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Anno 13
Numero 5
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
Sepolcri
circolari di Roma e suburbio.
Elementi architettonici dell’elevato
Un nuovo tassello dei Quaderni di Archeologia Classica diretti da Andrea
Carandini ed Emanuele Greco
Almalinda
Giacummo
Presso
la Libreria Archeologica di Roma è stato presentato un nuovo volume della
prestigiosa collana dei Quaderni di Archeologia e l’argomento ha dato il via
ad un’interessante discussione fra diversi professori universitari convenuti
sia per presentare
criticamente il volume stesso, il prof. P. Pensabene e la prof.ssa Iodice
dell’università di Roma La Sapienza, sia uditori ma attenti conoscitori
dell’arte e dell’archeologia, il prof. Staccioli ed il prof. Rinaldi Tufi.
Il volume fa una disanima attenta, a cominciare dai reperti in quanto tali, dei
materiali lapidei che dovevano costituire l’alzato di una serie di monumenti
funerari sparsi nella campagna romana, comprendendo la via Appia, la via Prenestina, la via Salaria, la via Flaminia, il
Trastevere, la via Ostiense e la
via Ardeatina. Questi sono stati rintracciati, spesso buttati in
qualche giardino pubblico, nella migliore delle ipotesi e provenienti da vecchi
scavi dove non furono poi presi molto in considerazione, schedati ed
interpretati perché, come ha ricordato il prof. Pensabene il “conformismo”
delle strutture romane consente spesso una ricostruzione con buona
approssimazione dell’aspetto di molti edifici.
Quindi si è preso in esame non solo l’aspetto stilistico più puro ma anche
la storia dei personaggi e della committenza di questi edifici, variamente
denominati come mausolei, tumuli o tombe circolari, la loro origine, la
diffusione a Roma dalla seconda metà del I sec. a.C. all’apice della
diffusione in età giulio – claudia, la diffusione e maggiore antichità
nell’intero bacino del mar Mediterraneo.
Si pone anche l’ipotesi che l’origine “romana” sia da ricercare nella
mitica tomba di Alessandro Magno ad Alessandria, che forse già lo stesso
Ottaviano poté vedere e che poté esserne talmente impressionato sia per la
struttura sia per i rimandi politici da volerla riproporre per la propria tomba
di famiglia, il cosiddetto mausoleo di Augusto a Roma.
Ancor più addentro, l’autore si è quindi cimentato con l’ausilio di
esperti nella questione degli elementi vegetali rappresentati, per alcuni in
modo standardizzato, sui fregi decorativi, simili a quelli dell’Ara Pacis per
intenderci, facendo capire come invece spesso si tratti di una “copia dal
vero”, potendosi ad esempio distinguere le mele domestiche da quelle cotogne.
Una parte di solito meno considerata in ambito prettamente archeologico –
strutturale è poi quella inerente il tumulo e l’elogio che doveva di solito
accompagnarlo: l’autore parte quindi da un discusso scritto attribuito
variamente a Virgilio ed intitolato Culex
(zanzara), dove una zanzara, dopo aver salvato da un orrido serpente un pastore,
ne viene schiacciata ed in sogno non solo lo rimprovera per lo “schiaccio”
ma anche per l’ingratitudine manifestata nel non costruirle un tumulo in
peritura memoria. Il pastore, una volta sveglio,costruisce un tumulo di terra
che borda poi di marmi con un elogio scritto finale. Secondo alcuni critici il
poemetto, dedicato ad un certo Ottavio, potrebbe essere dedicato ad Augusto,
quasi a volerlo dileggiare per il troppo lusso della sua tomba di famiglia...
L’autore lo esamina sia da un punto di vista linguistico sia da un punto di
vista archeologico, arrivando ad ipotizzare che non si tratti di Augusto ma di
Ottavio Musa, condiscepolo di Virgilio in Lombardia, aiutando quindi anche nella
disanima a proposito dell’autore che, almeno per il Culex
sarebbe proprio l’autore delle Bucoliche, delle Georgiche e dell’Eneide.
Non da ultimo l’accento del prof. Pensabene a proposito della proposta di
vendere i beni culturali che a rotazione viene proposta sia dai media sia dalla
classe politica: diventa difficile assecondare una proposta del genere quando
cosa ci sia effettivamente sia nei magazzini sia nelle altre zone deputate più
o meno arbitrariamente a “magazzini” di beni culturali non è dato sapere.
Bisognerebbe provvedere innanzitutto a schedare con precisione ogni singolo
reperto, poi a vagliare la questione etica...
Al di là del fatto che si tratti di un volume scritto per specialisti della
materia, ha l’indubbio merito di ridare a reperti pressoché sconosciuti il
giusto valore e la dovuta considerazione, oltre alla meritoria impresa del loro
catalogo preciso e puntuale. Traumatico il prezzo di copertina, si spera venga
“regalato” alle biblioteche del settore.
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