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Numero 11
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
SAN GIUSEPPE un uomo per bene
Antonia Bonomi
Il culto di San Giuseppe, il
padre putativo di Gesù, nella Chiesa d’Oriente era praticato già attorno al IV secolo, mentre in Occidente si è affermato solo
attorno all’anno Mille e lo attestano i martirologi, primo fra tutti quello
del monastero di Richenau, ricordandolo al 19 marzo, data diventata festa
universale della Chiesa con Gregorio XV nel 1621.
Nei Vangeli canonici solo Matteo e Luca parlano di Giuseppe, indicandolo come il
promesso sposo di Maria, come lei discendente della stirpe di David.
Matteo
racconta di Maria sposata secondo l’uso ebraico a Giuseppe,
un artigiano del luogo. Il matrimonio ebraico avveniva in due tempi: con
il fidanzamento la donna restava nella propria casa pur passando sotto la potestà
del marito, trascorso normalmente un anno si celebravano le nozze, un corteo
accompagnava la sposa alla casa dello sposo dove si svolgeva il pranzo. Se nel
periodo cosiddetto di fidanzamento nascevano figlioli, erano considerati
legittimi a meno che non fosse manifesto il tradimento. Giuseppe e Maria si
trovavano proprio nel periodo di fidanzamento quando l’angelo Gabriele annunciò
alla Vergine il concepimento per opera dello Spirito Santo. “Maria ne informò
Giuseppe suo sposo”, ci racconta Matteo, “ il quale, essendo anche giusto
non voleva ripudiarla pubblicamente e decise di licenziarla in segreto”. Ma un
angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse di non aver paura a prendere
presso di sé Maria, perché la sua gravidanza era di origine divina. Giuseppe
è di nuovo presente in Matteo alla nascita di Gesù, nella fuga in Egitto, Luca
lo ricorda fino alla presentazione al Tempio di Gesù, quando questi ha dodici
anni, poi le sue tracce spariscono. Intorno al VII secolo la chiesa Copta
ricordava la sua morte il 20 luglio.
Nei Vangeli apocrifi, cioè non riconosciuti dalla Chiesa come ispirati dal
Signore anche se ne accoglie qualche passo, Giuseppe è indicato come un uomo
vecchio, il Protovangelo di Giacomo, addirittura, parla di un anziano vedovo con
figli costretto da un sogno del sommo Sacerdote a prendere presso di sé la
dodicenne Maria allevata nel Tempio. Lo Pseudo Matteo afferma che i figli del
vedovo si chiamavano Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone (tranne Giuseppe sono i
nomi di tre dei dodici apostoli), più due sorelle non meglio identificate.
L’anziana età di Giuseppe e il fatto che avesse figli ribadita da questi e
altri racconti, più che qualcosa di grottesco, serviva probabilmente ad
evidenziare la forte differenza d’età tra i due sposi e il possibile
concepimento divino, a spiegare l’accenno ai “fratelli di Gesù” che fanno
Matteo e Giovanni nei loro Vangeli.
Da san Girolamo in poi, molti teologi hanno rifiutato l’idea dell’anziano
vedovo con figli, affermando che era usanza ebraica del tempo indicare come
fratelli quelli che erano solo parenti.
Comunque sia, resta il fatto che per secoli il povero San Giuseppe è stato
rappresentato come un vecchio dai
capelli e dalla barba bianca. Bisogna arrivare alla fine del medioevo perché
sia rappresentato come un uomo di mezza età. Personalmente ricordo mons. Nolli
che, circa una trentina di anni or sono, affermava indignato che non era
pensabile che il Signore affidasse suo figlio ad un uomo anziano e di
conseguenza debole, per di più povero artigiano come per secoli si è detto, ma
che doveva essere un uomo nel pieno vigore delle sue forze e benestante. Più o
meno quello che, con qualche aggiustamento, si sta dicendo ora a dispetto degli
insegnamenti che ho ricevuto nella mia infanzia.
Per i fedeli, Giuseppe è diventato il modello del padre e dello sposo per la
sua devozione alla Madonna e al figlio, per la Chiesa è l’esempio dell’uomo
ideale, che sa obbedire al volere divino assumendo responsabilità e rinunciando
ai propri diritti. Una santità che non ha bisogno di fatti eclatanti, come
dichiarò Paolo VI parlando del padre putativo di Gesù.
