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Numero 26
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
Riapre l' "ALA
BERTHIER" del Palazzo Borromeo all’Isola Bella
Riaprono la celebre Galleria dei Quadri o del Generale Berhier e la Sala del
Trono
130 dipinti, il vero e proprio 'tesoro' del palazzo dell'Isola Bella e una sala
che è un vero e proprio museo del barocco lombardo
Ciò che era riservato alla sola Famiglia ed agli Ospiti personali dei Principi
ora viene aperto alla visita e non mancherà di stupire.
E'
il cuore più segreto del grande Palazzo dei Borromeo sull'Isola Bella. Contiene
il fior fiore dei tesori d'arte dei Principi, la collezione di 130 dipinti antichi, dai seguaci di Leonardo al pieno
periodo barocco, frutto di una passione che ha accomunato generazioni di
Borromeo.
Una passione che giunse a far sì che l'Alcova principesca venisse collocata
proprio tra questi quadri, salvaguardando l'intimità grazie al solo diaframma
di una monumentale cornice. Nell'agosto del 1797, a godere di quell'Alcova fu il
generale Berthier, giunto in Italia al seguito delle truppe francesi, e subito
recatosi all'Isola con Napoleone e Joséphine Beauharnais. Una presenza, la sua,
molto breve ma ritenuta sufficiente a trovare per sempre eco nel nome della
Galleria dei Quadri, nota come "Galleria Berthier" a partire dai primi
anni del Novecento.
L'apertura al pubblico della magnifica quadreria e delle sale dell'ala Berthier
giunge a conclusione di una campagna di restauro durata alcuni anni.
Le opere pittoriche restaurate vengono riproposte così come storicamente erano
collocate, ovvero in forma di Galleria
dei Quadri: "le Gallerie - scrive Vincenzo Scamozzi, conterraneo ed
erede di Palladio - sono luoghi di trattenersi le persone nobili, ricche, e
adatta alla civile conversazione". Questa, in Palazzo Borromeo, è l'unica
superstite e intatta tra le numerose un tempo presenti in Lombardia, tutte
andate disperse.
Superata l'ultima rampa dello Scalone di accesso al piano nobile, piccole sale
fitte di dipinti significativi (con opere di autori quali Alessandro Turchi,
Gaspard van Wittel e Giacomo Ceruti) introducono alla Galleria dei Quadri.
Ogni minimo spazio della Galleria è letteralmente tappezzato da un mosaico di
quadri: capolavori di primissimo piano ma, secondo la prassi delle grandi
collezioni nobiliari dell'epoca, anche perfette copie di Raffaello, Correggio e
Guido Reni.
Tra le opere di rilievo, molte, da citare quelle del Bergognone, del Boltraffio,
Giampietrino (degne, nell'allusivo erotismo, delle collezioni di Francesco I di
Francia esposte intorno alla metà del Cinquecento a Fontainebleau).
Spettacolare la sequenza di tele di Paris Bordon, che iniziò come allievo del
Tiziano; colossali le tele del Procaccini, attorniate da magnifiche tele di
altri maestri del Seicento lombardo: Crespi, Discepoli, Nuvolone.
130 tele, una stereofonia pittorica che avvolge da ogni dove il visitatore,
sommergendolo di storie, colori, emozioni.
E' una grande tela raffigurante Mosé che
calpesta la corona del faraone , opera di Carlo Cornara, riscoperto pittore
lombardo del Seicento, ad introdurre idealmente in un altro luogo segreto del
Palazzo: la Sala del Trono, una delle
sale più spettacolari di tutto il Palazzo, vero e proprio museo dell'arte
barocca lombarda.
Una delle ultime personalità ad esservi ricevuta fu Lady Diana quando con il
Principe Carlo fu Ospite dei Borromeo.
Poi, per molti anni, la Sala del Trono restò preclusa ad ogni visita, in attesa
di essere sottoposta ad un complesso intervento di restauro, ora avviato e che
giungerà alla conclusione l'anno prossimo.
La Sala del Trono, adiacente alla Galleria, è così chiamata per la presenza di
un seggio monumentale in legno scolpito e dorato realizzato a Venezia alla fine
del secolo XVIII. Lo sormonta un elegante baldacchino in seta ricamata (secoli
XVII- XVIII) al di sopra del quale si sviluppa la volta decorata con figure e
motivi vegetali in stucco.
Sei grandi telamoni in legno e stucco dipinto sembrano sostenere la volta e ad
essi Siro Zanella (? - 1724), che li ha modellati, ha conferito espressioni
caricate e grottesche.
Le pareti sono decorate da lastre di marmo dipinte con scene mitologiche (Cistoforo
Strorer e altri pittori lombardi) e ghirlande di fiori (Giovanni Saglier e
collaboratori), incluse in fastose cornici scolpite e dorate.
Accanto al trono è collocato il ritratto di Carlo IV Borromeo, vicerè di
Napoli (1710-1713: scuola lombarda, inizio secolo XVIII), mentre a Giberto V
Borromeo è dedicato il ritratto scolpito marmo sul lato opposto della sala.
Due monumentali stipi napoletani placcati in tartaruga con specchiature in vetro
dipinto sono addossati alle pareti (sec. XVIII).
La decorazione sontuosa e stravagante di questa sala e di quella adiacente,
detta della Regina perché ospitò nel giungo 1708 Elisabetta Cristina
d'Austria, fu progettata dal fondatore dell'Isola, Vitaliano Borromeo e da
allora è rimasta nello stato originario; il conte volle che il lusso sfrenato
di questo ambiente facesse concorrenza a quello dai palazzi più fastosi del
tempo.
Info: www.borromeoturismo.it
Ufficio Stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
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