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Anno 11
Numero 41
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
AIAC CONGRESS
si è concluso il XVII Congresso Internazionale di Archeologia Classica
Almalinda
Giacummo
Roma
non ha bisogno di altra cultura, secondo alcuni è anche fin troppo “piena”,
ingolfata da arte,
archeologia, sassi che impediscono la vita di una città moderna, progressista,
tecnologica. Ma questo congresso, organizzato dall’Associazione Internazionale
di Archeologia Classica, è stato la dimostrazione che non solo Roma e
l’Italia, ma tutto il mondo scientifico internazionale, è sempre più
interessato ad “usare” l’antichità per capire il mondo di oggi, perché
solo così, sapendo chi siamo e da dove veniamo, possiamo pensare di comprendere
cosa accade e perché accade, e magari tentare di risolvere qualche assurdo
pasticcio nel quale si sta dibattendo il mondo moderno.
Dal 22 al 26 settembre 1101 delegati si sono incontrati presso la sede FAO di
Roma per parlare, discutere, in qualche caso anche in modo animatamente garbato,
a proposito degli Incontri tra Culture nel Mondo Mediterraneo antico fra il V ed
il IV secolo a.C. L’organizzazione capillare dell’AIAC, la bravura e la
professionalità dei relatori e degli organizzatori delle varie sessioni, circa
65, e la precisione millimetrica nell’informazione fornita dai poster esposti
presso alcune delle più prestigiose accademie straniere a Roma, hanno dato vita
ad uno scambio di informazioni e di idee che saranno presto consultabili da tutti
on line sul sito www.aiac.org, eliminando l’oneroso problema della
pubblicazione cartacea di atti che avviene di norma dopo diversi anni dal
congresso stesso, rendendo le notizie praticamente inutilizzabili per molto
tempo. Se l’apertura è stata fatta, tra gli altri, da un grande Zanker,
polemico al punto giusto nel criticare le orrende sbarre che chiudono, meglio,
ottundono la vista di molti monumenti, rendendoli in pratica estranei alla vita
della città, la chiusura è stata dedicata a temi diversi fra loro, dalla
probabile identificazione di un grande Serapeo sul colle Quirinale da parte di
un assai cortese prof. Carandini, uno dei pochi a ringraziare la collaboratrice
che ha effettivamente realizzato il powerpoint che accompagnava il suo
intervento, ad un uso proverbiale delle fonti scritte da parte del prof.
Rodriguez Almeida, uno dei maggiori studiosi, fra l’altro, della Forma Urbis,
la planimetria di epoca severiana incisa su marmo ed apposta in verticale su una
delle pareti del Foro della Pace a Roma.
La parte del leone è stata equamente divisa fra gli storici studiosi di
archeologia e le giovani leve che hanno dimostrato come il mondo della ricerca
sia vivo e prolifico, nonostante le evidenti difficoltà in cui si dibatte
soprattutto in Italia: mancanza di fonti, scarsa attenzione, per non dire nulla,
da parte delle istituzioni, baronati vari, promesse non rispettate, lavori
sottopagati e malpagati da parte sia delle istituzioni sia dei privati, vessati
anch’essi oltremodo dalla scarsa possibilità di scarico dei costi sostenuti.
Ed a rimetterci sono sì gli archeologi, almeno in prima battuta, maltrattati e
bistrattati da ogni parte, ma anche i cittadini comuni, spesso interessati a ciò
che accade loro intorno ma tenuti all’oscuro per tema di chissà quale
reazione, o per semplice superbia.
Se qualcuno pensava che il XVII Congresso di Archeologia Classica non fosse una
notizia appetibile per il grande pubblico ha poi dovuto ricredersi, numerose
sono state le richieste di partecipazione cui non si è potuto dare seguito per
problemi di sicurezza, così come numerosi sono stati gli interventi pubblicati
in merito sia su testate on line, sia su testate cartacee sia su canali video.
L’archeologia è senza ombra di dubbio uno dei motori che possono far
ripartire il paese Italia insieme alle bellezze naturalistiche, legata com’è
al turismo ed ad suo indotto: è però necessario che se ne comprendano appieno
le potenzialità sia a livello culturale, in senso stretto, sia a livello di
conoscenza e “maestra di vita”. Finché chi comanda non capirà con cosa ha
esattamente a che fare, quali sono le sue potenzialità e comincerà a fare e
far fare divulgazione in modo corretto e professionale, la situazione sarà
sempre di archeologia da un lato e parcheggi assurdi dall’altro...
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