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Numero 49
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
SAN GIUDA TADDEO o dei casi disperati, dei
miracoli impossibili
Antonia Bonomi
Di San Giuda Taddeo voglio
parlare in prima persona, poiché da anni è una grossa percentuale del mio
cento per cento di speranza, incrollabile ottimismo non giulivo. Giuda, nel suo
Vangelo Giovanni si affretta a chiarire “non l’Iscariote”, è uno dei
dodici apostoli, l’ultimo nominato e ha il soprannome di Taddeo o “dal petto
largo” inteso come dal grande cuore, magnanimo, ma potrebbe trattarsi
dell’errata trascrizione del nome ebraico Teuda. Giuda è sicuramente fratello
dell’apostolo Giacomo il Minore ed è perciò parente stretto di Gesù,
forse cugino, ma è detto anche “fratello del Signore”, tanto che alla fama
che inizia ad accompagnare Gesù i nazaretani si chiedono stupiti: “Non è
questi (Gesù), il falegname… fratello di Giacomo e Giuda?”. Nell’immagine
che lo raffigura, Giuda mostra un’icona che porta appesa al collo su cui è
dipinto il volto di Gesù, come a sottolinearne la rassomiglianza. Secondo
Eusebio, Giuda sarebbe anche lo sposo delle nozze di Cana dove, su richiesta
della madre Maria, Gesù compì il primo miracolo pubblico trasformando
l’acqua in vino. Data la notorietà nella Chiesa primitiva del fratello
Giacomo, che fu il primo vescovo di Gerusalemme e a cui è attribuito il più
famoso Vangelo apocrifo dell’antichità in cui quelli che nei Vangeli sono
indicati come fratelli o cugini di Gesù sono riconosciuti come figli di primo
letto di Giuseppe, Giuda veniva ricordato semplicemente come “il fratello di Giacomo”,
acquistando autonomia come Giuda Taddeo quando nel VI secolo la sua memoria fu
inserita, con quella dell’apostolo Simone che si dice sia stato suo compagno
nelle prime evangelizzazioni, nel calendario geronimiano e celebrata a Roma dal
IX secolo, sempre il 28 ottobre. Le varie fonti sono concordi nell’affermare
che Giuda Taddeo seguì Gesù in silenzio fino all’Ultima Cena, quando gli
chiese come mai egli si manifestasse a loro e non al mondo, e Gesù gli rispose:
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l’amerà e verremo
a lui, e faremo una cosa sola”, Gv 14, 22-24. La domanda di Giuda Taddeo ha
come risposta la lezione dell’amore mistico, l’amore di Dio che unisce,
mentre l’amore di se stessi divide. Per questa domanda e conseguente risposta
Giuda Taddeo è considerato l’autore dell’ultima delle sette lettere
cattoliche contenute nel Nuovo Testamento, indirizzata ai cristiani
neoconvertiti che interpretavano in modo un po’ troppo disinvolto gli
insegnamenti di Paolo. Giudicata “piena della forza e della grazie del
cielo”, in essa Giuda Taddeo rimprovera i fomentatori di discordie
paragonandoli a “nuvole senza acqua portate qua e là dai venti, alberi
d’autunno senza frutti, onde furiose del mare che spumano le proprie
turpitudini; astri erranti ai quali sono serbate in eterno le ombre più
profonde, mormoratori queruli che vivono secondo i loro appetiti, la cui bocca
parla di cose superbe e se lodano qualcuno, lo fanno per fini interessati”,
oltre ad alcune precisazioni dottrinali su Dio, su Gesù e sugli angeli.
Dopo la discesa dello Spirito Santo, la cui fiamma è raffigurata sul suo capo
nel quadro venerato a Roma nella Chiesa dei SS. Vincenzo a Anastasio in piazza
Trevi, secondo la tradizione Giuda Taddeo avrebbe portato il Vangelo di Gesù in
Mesopotamia, altri sostengono in Libia, chi dice Armenia e Persia dove sarebbe
stato martirizzato e sepolto, altri dicono che il martirio sarebbe avvenuto
presso Beirut, sue reliquie si trovano a Reims e Tolosa.
Contrariamente a ciò che avviene da noi, dove è confuso con l’Iscariota
perciò poco citato, San Giuda Taddeo è molto venerato in Polonia dove il nome
Tadeusz è comune.
Oltre ad essere, con il compagno Simone, patrono del tagliatori di marmo e
legna, San Giuda è patrono dei casi disperati “anche quando la domanda ad
ogni umano bisogno, persino la disperazione, sembra senza speranza”.
Sono passati anni, ma ho sempre negli occhi i peruviani che tutte le mattine, in
ogni chiesa grande o piccola che ho visitato, gli chiedono aiuto poiché in quei
luoghi è considerato anche il patrono dei lavoratori. Conservo ancora l’immaginetta
che mi ha regalato la signora di un banco di oggetti sacri perché mi portasse
fortuna.
Voi fate come volete, io una preghiera a San Giuda Taddeo la rivolgo sempre
prima di iniziare la mia giornata di lavoro e se il carico mi sembra troppo
pesante gli chiedo con fiducia di aiutarmi a portarlo.
SEGNALAZIONI E CURIOSITà
San Giuda Taddeo è venerato a Racconigi, nel Santuario della Madonna
delle Grazie che si trova vicino al Castello Sabaudo. Saluti, Adriano
Nel nuovo libro di Claudio Paglieri, Il vicolo
delle cause perse, è inserito San Giuda Taddeo. Saluti, Renata
TESTIMONIANZE
Il grande santo è sempre con noi. Mia moglie Fiammetta è stata operata 2 volte
in 2 anni e sempre il giorno 28. San Giuda e' veramente il santo dal cuore
largo! BIAGIO
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