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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
DELITTI
DI GENTE PERBENE: il caso Murri, da fatto di cronaca a delitto celebre
Marina
Marini
L’ultima rivelazione sul delitto Murri
Nel libro “La verità sulla mia famiglia e sul delitto Murri”, uscito nel
2003, la figlia di Tullio Murri, Gianna Rosa, racconta per intero la sua verità
e tenta di far luce sugli aspetti oscuri dell’assassinio secondo quanto ha
appreso in famiglia.
Le cose sarebbero andate così: Tullio viene raggiunto a Bologna, una sera, dal
facchino di casa Secchi, tale Labella (o La Bella) detto “il biondino”, che
lo informa di aver appena accoltellato il conte Bonmartini, su mandato di Linda
e Carlo.
Tullio ha già incontrato Labella in casa di Carlo Secchi, dove si era recato
per vedere la sorella Linda, e lì ha appreso che il “biondino” è
l’amante di Tisa Borghi, infermiera del Secchi e che il quartetto Linda-Carlo
e Tisa-Labella appariva molto unito, specialmente nel parlare di come sopprimere
il marito di Linda, Francesco Bonmartini.
Al momento della rivelazione dell’omicidio, Labella confida a Tullio di non
essere riuscito a portare a compimento l’opera, che prevedeva anche la messa
in scena di un tentativo di furto, e di essere scappato per cercare il suo
aiuto.
Cosa fa allora Tullio?
Va con Rosina Bonetti, ad “aggiustare la scena” al posto di Labella, mentre
quest’ultimo fugge da Bologna. Lo fa per evitare un possibile scandalo che
potrebbe travolgere l’intera famiglia.
Gianna Rosa ipotizza che Labella chiese l’aiuto di Tullio per incastrarlo,
abilmente indottrinato proprio da Linda.
Racconta, poi, che fu sempre lei a convincere il padre “mediante una
bellissima imitazione della disperazione, completa di lacrime finte”, che era
Tullio l’assassino.
Augusto Murri aveva così provveduto a denunciare il proprio figlio.
Quando Tullio, già riparato all’estero, tenta di spiegare al padre come sono
andati veramente i fatti Augusto non solo non gli crede ma “…si era anzi
terribilmente arrabbiato, come era prevedibile, dicendo che Tullio, per salvare
se stesso, cercava di disonorare “quel povero angelo”. E aveva aggiunto:
“E di disonorare anche tua madre e me”.
Quindi Tullio pensa che quello fosse il suo destino e che, forse, prendendo su
di sé la colpa, poteva salvare l’onore dei suoi genitori e di sua sorella.
Così, si accusa dell’omicidio, con tutto quello che ne consegue.
E Labella?
Molti anni più tardi, Tullio Murri lo ritroverà in fin di vita, in un ospedale
di Parma, tramite l’intermediazione del sacerdote dell’ospedale.
Lo raggiunge ed ottiene da lui una dichiarazione scritta: “Ho ucciso io
Bonmartini mandato da sua moglie e da Secchi. Tullio non sapeva”.
Alla carta era aggiunta una nota del sacerdote sulla veridicità della
dichiarazione controfirmata da Labella.
Il recluso, prima di morire, chiede il perdono di Tullio.
Gianna Rosa scrive che suo padre da allora, tutte le notti, si dedica alla
scrittura di un memoriale di accompagnamento alla dichiarazione di Labella dove
“scriveva minuziosamente la storia dell’omicidio, dei fatti che lo avevano
preceduto e di quelli che lo avevano seguito, e delle responsabilità di coloro
che ne avevano.”
Con in mano questi documenti importantissimi, capaci di scagionarlo e di
riabilitarlo agli occhi dell’opinione pubblica, dopo anni di vere torture
fisiche e morali, di ristabilire la verità e far luce su una vicenda oscura che
gli aveva distrutto la vita, cosa fa?
Va da un notaio e gli affida le carte? Si rivolge ad un avvocato per riaprire
l’inchiesta? Pubblica l’intero manoscritto?
Neanche per idea.
Fa murare il documento nel giardino della casa di sua suocera, a Castel San
Pietro Emilia.
Dopo la morte di Tullio, un amico di famiglia parla a Gianna Rosa
dell’esistenza di carte importanti da pubblicare dopo la morte dei suoi
genitori o immediatamente, nel caso Linda avesse cercato di far del male a lei e
a sua madre: “così la mia vendetta la colpirà”.
