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Numero 32
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Attualità
GRIMALDI 3-5 agosto 2007: viaggio con l’eurostar
“Roma” da Barcellona a Civitavecchia, cronaca di un’odissea contemporanea
Antonia Geninazza
La vacanza spagnola, iniziata
il 20 luglio con la partenza alle ore 19 da Civitavecchia a bordo dell’eurostar
Barcellona appartenente alla flotta Grimaldi, era andata benissimo. Tempi
rispettati, anche se il traghetto si era mosso con circa due ore di ritardo
aveva recuperato durante la notte e al porto d’arrivo era persino in leggero
anticipo. Nave confortevole, cena da mensa militare, quello che pensavo fosse
uno spezzatino al pomodoro si è rivelato una sottile fetta di carne talmente
dura che non è riuscita a scendere nello stomaco perché si è fermata tra i
denti ma tant’è, non era una nave da crociera. Per il pranzo del mezzogiorno
seguente ho provveduto con un toast, scipito ma masticabile.
Il rientro, prenotato e pagato con largo anticipo insieme alla partenza e più
caro perché scattava la tariffa di agosto, era previsto per venerdì 3, solita
trafila: presentarsi per il check in alle ore 16, intrupparsi sul piazzale per
l’imbarco in attesa della partenza prevista alle ore 19 come da foglio
consegnato insieme e tutto ciò che serve per salire sulla nave.
Lasciamo l’albergo barcellonese alle ore 12, sistemiamo l’automobile in un
carissimo parcheggio perché non ci sono soste lungo i marciapiedi, perdiamo
tempo bighellonando tra i mercatini e i centri commerciali limitrofi al porto.
Alle ore 16, puntuali come soldatini, ci presentiamo al terminal, sbrighiamo
rapidamente le formalità ed eccoci sul fatidico piazzale, siamo i terzi della
prima fila, nel giro di mezz’ora il numero dei mezzi e delle persone aumenta e
aumenterà rapidamente, così il caldo che arroventa le lamiere. Attorno alle
ore 17, è sempre venerdì 3
agosto, ci rendiamo conto che la nave proveniente da Civitavecchia non si vede,
sarebbe dovuta arrivare entro le 16. Mio marito va a fare un giretto al terminal
per avere notizie e torna con la faccia scura: la Roma, così si chiama il
traghetto, è in ritardo, l’imbarco è previsto non prima delle ore 22 e la
partenza attorno alle 23. Ci guardiamo sgomenti: abbiamo davanti sei ore
abbondanti da riempire e almeno quattro di caldo. Inizia la ricerca di un
diversivo, il libro che hai portato alla partenza chissà in quale borsa è
finito, si sfogliano depliant, si beve acqua a 1.50 euro la bottiglietta,
piccola se la vuoi fresca altrimenti diventa subito brodo, eufemismo. Dopo un
po’ l’acqua fa il suo effetto ed ecco la ricerca dell’aseo, bagno o
toilette che dir si voglia, sperando che sia pulito. E meno male che lo è,
merito di una infaticabile signora che va avanti e indietro con stracci e
straccetti, incurante degli imbarazzatissimi maschietti che hanno scelto di fare
pipì nei cessi a muro. Qualcuno mi confesserà poi di essere andato, in
seguito, in quelli chiusi. Fai due passi attorno alle automobili, scambi due
chiacchiere, vai a comperare l’acqua, vai ad evacuare, fumi una sigaretta,
torni a sfogliare il depliant che avevi appena guardato, vai a fare un giretto
attorno al porto perché non si sa mai, vai al terminal per vedere se qualcosa
è cambiato e scopri che la partenza è prevista per le ore 23.59. Ti viene un
colpo, attorno alle 20 qualcuno avvista il nostro traghetto che sta attraccando,
urla di giubilo che si smorzano subito: chi va a vedere lo sbarco torna con la
notizia che la nave ha problemi, che si è guastato un motore, tutti e due i
motori, inizia a circolare la voce che quel traghetto, il Roma, è sempre in
ritardo perché è una carretta, sono quattro mesi che va avanti questa solfa.
Voci, notizie di guerra, ma tutte vertono sul fatto che la nave è una scassona.
