori e lo mandavo a quel paese. Finiva che mi consolavano e si
restava amici. Quanto ai più giovani, e qui non si trattava di prime avance ma
proprio di spinta nell’angolino, li stringevo forte forte al petto e
sussurravo loro all’orecchio: “Ciccio (naturalmente dicevo il nome), ma ti
manca così tanto la mamma?”, e il mio onore, e quello della fronte di mio
marito, è sempre stato salvo, facendomi guadagnare l’appellativo di
“mutande di ferro”. Certo, non ho fatto una gran carriera in Rai, con la
scusa che “lavori per l’azienda” sono stata molto sfruttata e
poco pagata, altro che ospitate a peso d’oro come si usa ora, ma ci
sono stata dodici anni e come svicolavo alle avance sessuali, così mi sono
opposta di sfruttare il fatto che fossi figlia di un eroe della Resistenza. Il
mio motto è sempre stato: “Voglio andare avanti per meriti personali, non di
guerra”, e tra questi inserivo anche la battaglia delle mutande. Poi, mi è
stato chiesto di prendere la tessera del Partito socialista perché alla
redazione del Gr2 mancava un rappresentante di questo partito e: “Prima che ce
ne mandino uno antipatico, prendila tu che sei senza tessera”.
Mi sono incazzata, ho detto no e sono
stata sbattuta fuori perché il mio contratto, per dodici anni, è sempre stato
trimestrale. La storia è venuta all’orecchio di Bettino Craxi il quale mi ha
telefonato suggerendomi di fare due passi, abitavo lì vicino, recarmi alla sede
del Partito, prendere la tessera e il giorno dopo sarei stata reintegrata in
pompa magna. Nessuna avance sessuale, sia chiaro, ma ho risposto che avremmo
potuto invertire il metodo: prima il reintegro, poi la tessera, tanto per fare
qualcosa di nuovo. Non se n’è fatto niente. Non solo, dalla Rai sono stata
messa al bando, iscritta nelle liste di proscrizione, per tutti avevo la peste,
se non avessi avuto un bel nome pulito avrei davvero fatto la fame. Solo
politici? Magari, mi è capitato anche un sacerdote che mi ha fatto notare che
alle loro chiamate mi presentavo sempre con marito e figli. Che dovevo fare,
dargli del porco doppio? Niente cavallina storna, ho sbattuto gli occhioni e gli
ho fatto notare che in Vaticano era difficile parcheggiare e da quel momento non
mi ha vista più. Avrei avuto miglior sorte con un comportamento più elastico?
Difficile, perché non solo tenevo ai miei principi, ma non mi andava neppure di
sputtanare l’astrologia perciò niente trasmissioni che non fossero impostate
in un certo modo, niente personaggio di colore, abbigliamenti strani ecc.
Tornando alle “concussioni sessuali”, colpa di chi chiede o di chi concede?
E’ come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, certo che
nell’insieme è sinonimo di miseria e se le giovanotte che si concedono
facessero un po’ il conto di quante partono e di quanto poche sono quelle che
resistono, soprattutto se non si agganciano a qualche maschietto potente, forse
la biancheria intima non volerebbe con tanta facilità. Invocare il rispetto di
se stesse? Per perdere la dignità bisogna averla, e mancanza di dignità per me
significa anche non riconoscere i propri limiti. Inorridisco quando sento certi
personaggi, maschi e femmine, dall’italiano difficile e dalla dizione
impossibile affermare che vogliono fare le conduttrici, i conduttori, ma gli
esempi è la stessa televisione a fornirle con frotte di ragazze seminude che
sanno solo far ballonzolare le natiche neppure a tempo (perciò perché non
posso farlo anch’io si chiede la ragazzotta?), quando poi c’è la fortunata
che s’innamora del conduttore ed esce dal mazzo il messaggio diventa ancora più
negativo, come se il mondo fosse pieno di conduttori pronti ad innamorarsi ma
questo non lo pensano. Non voglio una televisione con i mutandoni, ma
ballerine poco vestite negli spettacoli di varietà e non nel tardo
pomeriggio a fare stacchetti, vorrei messaggi che parlano anche di sudore e
sangue non solo di successo facile. |