|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 8
Numero 43
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Costume
LA STORIA ED I MITI DEL COLOSSEO ATTRAVERSO I SECOLI
(parte seconda-fine)
Almalinda Giacummo
La struttura che oggi è giunta fino a noi ha comunque subito
molti restauri: oltre allincendio del 217, altri restauri erano stati già
effettuati sotto Nerva, Antonino Pio ed Elagabalo, poi sotto Gordiano, mente un altro
incendio è ricordato nel 250 d.C. A seguire: un fulmine nel 320, un terremoto nel 429 ed
un altro nel 443. Oltre ai danni naturali, altri danni, questa volta di
"immagine", furono portati dagli imperatori cristiani che via via proibirono i
giochi allinterno dellanfiteatro flavio: prima Onorio (inizi V secolo), per
vederli inizialmente ristabiliti da Valentiniano III, per poi proibirli di nuovo dopo il
438. In seguito furono solo piccoli lavori di manutenzione per permettere il proseguimento
delle sole venationes, fino allultimo spettacolo, avvenuto nel 523 in
occasione della designazione a console di Massimo. Dal VI fino allXI secolo, il
Colosseo cadrà nelloblio, per essere ricordato solo nella profezia del venerabile
Beda (673-735) che disse "quamdiu stat Colysaeum stat et Roma, quando cadet et
Colysaeum cadet et Roma, quando cadet et Roma cadet et mundus" (fin quando ci sarà
il Colosseo ci sarà Roma, quando cadrà il Colosseo cadrà Roma e quando cadrà Roma,
cadrà il mondo). Nel 1084 fu trasformato in castello dalla famiglia dei Frangipane. Già
dal VI secolo quindi era in disuso: addirittura davanti allingresso imperiale, verso
lEsquilino, venne costituita una necropoli, mentre negli itinerari intorno allanno 1000 veniva identificato come un tempio
dedicato al dio Sole. I Frangipane entrarono invece in scena in occasione della lotta per
le investiture: dopo che Roberto il Guiscardo aveva cacciato Enrico IV, che stava
assediando papa Gregorio VII, i Romani si ribellarono allo stesso Guiscardo, cacciandolo
dalla città. A questo punto alcune famiglie romane potenti presero possesso dei monumenti
più importanti: gli Orsini della Mole Adriana, i Colonna del Mausoleo di Augusto e delle
terme di Costantino, i Frangipane del Colosseo. Dopo alterne vicende, nel 1143 il
ricostituito Senato della città avocò nuovamente a sé alcuni monumenti, come lo stesso
Colosseo. Nel 1154 Federico Barbarossa abolì il Senato ed i Frangipane riacquistarono
tutte le loro proprietà. Fu poi la volta delle lotte con la vicina famiglia degli
Annibaldi, che rivendicavano a sé una parte dei possessi Frangipane: nel 1312 gli
Annibaldi furono comunque costretti a cedere nuovamente il monumento alla Chiesa mente nel
1332, in occasione di un viaggio di Ludovico il Bavaro, vennero organizzate delle venationes.
Nel 1349, in seguito ad un disastroso terremoto, caddero alcune arcate del cerchio
esterno. Quando invece i Papi si trasferirono ad Avignone, la zona divenne sede di
briganti, ladri e prostitute ed al loro ritorno la Confraternita del SS. Salvatore ad
Sancta Sanctorum fu investita del compito di risanare la zona. In cambio la Confraternita
ottenne una parte dellanfiteatro, come oggi testimonia lo stemma con leffige
del Salvatore sulla chiave dellarco dingresso verso il Laterano. Nella seconda
metà del XV secolo, papa Paolo II utilizzò parte dei marmi crollati dallanfiteatro
per costruire Palazzo Venezia. Anzi, secondo lAdinolfi, diede loro il permesso di
distruggere quanti archi volessero per procurarsi il materiale da costruzione. Mentre
Eugenio IV proibì questa barbara usanza: già pochi anni dopo, sotto Niccolò V, la
depredazione ricominciò indisturbata: addirittura negli anni 1461-62 la specifica "a
cauar marmi a Coliseo" divenne una specifica nei documenti per lerezione di
monumenti quali la Scala Santa, la Loggia delle Benedizioni,
il restauro delle mura cittadine e la chiesa di S. Marco. In seguito "
attinsero" al Colosseo monumenti quali Palazzo Farnese e della Cancelleria, il
Senatorio e quello dei Conservatori, mente nel XVII secolo Urbano VIII utilizzò i
travertini degli archi caduti nel 1664 per restaurare il Palazzo Barberini. In pratica,
nonostante lammirazione per la potenza del passato espressa da monumenti quali il
Colosseo, la ragione economica che vedeva in essi una fonte di materie prime ebbe sempre
la meglio. Il XVI secolo fu un periodo tragico per i monumenti antichi di Roma:
