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Anno 11
Numero 1
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
2008 anno bisesto, anno…
Antonia Bonomi
Da quando nel 46 a.C. Giulio
Cesare, sui calcoli dell’astronomo greco Sosigene residente ad Alessandria,
aggiunse un giorno ogni quattro anni al vecchio calendario per correggere gli
errori accumulati nel corso dei secoli e rimettere ordine nel caos che si
verificava a Roma nel conteggio dei giorni, disordine dovuto ai pontefici che
intervenivano arbitrariamente per fissare la durata di alcuni periodi o
stabilire alcune date, quel giorno è sempre stato guardato con sospetto. Va
detto che l’aggiustamento era stato fatto cadere in un mese, febbraio, che dai
tempi di Numa Pompilio era l’ultimo dell’anno, che iniziava a marzo, e
dedicato ai riti di purificazione, chiamati februa da qui il nome del mese, e ai
morti. Molti dei riti praticati nel mese erano particolarmente importanti: i
Parentali, solenni feste funebri a commemorazione dei defunti che iniziavano il
13, giorno chiamato Parentatio, e si concludevano il 21, detto Ferali da cui
l’aggettivo ferale. I Lupercali si celebravano il 15 in onore di Fauno Lupèrco
ed erano riti di fertilità. Il 23 febbraio era la volta dei Terminali, dedicati
a Terminus dio dei confini durante i quali i proprietari di fondi rustici si
incontravano sui confini dei poderi inghirlandando le pietre di separazione e
offrendosi cibo. Il Regifugium, festa statale che cadeva il 24, era
caratterizzata dalla fuga del re dei sacrifici (rex sacrorum), che rievocava,
presumibilmente, la cacciata di Tarquinio il Superbo o degli Etruschi in genere.
Il 24 era detto “sextus dies ante calendas Martias ” perché precedeva di
sei giorni le calende di marzo e segnava simbolicamente la fine dell’anno
poiché i restanti giorni erano considerati nefasti. Per “esorcizzarli”, il
27 febbraio e il 14 marzo, prima e dopo il capodanno, in onore di Marte e presso
la sua ara in campo marzio si tenevano le Equirrie. Si trattava di corse di
cavalli e gare di carri da guerra, i concorrenti entravano da dodici porte (come
i segni zodiacali), e dovevano compiere sette giri (il numero dei pianeti
conosciuto a quei tempi), simboleggiando la conclusione di un ciclo, mentre il
14 marzo segnavano l’inizio del nuovo ciclo. Aggiungere un giorno in più, però,
avrebbe significato scatenare gli dei inferi che avevano una particolare
predilezione per i numeri pari, perciò fu escogitato un trucchetto: il 24
sarebbe stato 24 per quarantotto ore, essendo il “giorno sesto” eccolo
diventato bis sextus dies ante calendas Martias, bi-sesto, il sesto bis! Questo
calendario, detto Giuliano da Giulio Cesare, rimane in voga fino al 1582. Ma il
conteggio di Sosigene di Alessandria non è perfetto, ogni anno ci sono undici
minuti in più che non vengono calcolati, nel corso dei secoli l’equinozio di
primavera finisce per cadere l’11 e non il 21 marzo e papa Gregorio XIII non
ha dubbi: con la bolla Inter gravissima cancella 10 giorni e da giovedì 4
ottobre di quell’anno si passa a venerdì 15, dando via al calendario
Gregoriano. Se il cambiamento di Giulio Cesare aveva suscitato malumori, questa
volta si scatena un finimondo. Che fine faranno i debiti scaduti nei dieci
giorni cancellati? Ci sono debitori che rifiutano di pagarli così come i
contadini pretendono risarcimenti per le ore non lavorate, le banche non sanno
come conteggiare gli interessi sui prestiti, i fedeli devoti ai santi ricordati
nei fatidici giorni temono per la sorte delle loro novene. In Francia la Bolla
papale è accolta lo stesso anno ma in dicembre dove si passa dal 9 al 20, nelle
Fiandre si passa dal 21 al 31 e… non si festeggia il Natale! Il calendario
Gregoriano è stato introdotto in Inghilterra nel 1752 passando dal 2 al 14
settembre, la Grecia lo adotta il 20 luglio 1916, mentre i territori legati alla
Chiesa ortodossa il 14 ottobre 1923, la Russia nel 1918 e in questa nazione nel
1930 e 1931 e in Svezia nel 1712 si è verificato un episodio curioso: per
adattare i loro calendari si sono dovuti aggiungere 2 giorni e febbraio, per 3
anni e sotto alcune latitudini, ha avuto il suo 30!
Non vi tedio oltre con il racconto delle confusioni che si sono create nel corso
dei secoli tra i paesi che hanno o non hanno accettato il calendario Gregoriano,
tra chi faceva iniziare l’anno il 25 marzo e chi il primo gennaio, torniamo
alla fama di menagramo che era, poi, il fine ultimo del nostro discorso.
Come altre cosiddette “superstizioni”, anche la fama di menagramo che
accompagna l’anno bisestile affonda le sue radici in qualcosa di concreto, e
abbiamo visto che per gli antichi romani cadendo di febbraio capitava proprio
nel mese che concludeva un ciclo, era dedicato ai morti e nel suo svolgersi si
celebravano alternati riti di espiazione per i defunti e propiziatori per la
fertilità e la fecondità, con netta prevalenza dei primi.
Ma, statistiche alla mano, negli anni bisestili non si sono verificati fatti di
cronaca straordinari, catastrofi naturali più che in altri anni. Sfogliando gli
annuari dei bisestili e confrontandoli con gli anni “normali”, ho persino
l’impressione che siano stati più clementi. Il 2000, ad esempio, che con
tutti i suoi zeri avrebbe dovuto mandare in tilt le comunicazioni, è passato
con relativi danni mentre il 2001, non bisestile, sarà ricordato fino alla fine
dei nostri giorni e oltre per l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelli
di New York. A meno che, a meno che, non si voglia considerare una disgrazia da
anno bisestile l’elezione del 2000 e del 2004 del presidente americano George
W. Bush! A questo proposito, in America circolava una profezia secondo la quale
il presidente eletto “nel quinto degli anni bisestili” non avrebbe terminato
il suo mandato. E in carica sono morti William Harrison eletto nel 1840, Abraham
Lincoln nel 1860, James Garfield nel 1880, William McKinley nel 1900, Warren
Harding nel 1920, Franklin Delano Roosevelt nel 1940, John Kennedy nel 1960. Ma
Ronald Regan, eletto nel 1980 e rieletto nel 1984, ha sfatato la leggenda
morendo nel suo letto alla tenera età di 93 anni. Forse, sfatando la prima
leggenda ferale, ha dato l’avvio ad un secondo ciclo: la rielezione del
presidente che… non muore per tradizione!
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