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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
DELITTI
DI GENTE PERBENE: il caso Murri, da fatto di cronaca a delitto celebre
Marina Marini
Un macabro ritrovamento
Nel pomeriggio del 2 settembre 1902 la polizia fa irruzione nell’appartamento
del Conte Francesco
Bonmartini, al n° 39 di Via Mazzini a Bologna, e scopre
nell’anticamera il cadavere del conte in avanzato stato di decomposizione,
immerso in una pozza di sangue nerastro, brulicante di vermi e crivellato di
pugnalate.
Una delle coltellate gli ha reciso di netto la trachea ed un’altra gli ha
trapassato lo sterno.
E’ stato il fetore proveniente già da alcuni giorni dall’appartamento ad
allarmare la portinaia e l’amministratore del palazzo, convincendoli a
richiedere l’intervento.
Insieme alle forze dell’ordine sono presenti anche il Prof. Augusto Murri e
suo figlio, l’avvocato Tullio, rispettivamente il padre ed il fratello della
moglie del Bonmartini, Linda, che al momento si trova a Venezia con i figli e la
servitù per i bagni.
Le autorità rilevano nella camera del conte il letto sfatto, lunghi capelli di
donna nel vaso da notte; due bicchieri ed una bottiglia di champagne sul tavolo,
un paio di mutandine dimenticate sotto le lenzuola e un biglietto nel
portafoglio del Bonmartini:
“Caro Conte,
sta bene per giovedì 27 anche l’ora. Desidero però che ti trovi alla porta
di via Pusterla, perché in quel posto si è molto veduti dagli inquilini di
fronte. Intanto, non mi resta che baciarti tanto. Distintamente sono tua.
B.”
Il cassettone della contessa è stato scassinato, mancano i gioielli, e le
custodie vuote sono state gettate a terra. Non si trova più un portafogli del
conte, quello dove solitamente teneva le cifre più consistenti.
Nella camera dei bambini c’è della cenere di sigaro tra i due letti, due
panetti e impronte di scarpa sul copriletto.
A terra due asciugamani insanguinati, nel bagno un catino con acqua e sangue.
Altre tracce di sangue, disseminate dappertutto nell’appartamento, fanno
pensare che l’assassino (o gli assassini) sia rimasto ferito e costretto a
lavarsi.
La prima ipotesi è quella dell’omicidio per rapina. Un convegno amoroso
clandestino trasformato in agguato, confermato da testimoni che erano a
conoscenza delle scappatelle del conte. Tullio Murri spedirà alle autorità un
biglietto da Venezia, dove si è recato per avvertire la sorella, in cui
assicura che il portafogli sparito conteneva molto denaro e che è in possesso
di particolari su una tresca del cognato “con donna seguita da malviventi”.
Anche i giornali seguiranno questa prima traccia ed esprimeranno simpatia e
partecipazione alla Contessa Bonmartini denigrando invece la figura del conte
sulla base anche delle dichiarazioni dei parenti che lo descriveranno come un
vizioso, dedito ad amori mercenari.
Intanto, le prime perizie effettuate sugli elementi presenti nella scena del
delitto destano la perplessità delle autorità competenti: le mutandine
ritrovate nel letto del conte non sono mai state indossate, come attestato dai
lacci ancora perfettamente stirati e la data sul biglietto è sbagliata perché
il 27 agosto 1902 cadeva di mercoledì e non di giovedì.
Inoltre, gli esami praticati sul cadavere mettono in dubbio la prima versione:
secondo i medici che l’avevano effettuata, il Bonmartini sarebbe stato
affrontato di sorpresa da qualcuno già in agguato all’interno della casa
mentre varcava la soglia che dall’anticamera immetteva nell’appartamento,
ancora con l’ombrello e la valigia in mano, così come la portinaia Teresa
Cicognani ricordava di averlo visto il pomeriggio del 28 agosto, arrivato da
poco dalla stazione mentre saliva in casa sua, per l’ultima volta.
I primi sospetti
Iniziano a circolare le prime voci sui vivi dissensi che esistevano tra il
Bonmartini, la moglie e la famiglia di questa, ed anche dell’esistenza di
relazioni amorose della Contessa con un medico noto a Bologna: il Dr. Carlo
Secchi.
Il 5 settembre 1902 si svolgono a Padova i funerali del conte Bonmartini. I
Murri partecipano soltanto con le corone.
Sono partiti tutti (compreso lo zio Riccardo, avvocato) il giorno prima per
accompagnare Linda a Zurigo, nella clinica del Prof. Haab, a causa delle sue
malferme condizioni di salute.
Con i Murri c’è anche il Prof. Dagnini, medico personale di Linda. Durante il
viaggio, Tullio chiede al Prof. Dagnini di medicargli una profonda ferita al
braccio e gli rivela di essere lui l’autore dell’omicidio del Conte
Bonmartini, avvenuto durante una lite.
Questa partenza dei Murri, intanto, ha contribuito ad alimentare i sospetti. A
Bologna, già si parla della loro colpevolezza e le prime lettere anonime (una
delle quali accenna a “tagliolini fatti in casa” ) giungono alla polizia e
nelle redazioni dei giornali.
Il 7 settembre 1902, durante una perquisizione nell’appartamentino attiguo a
quello Bonmartini, in affitto ad un misterioso commesso viaggiatore, Luigi
Ferrari, viene rinvenuta una carta con l’indirizzo del Dr. Carlo Secchi, oltre
a numerosi medicinali e fiale contenenti residui di morfina ed etere solforico,
che saranno immediatamente gettate via dalle autorità inquirenti a causa del
loro odore pestilenziale.
