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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Attualità
GREMBIULE SI’ GREMBIULE NO… grembiule sì
Antonia Bonomi
Tra tanti problemi reali,
nell’Europa Unita circola con insistenza un fantasma apparentemente frivolo e
che sembrerebbe appartenere al tempo che fu: ripristinare il grembiule
scolastico. Addirittura si parla d’interpellanze parlamentari perché la
questione sia risolta il più rapidamente possibile e i ragazzi dalle elementari
al liceo tornino a scuola con il loro grembiule.
I pareri degli adulti, psicologi compresi, a favore del reintegro sono
praticamente concordi, i meno convinti non hanno argomentazioni solide, tra i
soliti noti intervistati ci sono i favorevolissimi e i contrari. Al contrario,
guarda un po’, ci sono per lo più signore che ricordano con antipatia la
divisa che nascondeva i loro bei vestitini, che le ingoffava, che non le rendeva
libere nei movimenti… una botte, come si dice, può dare solo il vino
che ha.
Grembiule sì, è ora che si ricominci dalle piccole cose intelligenti (non
dall’accordarsi con i ristoranti perché riducano le porzioni per non far
ingrassare i clienti!), a mettere qualche paletto in un anticonformismo
conformista.
Ho portato il grembiule finché sono andata a scuola. Ai miei tempi era quello
nero tristissimo, nei primi anni, con la guerra appena finita, non si parlava di
fiocco, e quanto al colletto bianco era staccato (per poterlo lavare più spesso
perché il nero “nascondeva”), come si vede nella fotografia che mi ritrae
in prima elementare dove ce l’ho bello storto perché non stavo mai ferma e la
mia insegnate, Morino Cavalletti Rosa, mi chiamava folletto, la mia mamma
m’inchiodava i capelli in trecce strette strette e non riusciva mai a farmi la
riga diritta. Anche se le fogge erano leggermente diverse, eravamo tutti uguali,
il benestante e il povero, finché c’era il grembiule, non si distinguevano. E
mi ricordo che per qualche anno il grembiule coprì l’atroce gonna nera di
taffetà cucita da mia madre e che ho portato estate e inverno. Non che me ne
vergognassi, ma senza grembiule forse mi sarei sentita un po’ a disagio
accanto alla Mazzoleni con le sue gonnelline scozzesi pieghettate.
Le mie figlie lo hanno portato dalle elementari alle medie, meno male che
nel frattempo era diventato bianco con il fiocco azzurro, e non le ho mai
sentite fare storie: era questa la regola, la regola andava rispettata. Mi è
capitato di passare davanti alle scuole frequentate dalle mie figlie, che ormai
erano all’università, e devo dire che non è stato un bel vedere. Nel giro di
pochi anni le ragazzine delle medie avevano fatto un balzo, ma non certo avanti.
Non più ragazzine delle medie, ma caricature di adulte, cosette anoressiche o
obese strizzate in pantaloni aderentissimi e firmatissimi che scendevano sempre
più giù, magliette firmate via via sempre più corte fino all’ombelico
scoperto, c’è stato il periodo degli zatteroni che le facevano camminare come
sonnambule, e si può immaginare che piacere per le loro spine dorsali,
tutt’altro che un bel guardare quando avevano le gambe valghe, o secche tipo
cosce di pollo, o cellulitiche. Per non parlare delle faccette truccate
vistosamente, mi veniva in mente il mio patrigno quando a diciott’anni osai un
po’ di rossetto rosa e mi disse di lavarmi il muso, altrimenti l’avrebbe
fato lui con lo straccio dei pavimenti! Be’, l’avrei usato anch’io lo
straccio su quei mascheroni. No, non mi sono scandalizzata quando quel preside
ha chiesto con circolare un abbigliamento più consono alla dignità della
scuola e basta ombelichi al vento. La scuola non è un gioco, è un impegno
serio che può essere reso più piacevole da insegnati aperti e preparati, ai
quali rivolgersi con rispetto, che deve insegnare anche il rispetto per se
stessi e per gli altri.
Il grembiule è una piccola cosa, e i genitori non dovrebbero fare troppe
storie pensando alla “frustrazione” delle loro creature che se non vestono
la tal firma dichiarano guerra. Genitori, svegliatevi: non tutti i figli
riusciranno ad essere raccomandati, non tutte le figlie diventeranno veline,
qualche no va detto, qualche obbligo deve esserci. Chiedete alla scuola il
massimo che può dare come insegnamento, ma anche in casa non beatevi se avete
un figlio maleducato e prepotente. Certo, l’ho detto prima, una botte può
dare solo il vino che ha. Voglio raccontarvi un episodio che mi è accaduto
qualche giorno fa a Roma. Dovevamo fare una commissione, mio marito ha
appoggiato l’automobile in un parcheggio per disabili, esponendo anche il
nostro contrassegno, tenendosi sulla porta del negozio per vedere se fosse
arrivato l’avente diritto e spostarsi. Invece, sono arrivati i vigili chiamati
dal signore in questione il quale che cosa aveva fatto? Aveva parcheggiato alla
chetichella due metri avanti, era salito in casa e aveva telefonato al comando
sbraitando. Mentre ci elevavano la contravvenzione, mi è scappato l’occhio ad
un balcone, affacciato c’era questo tizio tutto tronfio e sorridente con il
figlio di dodici-tredici anni, che si godeva la scena. Sapete che cosa ha fatto
questo ragazzino quando abbiamo incrociato lo sguardo? Con la mano si è
afferrato i testicoli scrollandoseli. È gente questa che può insegnare
l’educazione? Scuola pensaci tu, incominciando a mettere qualche regola, come
quella del grembiule.
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