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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

AIDA per la prima volta in scena a Milano l’8 febbraio 1872

Daniele Romanò

Commissionata da Ismail Pascià viceré d’Egitto per festeggiare l’apertura del canale di Suez, 1870, l’opera fu rappresentata per la prima volta al Cairo l’anno dopo, il 24 dicembre del 1871, poiché la guerra franco-prussiana aveva ritardato la preparazione dei costumi e delle scene allestiti in Francia. La prima italiana si svolse, appunto, sei settimane dopo a Milano e fu un grande successo.

Verdi aveva lavorato su libretto di Ghislanzoni, che a sua volta aveva sviluppato una trama del francese du Locle il quale, a sua volta, si era avvalso di un abbozzo dell’egittologo Mariette. Nella stesura dell’opera, Giuseppe Verdi tenne presenti le esigenze spettacolari di una grande opera, diventata popolare per le esplosioni di scenografia musicale, senza trascurare la psicologia dei personaggi.

La vicenda si svolge nell’antico Egitto. L’argomento è la guerra tra il faraone e Amonasro, re d’Etiopia, la cui figlia Aida è prigioniera degli egiziani e schiava di Amneris, figlia del farone. Entrambe le donne sono innamorate di Radames, capo dei soldati egiziani, in partenza per la guerra. Ma il giovane ama Aida, spera di coprirsi di gloria e tornare vincitore dalla sua innamorata. Amneris sospetta che la schiava sia innamorata di Radames e per averne la certezza le dà il falso annuncio della morte del medesimo. Aida si tradisce e la figlia del faraone giura vendetta. Radames sconfigge gli etiopi e riporta prigioniero anche il padre di Aida, ottenendo dal faraone che non sia ucciso. Radames, intanto, non può rifiutare le nozze con Amneris. Quanto al prigioniero Amonasro, scoperto l’amore tra la figlia e il soldato, le impone di farsi rivelare quale strada prenderanno gli egiziani per sconfiggere gli etiopi, così da piombare su di loro. Nascosto, spia il colloquio tra i due giovani, Radames rivela il piano, Amonasro esce esultante dal nascondiglio e il poveretto si rende conto di avere suo malgrado tradito il proprio paese. In quel mentre sopraggiunge Amneris, il re etiope fa per aggredirla, Radames la difende e si consegna quale traditore sia pure involontario per espiare. Amneris scongiura Radames prigioniero di rinunciare ad Aida e in cambio lei lo salverà: Lui, dicendosi incapace di vivere senza la sua amata rifiuta e viene condannato ad essere sepolto vivo. Nella scena finale Radames viene murato in un tomba, all’interno della quale trova Aida che lo ha preceduto nel sotterraneo per morire con lui e serenamente affrontano la fine. Intanto, Amneris, nel tempio leva alto il suo lamento.

L’opera è stata più volte rappresentata in Egitto, sullo sfondo delle piramidi, ottenendo sempre un gran successo. Anche Franco Zeffirelli ne ha curato una regia. Persino il cinema seguendo una curiosa moda in voga agli inizi degli anni ’50, ha portato sullo schermo questo dramma. Nella parte di Aida, nel 1953, si poteva ammirare una Sofia Loren agli inizi della carriera, tutta colorata di marrone che cantava con la voce di Renata Tebaldi. Fu nel corso della lavorazione del film che la diva conobbe il marito Carlo Ponti.