addirittura papa Sisto V progettò la demolizione del Colosseo, ma effettuò solo quella
del vicino Settizodio, inserendo invece il nostro nel percorso delle sette Basiliche
romane attraverso te strade che portavano rispettivamente al Laterano, al Campidoglio ed
al Quirinale. In seguito lo stesso Papa decise di trasformarlo in unarea produttiva,
creando nuovi posti di lavoro ed installandovi una filanda: il progetto prevedeva le aree
produttive al piano inferiore, le abitazioni e le botteghe ai piani superiori, ma per
fortuna rimase sulla carta di Domenico Fontana, poiché il Papa morì prima del via. Molti
altri Papi pensarono di ricostruire lanfiteatro, ma le spese previste erano sempre
troppo alte, così non fecero che lasciarlo lì, da solo, a cadere pezzo per pezzo, casa
per malviventi. Nella storia del Colosseo compare anche Gianlorenzo Bernini: papa Clemente
X gli commissionò la progettazione di un tempio in onore dei Martiri al centro
dellarena, anche per sostituire lara dedicata a Giove. Ma il maggior promotore
dellopera, padre Carlo de' Tomassi, morì ed il progetto venne archiviato. Gli
interventi si limitarono a far chiudere gli archi esterni con cancellate di legno, a
murare quelle interne ed a far porre nellarena una grande croce di legno.
Industrialmente parlando, anche Clemente XI si impegnò molto: fece chiudere alcuni
fornici esterni per utilizzarli come deposito del letame per la fabbricazione
del salnitro necessario ad una vicina fabbrica di polvere da sparo; poi, quando si dice
fortuna, pochi anni dopo un terremoto fece cadere altri tre archi e lo stesso Papa poté
approfittare dei materiali per costruire parte del porto di Ripetta. Un altro tempio
dedicato ai Martiri fu poi progettato da Carlo Fontana, ma questi morì prima della
realizzazione (1725): una chiesa comunque dentro larena cera, si trattava di
S. Maria della Pietà, restaurata da Benedetto XIV nel 1743. Pochi anni dopo, in occasione
dellAnno Santo 1750, vi fu un fervore di lavori: nellarena fu realizzata una
Via Crucis, mentre il monumento fu consacrato alla Passione di Cristo e dei suoi Martiri,
fondando anche lArciconfraternita di Gesù e Maria, i cui componenti si recavano in
processione nel Colosseo per il rito della Via Crucis. Ma la struttura era sempre più
fatiscente: nessuno fece niente fino a Pio VII che fece tamponare lellisse verso il
Laterano con un grande sperone. Lottocento fu il periodo della prima salvezza: il
cardinale Giuseppe Doria Pamphilij fece togliere il letame dai fornici, eliminando
parzialmente il problema del salnitro sulle pareti, mentre il progetto di Camille de
Tournon avrebbe risolto il problema dei restauri. Infatti, durante il governo francese
della città, si propose la creazione di due parchi archeologici ed uno di questi avrebbe
inglobato il Colosseo, comprensivo di alberi e sistemazione a giardino. La commissione del
1810 diede la precedenza al Colosseo ed al Foro, affidando gli incarichi a Camporesi e
Valadier: si eliminò la terra che lo circondava e ricopriva le scale interne, furono
costruiti nuovi muri di sostegno. Alla caduta di Napoleone, Pio VII continuò i lavori,
modificando però il progetto nella parte che prevedeva la demolizione delle zone
pericolanti: si inserì invece la costruzione di uno sperone allestremità
dellellisse verso il Celio, una soluzione solida ed economica. La linea era quella
giusta: nel 1822 Leone XII affida sempre al Valadier la costruzione di un altro sperone,
quello verso la Meta, e questa volta larchitetto riprende la teoria degli archi,
continuandoli in numero decrescente dal basso verso lalto, ricoperto di travertino
tranne che in alcuni punti nodali, quali i pilastri del pianterreno, le imposte degli
archi, le basi delle colonne e dei capitelli. Un intervento simile per il segmento a
sudest fu realizzato dal Canina, dal Pelotti e dal Folchi su un progetto del Salvi. Dopo
la presa di Roma del 1870, Pietro Rosa, direttore della Real Soprintendenza agli scavi ed
alle antichità, eliminò dal Colosseo "il pittoresco ammanto di verdura",
stimato in circa 400 specie diverse. Oggi il Colosseo subisce a varie riprese le
"scorribande" di restauri che vengono e non vengono eseguiti: le impalcature
fanno mostra per anni sulle sue arcate e pare pulito da una casalinga impazzita, ma per
ora non importa, perché lui continua a vivere, alla faccia di chi lo voleva demolire.