Attorno alle 22 iniziano le manovre d’imbarco, saliamo e mio marito,
guardandosi attorno tra corridoi, reception e cabine definisce la nave spartana.
Io, meno filosofa, la qualifico sciatta al limite dell’improponibile.
Cerchiamo qualcosa da mangiare che non sia carne fibrosa, ci sono solo panini
tutto pane, niente toast. Pasto saltato, alle 23.55 finalmente la nave si muove:
caspita ha ben quattro minuti di anticipo sull’orario previsto, anche se sono
quattro ore di ritardo su quella che avrebbe dovuto essere l’ora di partenza. Il sollievo dura meno di dieci minuti: la nave
è nuovamente ferma. Aspettiamo una mezz’ora dicendoci che forse deve passare
un’altra nave, che forse questo e che forse quello… ci troviamo tutti alla
reception dove, dopo tante reticenze, ci dicono che stanno aspettando quattro
tecnici che “abbiamo dimenticato di caricare a Barcellona, è questione di
minuti poi si riparte”. Insomma: non solo la nave è una carretta, ma si
perdono pure i tecnici per strada. All’improvviso parte l’annuncio di
benvenuto del comandante ma, chissà perché, si blocca alle prime battute e non
viene più ripetuto. Abbiamo capito poi il perché: sarebbe stata una beffa
nella beffa, qualche ora dopo quel signore avrebbe rischiato il linciaggio. Fino
attorno all’1.30 la nave non si è mossa, poi ci siamo addormentati e al
risveglio eravamo in mezzo al mare. A che altezza siamo e quando è previsto
l’arrivo? Nessuno sa rispondere, si parla delle ore 20, ma intanto ti accorgi,
anche se non sei un esperto, che la velocità è quella che poteva avere una
nave a remi del tempo dei romani. Per tirarci su il morale scherziamo un po’
con questo e un po’ con quello, ecco di nuovo i pendolari che ci avvertano che
in genere la Roma attracca a Civitavecchia attorno all’1 di notte del giorno
seguente e non alle 15-16 come reclamizzato, sono quattro mesi che va avanti
questa solfa, chi dice che ha problemi ai motori, chi che va con un motore solo
perché nel corso di un viaggio mettono pezze a all’altro che funzionerà nel
viaggio seguente mentre riparano il precedente. Inoltre, uno dei motori è in
rodaggio e non possono forzarlo… sono cosiddette notizie di guerra, perché il
personale non parla e il comandante non si vede. Bene o male la mattinata passa,
arriva l’ora di pranzo e finalmente c’è un panino morbido, inodore e
insapore ma si può masticare. Si fanno le 15, qualcuno dice che attorno alle 18
dovremmo essere alle Bocche di Bonifacio, inutile per ora scrutare il mare. Si
fanno due conti chiedendosi da Bonifacio a Civitavecchia quante ore ci sono, chi
dice sei, chi otto e chi dieci, si cerca di organizzare il pomeriggio. In cabina
non si può stare perché manca l’aria, infatti ci si torna solo per fare il
bisognino, ci si stravacca un po’ su un ponte e un po’ sull’altro, con un
annuncio consentono di scendere alle automobili per prendere cambi e medicine,
si fanno le diciassette e non c’è un piffero da fare. Chi mangia patatine,
chi beve acqua, caffè, birra. A 7.50 euro comperiamo un mazzo di carte con il
logo Grimaldi, a casa ho un’intera collezione di mazzi di carte!, iniziamo a
giocare, mangiamo patatine, beviamo acqua, birra, caffè, smettiamo di giocare,
scrutiamo il mare ma delle Bocche di Bonifacio non c’è traccia, si incomincia
a fare il conto di quante sigarette sono rimaste e parte il razionamento,
riprendiamo a giocare, ci si stravacca un po’ su un ponte e un po’
sull’altro, finalmente attorno alle 19.30 compare un po’ di terra
all’orizzonte, è la Sardegna, fino alle 20 e rotti possiamo ammirare lo
spettacolo delle sue coste aride, poi ecco la Corsica, sono veramente a poco
distanza, come dicono a Roma “ci consoliamo con l’aglietto” fotografando
un po’ questa e un po’ quella. Nel frattempo qualcuno ha cercato di parlare
