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Anno
8
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Il Consulente

 

 

COLLOQUIO DI LAVORO istruzioni per l’uso

Andrea Rocca

Tra le questioni sociali che maggiormente interessano i giovani (…e non solo), certamente il problema del lavoro è tra le più presenti. Se si vogliono sfruttare appieno le già poche possibilità lavorative è fondamentale trattare nella maniera più opportuna il colloquio di lavoro; ed è opportuno affrontarlo al meglio questo impegnativo scoglio che si frappone lungo il cammino dell’assunzione.

In primo luogo la figura del selezionatore non va demonizzata; è una persona normale il cui compito è quello di decidere in merito al futuro di un’altra persona parimenti normale. Non è affatto un genio, un mostro di bravura. Niente panico, ma soprattutto coraggio da vendere. L’obiettivo primario è raggiungere un equilibrio caratteriale tale da portarci a credere di condurre un dialogo tra persone di pari dignità e rispetto.

Ogni colloquio ha i suoi tempi ed i suoi ritmi. Nessuna fretta o frenesia di sorta. Anzitutto massima puntualità; anche un minimo ritardo è solitamente malvisto.

L’atteggiamento mentale da adottare deve essere improntato su una buona dose di calma e benevolenza. Evitare ad ogni costo modi arroganti, timidezze estreme o eccessiva chiusura in merito alla propria vita personale. Non si deve essere evasivi riguardo alla sfera personale; si cerchi di rispondere in modo tale da fornire all’interlocutore una visione personale brillante. D’altro canto neppure si deve cercare di arruffianarsi l’interlocutore medesimo: basso profilo sì, ma in maniera esaustiva. È consigliabile evitare atteggiamenti tendenti a dimostrare la propria presunta superiorità nei confronti dell’interlocutore medesimo.

Tranquillità e scelta oculata per quanto concerne l’aspetto esteriore, perché se è vero che l’abito non fa il monaco è pur vero che comunque aiuta ad essere più religiosi. Orbene, si deve operare un opportuno distinguo tra maschietti e femminucce.

Per i primi è pur sempre consigliabile l’abbinamento giacca e cravatta, anche se, nel caso di lavori particolarmente creativi, è ben vista una immagine esteriore alternativa. Nel campo femminile è meglio precisare cosa è assolutamente evitare: niente minigonne o scollature, perché non sempre si possono trovare interlocutori uomini compiacenti; di più cosa potrebbe accadere nel caso di una esaminatrice donna? Comunque per entrambi i sessi evitare con cautela di indossare capi di abbigliamento dai colori sgargianti: denotano mancanza di stile, condizionando negativamente il prosieguo del dialogo.

Solitamente il punto di partenza del colloquio è rappresentato dall’analisi del curriculum vitae. Si evitino le stesure a mano, preferendo l’uso della videoscrittura, magari corredando il tutto con una fotografia a colori anch’essa riportata sul foglio tramite uso di scanner. Non imparare il curriculum a memoria, non è necessario elencare i propri meriti rifacendosi ad un bel discorso ripetuto per tutta la notte precedente.

La spontaneità è molto ben vista, denotando capacità organizzative ed elasticità mentale. Le qualità individuali vanno discusse con naturalezza e soprattutto devono essere il più possibile veritiere.

Al momento delle domande inerenti le passate esperienze lavorative, non bisogna andare troppo indietro con il tempo, bensì è doveroso illustrare compiutamente l’ultima esperienza. Per i neo-laureati sarebbe opportuno non insistere troppo sull’argomento trattato nella propria tesi di laurea, puntando più che altro su esperienze formative, corsi di specializzazione e formazione, stages.

Appena instaurato il dialogo si deve esprimere un atteggiamento prettamente improntato alla curiosità: è consigliabile mostrarsi interessati alle tematiche dell’azienda in cui si vorrebbe lavorare, coinvolgendo l’esaminatore e fornendo risposte per nulla parziali o bugiarde.

Ci si convinca dei propri mezzi e soprattutto non si fornisca una immagine eccessivamente vincente: il raccontare con l’opportuno distacco taluni fallimenti passati crea in chi sta davanti la sensazione che si abbia un carattere improntato sulla voglia di riscatto e che non ci si arrenda tanto facilmente di fronte alle avversità.

In bocca al lupo!