La festa del 1° maggio, istituita nel 1955 da Pio XII, che ricorda san Giuseppe
artigiano, è un’aggiunta per cristianizzare la troppo laica festa dei
lavoratori.
Del resto, anche il 19 marzo, il mese è dedicato interamente al santo, è la
sovrapposizione ad una festa pagana, quella di Libero un antico dio italico
della fecondità, che si teneva il 17. Quel giorno, i ragazzi che avevano
compiuto i quindici anni indossavano la toga virile. Libero era rappresentato
con un ragazzo accanto, un po’ come San Giuseppe e Gesù, nel giorno di Libero
si consumavano focacce, nel giorno del santo ogni paese ha i suoi dolci,
generalmente frittelle visto che è detto “San Giuseppe frittellaro”.
Per quanto tardiva nella Chiesa, la devozione popolare al santo è sempre stata
altissima. Giuseppe è il nome più comune in Italia, gli sono state dedicate
molte congregazioni e ha ispirato molte pratiche pie, come quella di recitare
sette Pater e sette Ave al giorno in memoria dei Sette dolori e allegrezze di
San Giuseppe, senza specificazione di quali siano, il mercoledì è il giorno a
lui dedicato con cicli di preghiere 15 o 19 mercoledì prima della sua festa.
La prima chiesa dedicata a San Giuseppe sembra essere quella bolognese eretta
nel 1130, santa Teresa d’Avila era una sua devota e pose una decina di
monasteri, fra quelli che fece costruire, sotto la sua speciale protezione. Nel
1621 i Carmelitani posero l’intero ordine sotto il suo protettorato, nel 1726
fu inserito nelle litanie dei santi, l’8 dicembre del 1870 Pio IX lo proclamò
patrono della Chiesa universale, dichiarando a chiare lettere la sua superiorità
su tutti i santi, seconda solo a quella della Madonna. Nel 1962 Giovanni XXIII
introdusse il suo nome nel canone della messa, oltre ad affidargli il Concilio
Vaticano II.
Le reliquie attribuite a San Giuseppe sono molte: a Perugia, in Duomo si
conserva il suo anello nuziale prima conservato a Chiusi dove era stato portato
da Gerusalemme nell’XI secolo. A Notre- Dame, naturalmente a Parigi, ci sono
gli anelli di fidanzamento di Giuseppe e Maria. Nel 1254 un certo sire di
Joinville disse di avere riportato dalla crociata la cintura del santo, alcuni
frammenti della quale sono conservate sempre nella capitale francese nella
chiesa dei Foglianti. Ad Aquisgrana ci sarebbero le sue fasce, o i calzari, ma
sembra fossero del Bambino. A Firenze, i Camaldolesi dicono di possedere il suo
bastone, quello che nell’iconografia si vede fiorito o con sopra una colomba,
ma frammenti di bastone sarebbero anche in Santa Cecilia e Sant’Anastasia a
Roma, a San Giuseppe del Mercato e a San Domenico a Bologna. Nelle chiese di
Santa Maria al Portico e Santa Maria in Campitelli a Roma si conserverebbero
frammenti della sua tomba e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
San Giuseppe è il patrono delle famiglie, è invocato per una buona morte e per
i moribondi, poiché si presume sia morto prima della vita pubblica di Gesù e
che perciò sia spirato tra le sue braccia. È il protettore dei padri di
famiglia, dei carpentieri, ebanisti, falegnami e artigiani e operai in genere
essendo stato un artigiano. È il patrono delle ragazze da marito che attraverso
la sua intercessione sperano di ottenere un buon partito, in ricordo della
leggenda che non ripudiò Maria; dei senzatetto per non aver trovato posto nel
caravanserraglio quando nacque Gesù e perciò invocato da chi cerca casa, dei
pionieri e degli emigranti per la fuga in Egitto, è invocato contro le
tentazioni carnali per la sua vita casta accanto alla Madonna, e contro
l’usura. Infatti, i primi Monti di Pietà si chiamavano Monti di san Giuseppe.
Nel XV secolo era invocato contro la peste, in Scozia s’invoca la sua
intercessione per chiedere il bel
tempo o la pioggia. In Sicilia, quando si scioglieva un voto lo si faceva con il
cosiddetto “banchetto di San Giuseppe” al quale erano invitati i poveri.
Nelle Filippine il suo nome è stato dato ad un fiore
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