Sempre dall’amico di famiglia, le viene mostrata una carta importante: il
telegramma inviato da Linda al Secchi, subito dopo il delitto del Bonmartini,
con la scritta in tedesco “E’ morto”.
E le altre carte che stanno nel muretto di Castel S. Pietro?
Vendute dalla vedova di Tullio (sempre a caccia di soldi) a Linda, tramite il
solito amico di famiglia, da sempre innamorato pazzo di lei.
Così, Gianna Rosa Murri all’età di 82 anni, senza alcuna prova (non pubblica
neanche il telegramma sopra citato) decide di raccontare lo stesso quello che ha
saputo dalla sua nonna materna, con la quale suo padre si era confidato, in un
libro dove ci racconta un Tullio ingenuo e buono, vittima e succube della
perfidia di Linda, descritta come una malvagia incantatrice di anime, un puro
concentrato di corruzione.
Chi si aspetta che questo libro dissolva l’aura di mistero che circonda il
delitto Murri rimarrà molto, molto deluso.
Sull’innocenza di Tullio Murri e sul suo memoriale, Roiss, nel libro “Il
delitto Murri” scrive: “I colpevolisti più indulgenti, però, continuano a
considerarlo (Tullio Murri) un grafomane e un mitomane che a posteriori,
destreggiandosi tra i vuoti degli “Atti” processuali, meditati durante i 17
anni di reclusione, e tesaurizzando gli studi legali compiuti e messi a profitto
per consigliare ed assistere i compagni di cella, ha ricostruito il delitto con
un diverso colpevole e con diversi tempi di esecuzione per sottrarsi al giudizio
postumo della figlia Gianna Rosa, nata dopo la sua uscita dal carcere e lasciata
orfana che non aveva ancora compiuto i 10 anni.”
Lettera
di Tullio Murri ad un’amica
27
aprile 1901
“E’ indicibile lo strazio che provo al veder quella povera mia sorella
infelicissima, così sventurata e così sofferente, senza poterla aiutare!
Io l’amo d’affetto immenso come i miei genitori e forse, anzi più di
questi, perché all’affetto vi è unita la pietà per quel povero essere senza
sangue, senza carne, senza gioia, che pare venuto sulla terra soltanto per
soffrire. Sentirmi vigoroso quasi per ironia e non poterle cedere il mio sangue!
Se potessi imputare a qualcuno i mali che la affliggono, mi farei delinquente
prima di sera.
Egli (il Bonmartini) uccide mia sorella ogni giorno un po’: se la uccidesse
con mano violenta d’un tratto, non avrei io il diritto di sopprimere
l’uccisore? Ecco il sofisma: che importa la giovinezza, l’onore,
l’avvenire per me? Voglio mia sorella felice!”
Fonti
bibliografiche
“Autopsia di un delitto” Guido Augusto Bianchi – Libreria Editrice
Nazionale - Milano
“Memorie di Linda Murri” a cura di Luigi di S. Giusto –Casa Editrice
Nazionale Roux e Viarengo – Roma-Torino, 1905
“Per Linda Murri” Arturo Vecchini – Casa Editrice Renzo Streglio –
Torino-Genova-Milano, 1905
“Confessioni di Tullio Murri ad un compagno di cella” Mario Casalini –
Libreria Editrice Piccarolo- Torino, 1905
“Rivelazioni sul delitto Murri” Amplius – Casa Editrice Sonzogno –
Milano, sd
“Il delitto Murri” Ròiss - Arnaldo Forni Editore -
Bologna, 1974
“Il processo Murri” Renzo Renzi – Cappelli Editore – Bologna, 1974
“L’innocenza di Tullio Murri” Ròiss – Edizioni Svolta – Bologna, 1975
“Assassine” Cinzia Tani – Mondadori -
Milano, 1998
“La verità sulla mia famiglia e sul delitto Murri” Gianna Murri –
Edizioni Pendragon – Bologna, 2003
Sesso,
sangue e mistero Sesso e
sangue Mistero
Un
macabro ritrovamento I primi sospetti
L’assassino L’inchiesta
La campagna
antimurriana Nuovi elementi: i veleni
I capi d’accusa
Scene da un matrimonio ovvero il movente del delitto
Un “modus vivendi”
Gli eventi incalzano
Il
processo
Una signora fin-de-siécle
LINDA
MURRI una sconcertante eroina ottocentesca |