con il comandate, ma la risposta è che i è “descansado”, cioè sta
riposando. E partono i primi rumors: c’è chi si rende conto di avere perso
coincidenze con il treno, con l’aereo, con un’altra nave, chi si chiede dove
si fermerà per la notte perché un conto è arrivare alle 16 e proseguire per
Caserta, Napoli, anche Reggio Calabria con la propria automobile e un conto è
arrivare… a proposito, a che ora arriveremo? Interrogato, il personale è
sempre sul vago, il comandate per me è invisibile, scrocco quattro sigarette al
medico di bordo, ci danno da mangiare “a gratis”!, qualcuno dice che lo
hanno fatto anche a mezzogiorno ma a noi non risulta. Si fanno le 22 e ci si
chiede se è il caso di andare a dormire qualche ora, ci sono bambini
insonnoliti… nessuno sa cosa fare e nessuno ci dice niente. Intanto, un folto
gruppo di spagnoli ha bloccato il comandante, un annuncio avverte che un pullman
porterà alla stazione Termini di Roma chi è senza automobile, ma quando accadrà
tutto questo? Noi decidiamo di restare svegli, anche perché nella cabina
l’aria è sempre irrespirabile. Improvvisamente qualcuno, andato in cabina per
un motivo o per l’altro, avverte che le chiavi magnetiche non funzionano più
essendo passate ventiquattro ore. Ci forniscono di chiavi magnetiche di
plastica. Ricominciamo a stravaccarci da una parte e dall’altra, conquistiamo
un tavolinetto e di nuovo giochiamo a scala quaranta, si parla del disservizio,
i pendolari ripetono che la cosa va avanti da quattro mesi, che la società ha
acquistato nuove navi ma entreranno in servizio a gennaio, che non vanno certo
in perdita offrendo tutte le sere una cena a tutti… si fa l’1 di notte,
circola la voce che forse arriveremo attorno alle due, no alle due e mezzo, no
alle tre… armi e bagagli ci sbattono brutalmente fuori dalle cabine, adelante,
adelante, liberare le cabine, non puoi passare con i bagagli perché i corridoi
sono già intasati dal personale e dai veicoli con i cambi della biancheria. In
pochi minuti lo spettacolo che si offre è pietoso: c’è chi ha anche tre
figli piccoli addormentati in spalla, c’è una piccoletta in pigiama grigio e
scarpette rosse che caracolla nei corridoi tra gente ammassata a destra e a
manca, seduta per terra, con i bagagli che ingombrano i percorsi. E poi parlano
di terzo mondo, di profughi: spedisco un messaggio alle mie figlie: “Sbarco
previsto a Lampedusa, stiamo tirando a sorte che avrà il salvagente e chi sarà
sbattuto in mare a calci nel sedere”. Si ode un urlo: Civitavecchia è in
vista. Tutti a correre sui ponti e capisco quale deve essere stata l’emozione
del marinaio che per primo vide il nuovo mondo all’orizzonte. Quando
attracchiamo uno spettacolo allucinante si offre ai nostri occhi: il piazzale
d’imbarco è gremito di mezzi e persone, sono i disgraziati che avrebbero
dovuto imbarcarsi per Barcellona alle 16 del giorno prima! Vorrei gridare loro
di non partire, di fare subito causa alla società armatrice, ma non mi possono
sentire. Alle ore 03.45 usciamo con la nostra automobilina dalla pancia della
nave e ci incamminiamo verso casa. Meno male che ci sono solo una dozzina di
chilometri. E mentre sto scrivendo questa memoria, mio marito mi fa notare che
la nostra prenotazione era sia all’andata sia al ritorno con la motonave
Barcellona.
Conclusione? Fino a gennaio 2008, prima di prenotare con la Grimaldi fatevi
mettere per iscritto che non incapperete nella Roma, in caso contrario meglio
stare a casa o andare a piedi, magari a nuoto perché, ve lo assicuro, stare
dalle 22 del 3 agosto alle 03.45 del 5 su quella carriola, escludendo le sei ore
di sosta sul piazzale, non è da augurare neppure al proprio peggior nemico, a
meno di non essere crudeli, anzi carogne.
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