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Anno 9
Numero 15
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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DALLE
PALME A PASQUA
la Settimana Santa, il simbolismo della palma e dell'ulivo
Vittoria
Inverni
La
Settimana Santa con i suoi riti è nata nei primi secoli del Cristianesimo a
Gerusalemme, con l'intento di ripercorrere i momenti della Passione di Gesù.
Secondo la testimonianza di una monaca occidentale che si trovava in Palestina
attorno al 400, iniziava il sabato, vigilia della domenica delle Palme, quando i
fedeli si recavano in processione alla chiesa di Betania, dove si ricordava la
resurrezione di Lazzaro. La domenica
erano tre le tappe rituali: la mattina si saliva alla chiesa della Passione
posta sul Golgota, il pomeriggio si visitava la grotta dove Gesù parlava agli
apostoli, poi alla chiesa dell'Ascensione, dove veniva letto il passo del
vangelo in cui si narra dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme. Tutti portavano
rami di palma o di ulivo, cantavano inni e recitavano litanie, seguivano il
vescovo officiante come la folla aveva seguito Gesù, ridiscendendo poi fino
alla chiesa della Resurrezione. Da questo rito, è nata la processione delle
Palme che si è diffusa in Oriente e in seguito in Europa, Spagna e Gallie,
infine a Roma dove si è affermata in tempi successivi.
Il martedì il popolo si riuniva nella chiesa della Resurrezione per tornare in
seguito alla grotta degli insegnamenti dove il vescovo leggeva passi del vangelo
di Matteo.
Il mercoledì la riunione era di nuovo alla chiesa della Resurrezione, dove il
vescovo leggeva il passo del tradimento di Giuda. Il giovedì nuova riunione
nella chiesa della Resurrezione, l'ascolto di una messa in loco e di una sul
Golgota, dopo cena la riunione dei fedeli era sul monte degli Ulivi, dove si
trascorreva la notte ascoltando i discorsi di Gesù e ricordando la sua agonia.
All'alba i fedeli tornavano in città per recarsi al luogo della Crocefissione,
dove si leggevano gli atti del processo di Gesù, con scarsi richiami all'Ultima
Cena. Il venerdì trascorreva adorando la reliquia della Croce, che tutti
baciavano, nel pomeriggio nuova adunanza tra il luogo della Croce e la chiesa
della Resurrezione, ascoltando la lettura di passi dei vangeli. Infine veniva
letto il passo della sepoltura di Gesù. Il sabato si tenevano veglie, mentre la
domenica di Resurrezione i fedeli si ritrovavano al Cenacolo per ricordare
l'apparizione di Gesù risorto agli apostoli.
Racconta Giovanni che Gesù entrò Gerusalemme
a dorso d'asino, mentre la folla agitava rami
di palma al suo passaggio.
La palma, s'intende quella da dattero, è sempre stata universalmente
considerata simbolo di vittoria, di ascensione, rigenerazione e immortalità.
Nei Salmi dell'Antico Testamento si legge che: "Il giusto fiorisce come la
palma", albero che non produce niente di inutile poiché si usa ogni suo
elemento, ed è come l'uomo pio che può aiutare facendo del bene ad imitazione
di quello che per Dio è consuetudine. I greci chiamavano la palma phoenix, come
il mitico uccello Fenice, associandola ad Apollo, il dio solare per eccellenza,
e Atena-Minerva, la dea della saggezza, era anche raffigurata con in mano un
rametto di palma. Hathor, la dea egiziana del cielo, era considerata la
"signora della palma da dattero", per i romani era emblema della
vittoria per eccellenza e la dea
della vittoria era detta Palmaris. La palma è il simbolo che si ritrova spesso
nelle catacombe cristiane, incisa sui marmi o negli affreschi, in mano a santi e
martiri per indicare la loro vittoria spirituale morendo per la fede. Secondo
Jung, la palma è simbolo dell'anima.
La palma, nelle commemorazioni della Settimana Santa, viene spesso sostituita
dall'ulivo, pianta considerata universalmente come simbolo di pace e augurio di
prosperità, fecondità, purificazione, forza, vittoria, ricompensa. In realtà,
nei vangeli non viene indicato il nome della pianta. Si dice solo che la folla
tagliò rami dagli alberi, stendendoli al passaggio di Gesù. Potevano essere
rami d'ulivo, pianta già presente
nell'Antico Testamento, portata dalla colomba a Noè dopo il diluvio universale,
a testimonianza della riconciliazione tra Dio e gli uomini e della vita che
rinasceva sulla
terra. Una leggenda medioevale raccontava che sulla tomba di Adamo era nato un
albero di ulivo e che proprio da questo la colomba aveva staccato il suo
ramoscello. Sempre il legno di quest'albero sarebbe servito per preparare la
croce di Gesù, albero e crocefisso riconducibili all'albero della vita, albero
cosmico che collega il cielo alla terra.
L'ulivo è presente nella mitologia greca come albero sacro ad Atena, che
lo aveva regalato agli uomini vincendo la gara con Poseidone che aveva regalato
un cavallo bianco, ed è per questo che le dedicarono la città di Atene. Agli
atleti vincitori delle Olimpiadi erano offerti
rami d'olivo, come a chi trionfava in guerra, con questo legno erano intagliate
le statue degli dei. Nell'antica Roma era associato a Giove e Minerva, oltre ad
essere il simbolo della dea della pace, Pax, per implorare pace e protezione lo
portavano gli ambasciatori.
In Giappone l'ulivo è considerato simbolo dell'amabilità, del successo in
tutte le imprese, è l'albero della vittoria. Nell'Islam è l'albero centrale,
l'asse del mondo, sinonimo del Profeta, associato alla Luce.
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