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Anno
12
Numero
25

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

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24 GIUGNO FESTA DI SAN GIOVANNI: 
il solstizio d'estate a cavallo tra sacro e profano

Maria Maddalena Giacummo

Il dies natalis dei santi, quello nel quale sono ricordati nel calendario, corrisponde al giorno della morte: morendo, nascono in Cristo.  San Giovanni è l'unico santo di cui si festeggia la nascita, non intesa come morte, il 24 giugno, e la morte il 29 agosto. È un privilegio che condivide con la Madonna poiché, come dice la tradizione, come lei anche Giovanni fu liberato nel grembo materno dal peccato originale. È chiaro che entrambe le date, nascita e morte, sono fittizie.
Come si è fissata la data della "nascita"? Nel IV secolo, quando si è trattato di stabilire in quale giorno far nascere Gesù, per contrastare le feste pagane i cristiani scelsero il 25 dicembre, che fino ad allora era il Natalis Solis Invicti, il Natale romano. Poiché nei Vangeli era scritto che quando Maria, non appena ricevuto l'annuncio che sarebbe diventata madre del figlio di Dio, visitò la cugina Elisabetta, questa era incinta di sei mesi si fissò  il 24 giugno come giorno natale del precursore del Cristo.
La storia del santo è nota: discendente da casta sacerdotale, nacque da genitori anziani. Quando l'Arcangelo Gabriele si presentò a Zaccaria, il padre, comunicandogli che la moglie, Elisabetta, avrebbe partorito un figlio che avrebbe avuto la forza di Elia nel ricondurre i figli di Israele al Dio loro, il poveretto fece presente che lui e la moglie erano anziani. Per non aver creduto subito alle parole dell'angelo, fu condannato all'afasia fino alla nascita del figlio. Infatti, non appena vide la creatura, riacquistò la voce e intonò il Benedictus.
Cresciuto, Giovanni trascorse molti anni nel deserto nutrendosi di locuste e di miele selvatico. Nel quindicesimo anno di regno di Tiberio, era il 29 d.C., riapparve sul Giordano predicando il battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Ai sacerdoti che lo interrogavano per sapere se fosse il messia o il profeta Elia redivivo, rispondeva di essere la voce nel deserto che grida di preparare la via del Signore, che sarebbe venuto portando sulle sue spalle i peccati del mondo.
Giovanni additava re Erode e la regina Erodiade, che oltre ad essergli moglie era stata sua cognata, per quanto legalmente divorziata, come peccatori poiché la Torà condannava quel matrimonio in quanto il precedente era stato regolare e  fecondo essendo nata Salomè.  Se da un lato questo contestare il re andava bene ai sacerdoti, dall'altro il suo battesimo era una novità che destava sospetto nei medesimi. Infatti, toglieva valore al Tempio e alle pratiche sacrificali che vi si compivano. In breve, mettendosi contro gli uni e gli altri, Giovanni segnò il proprio destino. Il Vangelo di Marco ci racconta che fu fatto arrestare da Erode il quale, temendolo, vegliava su di lui perché non gli accadesse niente. Erodiade convinse la figlia Salomè a ballare per il patrigno e a chiedergli, come ricompensa, il capo del prigioniero.  Cosa che puntualmente accadde. I discepoli di Giovanni, informati dell'accaduto, ne presero il cadavere e lo seppellirono, sembra, a Sebaste in Samaria.

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