La particolarità dellurbanistica della Roma medievale e
Rinascimentale vedeva nel Colosseo un elemento isolato, con attorno solo campagna di vigne
e coltivazioni varie, casupole e fuochi notturni, il tutto proprietà di corporazioni
religiose quali il Noviziato della Compagnia di Gesù ed i Padri della Certosa: fu solo
alla fine del 1871 che il piano regolatore destinò queste aree a zona residenziale. Via
via gli altri piani "sistemarono" la zona in vario modo, compresi gli
sventramenti per la costituzione di via dei Fori Imperiali e la distruzione della Meta
Sudans.
Alcuni miti sul Colosseo sono poi clamorosamente da sfatare: non
è documentato il martirio di alcun cristiano, né per mano dei gladiatori né per opera
delle belve feroci, e questo contrariamente a quello che mostrano alcuni film presunti
storici. E nonostante questo, nel XV secolo Benedetto XIV lo dichiarò sacro nel ricordo
di supposti martiri. Unaltra curiosità è dovuta al fatto che gli architetti del
Rinascimento tesero a vedere nella struttura del Colosseo il compendio
dellarchitettura romana ed il modello degli ordini classici, quando in effetti si
trattava di un monumento realizzato con tecniche e tradizioni che si avvicinavano
allesaurimento: lultimo monumento simile per stile e materiali è lo stadio di
Domiziano, posto al di sotto dellattuale piazza Navona. Spesso, poi,
lanfiteatro viene ricostruito con una miriade di statue nei fornici dei tre ordini
di arcate, ma di queste non vi è attualmente alcuna traccia archeologica. Ancora,
nonostante sia unopera famosa nel mondo da sempre, il nome del suo architetto è
ancora avvolto nel mistero: secondo gli studiosi ci sono diverse ipotesi, o Rabirio,
architetto di Domiziano ed autore del suo palazzo sul Palatino, un tal Gaudenzio,
ricordato su unepigrafe cristiana rinvenuta a SantAgnese, ucciso da Vespasiano
per la sua fede in Cristo, oppure un liberto germanico. Anche per il trasporto
dellincredibile quantitativo di travertino cè da stupirsi: questo proveniva
dalle cave di Tivoli e per loccasione venne realizzata appositamente una strada
larga circa 6 metri ove transitarono i più di 100.000 metri cubi di travertino lavorato,
ma rifinito solo nella valle del Colosseo; per imperniare tutti questi blocchi, vennero
impiegate solo 300 tonnellate di metallo. La complessità dellorganizzazione e del
lavoro realizzato elimina poi totalmente quella leggenda per la quale 15.000 ebrei,
deportati dopo la conquista di Gerusalemme, sarebbero stati utilizzati per la
realizzazione di questopera. E complesse erano anche le condotte fognarie: non solo
venne costruito tutto un sistema per permettere il deflusso delle acque dopo le naumachie,
ma quando queste vennero interrotte i collettori corrispondenti vennero pavimentati e
cambiati nella pendenza per ricavarne aree di carico e scarico. In seguito, lo scavo dei
collettori nord e sud ha portato alla scoperta di elementi utili per la ricostruzione
della vita "quotidiana" dellanfiteatro: noccioli di frutta, semi, reperti
ossei, stoffe e frammenti di legno. Dalle ossa si è compreso come negli spettacoli
venissero utilizzati animali esotici quali i leoni, gli orsi e le pantere, mente le più
comuni galline, maiali, cani, buoi e cervi venivano utilizzate per sfamare il personale
dei giochi. Anche spianare la sabbia fra un combattimento e laltro era un lavoro
pericoloso: Marziale racconta di due poveretti che furono sbranati da un leone sfuggito ai
bestiarii. Tra laltro, pare che il termine "arena" rivolto al Colosseo
derivi proprio dallusanza di spargere la sabbia sulla pista prima degli spettacoli.
Un ritrovamento ha incuriosito molto gli studiosi: nel 1776 fu ritrovato li basamento
marmoreo di un anemometro. Si trattava di un blocco sagomato a prisma dodecagonale con
incisi i diversi punti cardinali ed i venti che da essi provenivano. Secondo unaltra
leggenda, nel Medioevo ed in parte del Rinascimento dovette ospitare demoni e streghe:
addirittura Benvenuto Cellini si trovò invischiato in una faccenda simile quando al suo
interno invocò gli spiriti perché gli restituissero la bella Angelica, siciliana di cui
si era invaghito.
|