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Anno
9
Numero
24

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Costume

 
ANTONIO DA PADOVA il Santo 

Antonia Bonomi

Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente da Goffredo di Buglione il crociato "difensore del Santo Sepolcro". A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all'Ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino,  dove studia scienze e teologia con ottimi maestri, preparandosi all'ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, quando ha ventiquattro anni. Quando sembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l'ordine agostiniano. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici tra i canonici agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza  allorché, nel 1220, giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d'Assisi. Quando i frati del convento di monte Olivares, sorto su un fondo donato loro dalla regina Urraca e in cui sorge una chiesetta dedicata a Sant'Antonio abate, arrivano per accogliere le spoglie dei martiri, Fernando confida loro la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo. Ottenuto il permesso  dal provinciale francescano di Spagna, giunto a Coimbra per le esequie ai martiri, e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subito professione religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell'abate, eremita egiziano, cui è dedicata la chiesetta. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi. A causa di venti contrari, il veliero che doveva portarlo a Lisbona finisce sulle coste della Sicilia, a sud di Messina. Guardando sulla carta geografica la posizione del Marocco, di Lisbona e di Messina, il racconto appare paradossale, probabilmente qualche passaggio è stato saltato nelle cronache postume. Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente in Sicilia. Si racconta che, a questo punto, Antonio incominci a capire che per lui la Provvidenza ha in serbo qualcosa di diverso dal martirio per mano degli infedeli. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al Capitolo generale di Assisi, passato alle cronache come il "capitolo delle stuoie", arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Se si siano conosciuti o meno in seguito, non si sa. In ogni modo, il ministro provinciale dell'ordine per l'Italia settentrionale gli propone di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica la messa per i miracolo del piedesei frati residenti nell'eremo composto da una chiesolina,  qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché  deve scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine. Sul più bello ecco che non arriva l'oratore designato e fra Graziano, il superiore, chiede aiuto ai francescani e ai domenicani presenti perché lo sostituiscano. Nessuno tra costoro se la sente d'improvvisare una predica alla presenza di una vasta platea composta anche dai notabili, allora, ricordando che Antonio è sacerdote e deve pur conoscere qualcosa delle Sacre Scritture, lo chiama. Antonio cerca di sottrarsi, ma alla fine cede ed è una rivelazione per se stesso e per gli altri. La sua eloquenza infervorata e la sua cultura trascinano gli astanti, per i Minori, tutti piuttosto ignoranti poiché l'istruzione non è elemento indispensabile nella loro regola, ecco finalmente qualcuno del loro ordine che può stare alla pari con i colti domenicani, verso i quali nutrivano un complesso d'inferiorità. Su richiesta di fra Graziano che ne parla a frate Elia, ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. In poche parole lo invita a non montarsi la testa, ma Antonio non è certo il tipo. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e  albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Tra il 1223 e quest'ultima data pone le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola. Quando è in Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine, Francesco nel frattempo è morto, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell'Italia settentrionale. Antonio non ha requie, apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un  debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Non solo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli  erano ostili, perché liberi i capi guelfi incarcerati. E questa è storia, non leggenda. Intanto scrive i Sermoni per le feste dei Santi, i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui è acerrimo nemico. È  mariologo, convinto assertore dell'assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito "arca del Testamento". Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio, è stanco, soffre d'asma ed è gonfio per l'idropisia, torna a Padova e memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tirso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tirso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.
A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.
Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano "guerre intestine" tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma sia portata a Mater  Domini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibi avvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti all'Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece parlare il neonato "frutto del peccato" secondo l'uomo per testimoniare l'innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.
Antonio fu canonizzato l'anno seguente la sua morte dal papa Gregorio IX.
La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini.
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa.
Nell'arte sant'Antonio è raffigurato di solito con il Bambino in braccio, o in piedi o seduto su un libro aperto,  ed un giglio in mano simbolo di verginità, castità. 
Il culto del Santo si è esteso rapidamente in tutti i paesi latini fino a diventare universale, originando varie manifestazioni, come l'abitudine dei "martedì di sant'Antonio" per ricordare il giorno del suo funerale, oppure il "breve di sant'Antonio", cioè un'immagine del santo che sul verso reca la frase da lui rivolta ad una donna portoghese indemoniata: "Ecce crucem Domini, fugite partes adversae! Vicit Leo de tibù Juda, radix David. Alleluia, alleluia" (Ecco la croce del Signore, fuggite avversari! Il Leone della tribù di Giuda, stirpe di David ha vinto. Alleluia, alleluia). Poiché una donna ottenne dal Santo la resurrezione dell'unico figlio annegato in una vasca promettendo di dare ai poveri tanto grano quant'era il peso del bambino, è nata la tradizione del "pane dei poveri" e l'Opera omonima, che si avvale principalmente delle offerte fatte dai genitori che invocano il Santo a protezione dei loro figli. Altra usanza, in particolare nel Sud, è quella d'imporre per un certo numero di anni ai bambini miracolati dal Santo "l'abitello", il saio, e proprio al fatto di essere stato miracolato Michele Pezza, bandito o insorto contro i borbonici dipende dai punti di vista, deve il soprannome di Fra Diavolo. Non dimentichiamo le "tredicine", l'usanza di pregare a partire dal primo giorno di giugno per "ingraziarsi" il Santo il quale si dice possa fare fino a tredici grazie al giorno.
Il noce di Camposampiero, dove il Santo aveva la sua cella tra i rami, fiorisce ogni anno durante i primi tredici giorni di giugno.
Sant'Antonio sovrintende ad un tal numero d'intercessioni (ricordate che i santi intercedono presso il Signore, non "fanno" grazie), che è facile dimenticarne qualcuna. Infatti, quello che segue è un elenco ottenuto riunendo diverse letture. Lo si invoca per proteggere le messi, in ricordo della liberazione di un campo di grano invaso dai passeri operata dal Santo, e contro la sterilità coniugale, protegge dalle tentazioni diaboliche, i prigionieri e le reclute, dai terremoti, dalle pestilenze e durante i naufragi, trova marito alle ragazze, protegge i bambini e in particolare quelli ammalati e gli orfani, fa ritrovare le cose smarrite, veglia sulla posta (sì, proprio le lettere) mentre in realtà un tempo vegliava sui messaggeri, oltre a ridare la vista ai ciechi, la parola ai muti e l'udito ai sordi.
Naturalmente è ricordato il 13 giugno, giorno della sua morte.

Antonio Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia