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Anno 12
Numero 48
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
LE DONNE PREFERISCONO IL COLLANT, cinquant’anni ma non li sente
Almalinda
Giacummo
Il
primo paio fu realizzato in nylon nel 1959 da Allen Grant per la Glen Raven
Mills e fu
la rivoluzione: le gambe delle donne non erano più nascoste o temute come un
tempo, ora potevano uscire “allo scoperto” aiutate dalla minigonna e con un
velo a volte pudico a volte meno, ma sicuramente più comodo per le donne, ed
elegante, il Collant.
Gli uomini lo apprezzano meno, per loro dovremmo indossare sempre reggicalze,
autoreggenti e gancetti: ma la praticità, l’utilità, la velocità sono
oramai essenziali, forse troppo. E per quelle che non hanno gambe da gazzella,
che non fanno il salsicciotto attorno all’autoreggente, o per quelle magari
con le gambe un po’ storte alle quali la riga dietro fa venire il mal di mare
ci sono soluzioni così divertenti che il difetto passa in secondo piano, quasi
ironicamente messo in evidenza apposta.
Quando, poi, qualche eminente studioso se ne esce dicendo che i tacchi alti
fanno bene
all’amore perché indossandoli si fa fare esercizio ad alcuni muscoli pelvici,
ecco lì che il collant diventa ulteriormente un alleato fedele e sicuro per la
buona riuscita della “questione amore”!
Valentino per quest’autunno vede i collant così velati da sembrare non solo
trasparenti, e fino a qui, ma quasi inesistenti! E le vendite vanno molto bene,
nonostante i prodotti siano sempre migliori, si smaglino assai di meno e rendano
anche sulla distanza. Quindi veramente 50 anni ma senza denunciarne neanche
uno...
Ci sono velati, a rete, a rete chiusa, coprenti, tinta unita, multicolor,
disegnati, griffati, decorati, traforati, a finta parigina, a finto reggicalze,
con i teschi, le rose, le stelle, maculati, con paillettes e lurex, di cotone
lavorato, in microfibra lucida, di pizzo, e poi i mantyhose, cioè i collant da uomo... eh sì, perché alcuni di
loro brontolano sul fatto che siano poco sexy ma poi li vanno cercando e diverse
case di moda li hanno riproposti... già... gli uomini li hanno usati parecchio
nella storia e non se ne vergognavano
perché erano la moda, ora come nella più filosofica
tradizione dei “corsi e ricorsi storici...” anche loro percepiscono la
comodità di avere le gambe al caldo, anche sotto il completo blu o gessato, e
magari anche una linea migliore, visto che lo spessore delle loro calze è di
120 denari!
Perché certi collant fanno anche questo: contengono, sagomano, insomma
rimettono a posto qualche difettuccio e se poi hanno una compressione graduata
sono anche terapeutici per chi fa una vita troppo sedentaria o troppo “in
piedi”, facendo un massaggio continuo dalla punta dei piedi fino
alla pancia.
L’unico inconveniente che riesco a vedere è che tra poco quando si vedrà un
uomo o una donna e se ne ammirerà la forma fisica e come gli cade l’abito, ci
si dovrà chiedere quale sia la reale silhouette...
Se penso a quanto hanno sofferto le donne prima, dalle nostre mamme alle Kessler,
imprigionate in calzamaglie così scure da sembrare tubi della stufa, a Marilyn
che nei film poco poteva osare ma nel privato assai di più, alla stessa Loren,
così abbondante di sopra ma segregata di sotto...
Personalmente ne vado matta: ne compro di tutte le fogge e colori, mi diverto un
mondo ad abbinarli alle mie numerosissime scarpe e quando mi pare che
l’abbinamento non sia adatto...ne compro un altro paio più giusto! Perché
con una calza azzeccata anche l’abito più smorto, o magari un po’ poco alla
moda, diventa un capo vintage rimodernato, sbarazzino, delizioso.
Se, poi, con una pubblicità sobria sulle calze, senza donne nude nei paraggi e
con solo buoni principi si impara anche l’inno nazionale...
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