|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 9
Numero 15
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

LE
PREFIGURAZIONI DELLA PASQUA
Dalle altre religioni e dalla mitologia greca singolari analogie pasquali
Almalinda
Giacummo
Si
sa, la Pasqua è la massima ricorrenza cristiana e festeggia la Resurrezione di
Gesù Cristo. Ma l’origine della festa è molto più antica e, come nel caso
di molte altre festività cristiane, di derivazione pagana.
Nella notte dei tempi si era formato il mito di Attis e della madre-amante
Cibele. Secondo la tradizione, Cibele era un essere androgino (sia uomo sia
donna), che fu evirato subdolamente dal dio Dioniso. Dal pene reciso e caduto in
terra nacque uno splendido melograno completo di frutto. Un giorno Nana, figlia
del re fluviale Sangarios, colpita dalla bellezza della pianta, colse
il frutto e lo poggiò sul suo grembo. Il frutto fu «assorbito» dal grembo e
fecondò la fanciulla.
Nacque Attis; di questo splendido fanciullo si innamorò
Cibele e quando egli stava per sposarsi con un’altra, la dea lo fece impazzire
costringendolo ad evirarsi il giorno delle nozze. Conseguenza fu la morte per
dissanguamento del giovane Attis. Cibele, disperata, chiese al padre degli dei
Zeus di far risorgere l’amato: a questo punto, a secondo della tradizione, la
storia finisce in modo un po' diverso. Secondo una leggenda Zeus fece in modo
che il corpo del giovane non si decomponesse mai e che sopravvivesse mobile il
suo dito mignolo; un’altra voce vede Attis trasformato in albero sempreverde.
Il rito che festeggiava il mito si svolgeva dal 15 al 25 marzo, con un periodo
di digiuno dai cibi terreni, le Tristia,
il Sanguem e poi gli Hilaria,
durante i quali si festeggiava la resurrezione di Attis. Alla fine del periodo
di feste, venivano celebrati i giochi nel circo fatto costruire dal Caligola
nell’area dove poi sorgerà la basilica di San Pietro.
Secondo sant’Agostino e san Cipriano, la prima Pasqua sarebbe stata
festeggiata il 25 marzo.
Altre feste evocatrici della Pasqua, sono le Adonie:
la mitologia racconta che la dea Afrodite avesse nascosto un bimbo
bellissimo e che poi lo avesse affidato alle momentanee cure della dea degli
Inferi Persefone. Quando Afrodite rivolle il piccolo, Persefone le rispose
picche. Fu allora che Zeus fu chiamato a dirimere la questione: il saggio capo
degli dei stabilì che il piccolo vivesse i sei mesi invernali negli Inferi con
Persefone e quelli estivi sull’Olimpo con Afrodite. Ma un giorno una belva
feroce (l’identità varia da un orso ad un cinghiale), mandata o da Ares
(compagno di Afrodite) o da Efesto (marito della stessa Afrodite), uccise il
giovinetto. Una romantica leggenda dice che grazie alle lacrime di Venere, dal
suo sangue nacque l'anemone.
Poi dovette risorgere, visto che nei santuari a lui dedicati veniva celebrata la
sua rinascita. Tra l’altro, esistevano i giardini di Adone: erano una sorta di
prati mobili, contenuti in ceste, entro cui si piantavano e facevano germogliare
frutti e fiori che, però, vista l'esiguità dello spazio, morivano dopo poco
tempo (come Adone). Alla fine delle celebrazioni per il giovane morto e risorto,
queste piante appassite venivano gettate via insieme a statue di Adone, per
propiziare il rinnovamento della natura.
Simile ad Adone dovette essere il dio babilonese e siriano Tammuz, che stava sei
mesi negli Inferi, come il sole sta sei mesi nell’altro emisfero. Dopo i
pianti per la sua morte, se ne festeggiava la rinascita a primavera. E sempre
durante la primavera, si celebravano in tutto il mondo greco le Grandi Dionisie,
per festeggiare la rinascita di Dioniso, con cori e danze, dialoghi e mascherate
all’origine della commedia, poi grandi processioni scortate da falli, simbolo
della sua presenza e creatività.
Altra idea di nascita e rinnovamento era insita nel mito di Mitra, che uccise
per ordine del Sole un toro, dal cui corpo si generarono le erbe e le piante
salutari (dal midollo il grano, dal sangue la vite, dal seme gli animali utili),
nonostante una divinità malvagia, Ahriman, avesse cercato di inquinare il
sangue benefico. E’ un sacrificio da cui deriva una creazione, una rinascita.
E così è per tutti i miti fino a qui raccontati.
Un’altra analogia fra pagani e cristiani è nell’agnello. La Pasqua cade
sotto il segno dell’Ariete, o agnello, protagonista di un altro mito greco,
quello di Frisso e di sua sorella Elle.
Secondo una tradizione, Frisso aveva rifiutato le insistenti attenzioni della
zia Biadice e questa, infuriata, lo aveva accusato di violenza davanti al
marito. Per la menzogna, sul suo paese si scatenò una grave pestilenza e, su
interpretazione di un oracolo, si decise di immolare Frisso e la sorella Elle
per placare le ire degli dei. Ma Zeus non volle sacrifici di innocenti e mandò,
per salvare i due sfortunati, un Ariete Salvatore con il vello d’oro
(protagonista poi della saga degli Argonauti). Elle, però, durante il viaggio
fino alla Colchide non riuscì a mantenere salda la presa e precipitò in quel
tratto di mare che da lei prese poi il nome, l’Ellesponto (significa
letteralmente “mare di Elle”). Secondo un’altra versione dello stesso
mito, a causare il sacrificio di Frisso sarebbe stata la seconda moglie di suo
padre che, avendo in odio i figli della prima moglie, fece ricadere su di loro
la colpa della grave pestilenza.
Nel medioevo Frisso divenne l’uomo che si aggrappa al figlio di Dio
(l’ariete o agnello) per superare le difficoltà, mente Elle era il simbolo di
chi si arrende e si lascia ingannare dagli impulsi e dalle passioni.
Fin qui le analogie con le festività pagane. Ma la diretta derivazione della
nostra Pasqua da quella ebraica è ancora più evidente.
|