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Anno
12
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

LE LOGGE DI RAFFAELLO. L’antico, la Bibbia, la bottega, la fortuna 

Almalinda Giacummo 

E’ stata presentata nelle sale di Raffaello ad un folto pubblico l’ultima e più esaustiva opera di studio e documentazione che riguardi le Logge di Raffaello, situate al piano di mezzo dei tre piani totali di loggiati ideati e progettati dal Bramante per nascondere il vecchio palazzo pontificio, in Vaticano.
Queste Logge erano famose anche perché papa Leone X vi riceveva i suoi ospiti ed amava trascorrervi i pochi momenti liberi che aveva. In un mondo che aveva l’intento, forse, di far rivivere quel mondo secondo alcuni dorato delle epoche antiche, richiamato dalle grottesche che Raffaello aveva copiato dalle Grotte della Domus Aurea neroniana da poco riscoperta. Secondo l’autrice, la professoressa Nicole Dacos, Raffaello ne ha si preso spunto ma ha comunque creato delle grottesche moderne, in cui il regno della fantasia trova il suo spazio senza però mai rinunciare all’ordine. ecco quindi che a fanciulle dalle gambe fitomorfe e spiraliformi fanno da contraltare animali reali, ad esseri fantastici che reggono sontuose quinte architettoniche fanno da sfondo fiori e frutti reali... Raffaello ha usato come esempi e modelli anche altri oggetti, sculture, sarcofagi, rilievi, monete, medaglie, gemme, ricopiando spesso fedelmente opere che si potevano ammirare già nel XVI secolo.
Se originariamente le Logge si aprivano all’aria aperta, oggi risultano chiuse da ampie finestre che forse, almeno un po’, rovinano la poesia dell’insieme, peraltro piuttosto in pericolo data l’esigenza di un approfondito ed accurato restauro.
Appartenendo ad un edificio religioso, comunque le Logge dovevano rispettarne il messaggio, che appare sulle volte delle Logge: qui 52 scene rappresentano la Bibbia di Raffaello, l’Antico ed il Nuovo Testamento hanno i loro eroi immersi nel mondo decorativo raffaellesco che si ispira anche a monumenti cristiani precedenti, come le pitture paleocristiane e medievali. Fino a creare una sorta di Bibbia dei poveri, immediata, chiara, senza bisogno di intermediari interpretativi.
Lungo i 65 metri delle Logge, poi, diverse furono le mani che intervennero nell’unico progetto artistico: otto i pittori citati dal Vasari che però assicura come fossero di più, anche senza ricordarli per nome. La Dacos ha quindi capito come Giovanni da Udine dirigesse la parte ornamentale di grottesche, festoni e stucchi; alla Bibbia si erano invece dedicati Giovanfrancesco Penni, e suo fratello Luca, e Giulio Romano, Perin del vaga e Polidoro da Caravaggio. Quindi erano presenti anche il Vasari, al secolo Tommaso Vincidor, Alonso Berruguete e Pedro Machuca: il primo porterà il raffaellismo nei Paesi Bassi, il secondo diventerà il primo scultore di Castiglia, mentre il terzo progetterà l’Alhambra di Carlo V a Granada. Tutti grandi artisti che però hanno rispettato a pieno l’opera del maestro, in un insieme di coerenza ed armonia.
Tale fu la fama delle Logge che Caterina II ne fece realizzare una copia fedele per il suo palazzo di s. Pietroburgo, l’Ermitage, dove tutti le possono ammirare, ed addirittura una copia si trova al Campidoglio di Washington.
Ed anche oggi continuano ad incantare un pubblico, si spera non solo di esperti, che per ora dalle pagine dei libri ammira ciò che da secoli fa parte del patrimonio artistico del mondo occidentale.
Il volume è edito dalla Jaca Book e… non è per tutti.