Qualche giorno più tardi, anticipando il giudice istruttore, i giornali sono già
a conoscenza della vera identità del commesso viaggiatore: Luigi Ferrari non è
che un nome di copertura usato da Linda Murri per prendere in affitto
l’appartamentino, usandolo come garçonniere per incontrare il suo amante, il
Dr. Carlo Secchi, senza essere vista.
L’assassino
Il
giorno 11 settembre 1902, Il Prof. Augusto Murri convoca nella sua villa il
giudice istruttore, Augusto Stanzani, per denunciare il proprio figlio Tullio
come autore del delitto Bonmartini.
Tullio, che in quel momento si trova all’estero, ha inviato al padre una
lettera-confessione nella quale dichiara di aver ucciso il cognato per legittima
difesa, ritorcendo contro di lui il pugnale con il quale era stato aggredito e
ferito dal conte durante una lite.
In breve, questo il resoconto del Prof. Murri al giudice Stanzani:
Tullio, saputo di un nuovo intrigo amoroso del cognato, aveva deciso di
affrontarlo, anche per chiedergli ragione della sua decisione di trasportare la
famiglia a Padova, decisione che aveva gettato Linda, già malata, nella
disperazione.
La discussione era degenerata e alle offese era seguito un pugno di Tullio al
Bonmartini. Questi, prontamente, aveva estratto un coltello e lo aveva colpito
al braccio destro.
Pochi minuti di lotta feroce e Tullio era riuscito a ferire mortalmente il
Bonmartini.
La confessione, datata 7 settembre, era stata poi distrutta dal Prof. Murri.
Linda, nel frattempo, durante la notte è ricondotta a Bologna dal padre per
placare i pettegolezzi che ormai circolano in città, viene a conoscenza della
scoperta del suo quartierino segreto e del fatto che i giornali si apprestano a
pubblicarne la notizia.
Incarica il ragioniere di casa Murri, Ernesto Dalla, di distruggere tutta la sua
corrispondenza amorosa con il Dr. Secchi. Le lettere sono custodite da Tisa
Borghi, infermiera del Dr. Secchi, sua ex amante e confidente di Linda.
L’inchiesta
Il 12 settembre 1902 Rosina Bonetti, amante di Tullio e guardarobiera di Linda,
è arrestata.
La portinaia del Palazzo Bisteghi l’ha vista salire in casa Bonmartini il
giorno 28 agosto, poco dopo l’arrivo del conte, con la scusa di dover prendere
un vestito della contessa (“Fai accomodare dalla sarta abito prima nero”
diceva un telegramma di Linda), per poi ridiscendere quasi immediatamente.
Il giorno dopo ha inviato un telegramma a Linda dove spiega di essere passata a
prendere l’abito ma di non aver ricevuto risposta dal conte.
Il 13 settembre 1902 il Dr. Pio Naldi si costituisce spontaneamente alla
polizia.
Era già ricercato come complice materiale di Tullio; infatti, diversi testimoni
lo avevano visto in compagnia di lui la notte precedente il delitto, dopodiché
era scomparso da Bologna.
Si presenta per dichiarare la sua completa estraneità alla vicenda, ma durante
l’interrogatorio crolla e racconta di essere stato chiuso con Tullio da Rosina
Bonetti nell’appartamento di Via Mazzini la notte del 27 agosto per tendere un
agguato al Bonmartini, in arrivo il giorno dopo e di essersi fermato soltanto
per dissuadere il Murri dal suo progetto di uccidere il cognato.
Confessa di aver abbandonato il palazzo alle ore 17.00 del 28 agosto, prima che
il Bonmartini vi mettesse piede e di aver preso il treno delle 19.00 per
Firenze. Afferma di avere numerosi testimoni che lo hanno visto.
Pio Naldi ha abbandonato la professione medica, è un accanito giocatore ed è
afflitto da numerosi debiti di gioco.
Durante l’inchiesta, Tullio Murri lo accuserà di aver approfittato di un suo
momento di disattenzione, durante la preparazione dell’agguato al Bonmartini,
per alleggerirgli il portafogli di diverse migliaia di lire.
Il 14 settembre 1902 Linda Murri è arrestata come mandante del delitto;
nonostante sia a letto, malata, è costretta a seguire le forze di polizia. Lo
farà soltanto dopo essersi concessa un’accurata toilette e aver indossando un
vestito da vedova molto ricercato.
I giornali avversi ai Murri danno molto rilievo al comportamento di Linda al
momento del suo arresto, scrivendo che la signora era sembrata calma e serena,
dotata di una freddezza sconcertante.
Uno degli Ufficiali di Pubblica Sicurezza la descriverà come dotata di
“cinismo ributtante”.
Soltanto prima di lasciare la casa paterna Linda, raggiunta dal padre, si
abbandona ad un ultimo, disperato abbraccio.
Contemporaneamente, vengono sentiti con mandato di comparizione quali imputati
di correità nell’omicidio il Dr. Carlo Secchi e l’avvocato Riccardo Murri,
fratello di Augusto e zio di Linda e Tullio.
Il 15 settembre 1902 Tullio Murri invia al giudice istruttore un memoriale nel
quale si confessa unico esecutore del delitto e spiega minuziosamente la
dinamica dell’omicidio, avvenuto senza complici né mandanti.
Il 19 settembre si costituisce ad Ala di Trento. Ha la febbre e una ferita al
braccio che gli trapassa il gomito. Dice di essersi costituito per mettere le
cose a posto e soprattutto per liberare la sorella, innocente, insistendo sulla
tesi difensiva della legittima difesa.
Sesso,
sangue e mistero Sesso
e sangue Mistero
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Un “modus vivendi”
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Il
processo
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L’ultima
rivelazione sul delitto Murri
Fonti
bibliografiche
LINDA MURRI una sconcertante eroina ottocentesca
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