|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopo
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Cultura
PERSONAGGI
MITOLOGICI DELLA LA TOMBA FRANÇOIS DI VULCI
Almalinda Giacummo
ANFIARAO
secondo Omero era un eroe ed indovino favorito da Zeus ed Apollo. Durante la
lotta con Adrasto ne sposò la sorella Erifile,
prese parte alla guerra detta dei Sette contro Tebe. Essendo un indovino,
Anfiarao sapeva che sarebbe morto durante questi scontri e si nascose. Ma la
moglie, convinta da Polinice grazie al dono della collana di Armonia che
garantiva la bellezza al suo possessore, ne rivelò il nascondiglio e fu
costretto a partecipare incaricando però, prima, i figli Alcmeone ed Anfiloco
di vendicarlo uccidendo la madre traditrice. Durante la battaglia, secondo una
versione, mentre stava per morire Zeus lanciò una saetta che lo fece
sprofondare nella terra, in un’altra stava scappando e per punirne la sua
vigliaccheria Zeus lo fulminò.
SISIFO
si tratta del primo re di Corinto, famoso per la sua astuzia ed intelligenza
tanto da essere considerato il promotore della navigazione e del commercio.
Figlio di Eolo, re della Tessaglia, e di Enarete, allorché Zeus rapì Egina,
figlia del dio del fiume Asopo, Sisifo ricattò il padre della ragazza e promise
che in cambio di una sorgente perenne per la città di Corinto gli avrebbe
rivelato cosa era successo alla medesima. Adirato, Zeus mandò Ade (Plutone) a
punire Sisifo, il quale però incatenò la divinità dell’oltretomba con il
risultato che sulla terra non moriva più nessuno. Allora Zeus mandò Ares a
liberare Ade che, finalmente libero, uccise Sisifo. Quest’ultimo però, come
ennesimo smacco, vietò alla moglie di seppellire le sue spoglie, facendo
nuovamente inferocire Ade e la moglie Persefone, dei dell’Oltretomba,
costretti a rispedirlo sulla terra per tre giorni affinché fossero celebrati i
riti. Il superbo Sisifo, però, non ritornò subito negli Inferi come promesso,
ma trascorse ancora molti anni nel mondo dei vivi. Zeus non gliela passò
liscia, lo fece riportare nel Tartaro da Ermes e i giudici gli comminarono una
severa pena: avrebbe dovuto spingere un grosso masso fino alla cima di un’alta
montagna, il masso giunto in cima sarebbe rotolato nuovamente in basso per
essere eternamente sospinto verso l’alto dal condannato. Secondo un’altra
leggenda avrebbe tentato di violentare la madre degli dei e, forse, la severa
punizione sarebbe giustificata.
Ancora oggi si dice “fatica di Sisifo” per indicare una cosa non solo
difficile ma soprattutto inutile.
AIACE
OILEO, figlio del re di Locri Oileo era piccolo di statura e arrivò a Troia
con 40 navi, era famoso come tiratore di lancia e veloce corridore, secondo solo
ad Achille. A causa dell’ira di Atena, poiché aveva fatto cadere la sacra
immagine della dea violentando la sua sacerdotessa Cassandra all’interno del
suo sacello, dovette lasciare la Troade e naufragò al largo dell’isola di
Miconos. Salvato da Poseidone, si vantò di essere sopravvissuto nonostante
l’ira degli dei ma il dio del mare, disgustato da tanta rozzezza e
presunzione, con il suo tridente spezzò lo scoglio su cui sedeva Aiace che
affogò. I Locresi lo adoravano come un eroe e durante le battaglie lasciavano
un posto libero per lui nelle formazioni.
CASSANDRA
profetessa figlia del re Priamo e di Ecuba, secondo una leggenda si sarebbe
addormentata bambina insieme al fratello Eleno in un tempio dedicato ad Apollo;
quando la madre li trovò dei serpenti stavano leccando loro le orecchie.
Spaventata la donna urlò, i serpenti scapparono ma, essendo sacri alla divinità,
Apollo concesse ai piccoli il dono della profezia. Secondo un altro mito la
profezia fu il dono che Apollo volle fare all’amata Cassandra in cambio dei
suoi favori, quest’ultima accettò ma al momento opportuno disse di no. Apollo
non poteva più ritirare il suo dono ma poteva aggiungere qualcosa, una
maledizione. Infatti, Cassandra avrebbe sì predetto il futuro, ma nessuno le
avrebbe creduto. Avvertì i troiani che il cavallo era una trappola, avverti
Aiace Oileo che Atena si sarebbe vendicata affogandolo per l’oltraggio fatto a
lei nel suo tempio, avvertì Agamennone, al quale era toccata come bottino di
guerra, che sarebbe stato ucciso dalla moglie Clitennestra ma…
NESTORE
, “che inizia a parlare”, saggio figlio di Neleo e Cloride, secondo Omero
era re di Pilo e marito di Euridice, per altri di Anaxibia. Prediletto dagli
dei, sarebbe vissuto 300 anni ed Apollo gli avrebbe allungato la vita come
premio per l’uccisione dei figli di Niobe ed Anfione, zii di Nestore.
Nell’Odissea intrattiene Telemaco, figlio di Ulisse, che gli chiese consigli
quando si mise alla ricerca del padre.
FENICE
era figlio di Amintore ed era maestro di eloquenza oltre che esperto
nell’arte militare. Con il centauro Chirone fu maestro di Eracle. Poiché
aveva rubato l’amante al padre, questo lo maledisse. Fenice vagabondò finché
trovò riparo presso Pèleo che gli affidò l’educazione di Achille. Partecipò
alla battaglia di Troia dove si distinse soprattutto per l’attività
diplomatica.
ETEOCLE
e POLINICE figli di Edipo e Giocasta e fratelli di Antigone ed
Ismene, furono maledetti dal padre: entrambi sapevano
da un oracolo che sarebbe diventato re chi dei due avesse ricevuto la
benedizione di Edipo, che avevano bandito da Tebe. Polinice si recò di persona
dal padre ma ne ottenne la maledizione, Eteocle mandò invece Creonte, ma Edipo
maledisse anche lui. Secondo un’altra versione avrebbero offerto al padre
cieco una coppa appartenuta a Laio ed una porzione di carne non adatta ad un re.
Si accordarono per regnare un anno ciascuno alla morte del padre, ma Eteocle si
rifiutò di cedere il regno al fratello quando giunse il momento. Polinice si
recò in Argolide, sposò Argìa, figlia di re Adràsto e con lui e altri cinque
re Argivi tornò a Teve, I sette contro Tebe, la cinse d’assedio, si scontrò
con il fratello e in un corpo a corpo si scannarono a vicenda.
|