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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
Il
restauro dell’Apollo di Veio
L’Apollo di Veio è uno dei
capolavori più citati, descritti e ricordati tra i Beni Culturali dell’Umanità,
simbolo dell’arte antica ed emblema nel mondo della cultura del popolo
etrusco.
Dopo quasi un secolo dal suo ritrovamento e dopo quasi sei mesi dall’inizio
del suo restauro conservativo si è finalmente quasi giunti alla conclusione dei
lavori. L’Apollo di Veio, splendida scultura in terracotta policroma e
capolavoro dell’arte etrusca del VI sec. a. C., è conservato nel Museo di
Villa Giulia a Roma. La statua acroteriale del Dio Apollo, vestito con lungo un
kitone nell’incedere di un passo veloce, è stata rinvenuta all’inizio del
Novecento assieme a molti manufatti fittili fra i reperti di scavo provenienti
dalla località “Portonaccio” presso Veio
vicino Roma, nel sito del ‘Tempio’. Quest’ultimo
era decorato sul colmo del tetto con il famosissimo gruppo di sculture in
terracotta policroma di cui faceva parte l’Apollo insieme a Latona, Mercurio
ed Eracle.
La figura dell’Apollo, protagonista dell’intero complesso decorativo, era
quella meglio conservata rispetto alle altre e insieme a Latona ed Eracle -di
Mercurio si conserva solo la testa- ha dimensioni più grandi del vero. La
statue furono recuperate nel 1916 in frammenti e sono state oggetto di un primo
intervento di restauro nei primi anni ’20, grazie al quale sono stati
assemblati tutti i frammenti e si è provveduto a reintegrare le numerose
lacune, specie nel caso delle figure di Latona e Eracle. Oggi a distanza di
quasi un secolo dal primo restauro, è stato necessario provvedere ad un nuovo
intervento conservativo sull’Apollo non solo per la sua salvaguardia ma anche
per indagare, per la prima volta con metodiche all’avanguardia nel campo
scientifico, tutto quanto è possibile rintracciare circa i materiali
utilizzati, le tecniche di realizzazione, le tecniche di cottura e le tecniche
di decorazione. Sebbene, infatti, l’Apollo sia
la statua più importante dell’arte etrusca, pochissimo è stato
studiato sulla materia e sulla tecnica con la quale venne realizzato e poca
attenzione è stata dedicata alla tecnica con la quale venne in un primo momento
restaurato.
In questi sei mesi d’intervento di restauro sono state già eseguite molte
operazioni ed indagini scientifiche che hanno già rilevato molte utilissime
informazioni sulla tecnica di realizzazione dell’Apollo come la natura degli
strati superficiali e dei “colori” della veste e dell’incarnato, grazie a
delicatissime operazioni di pulitura, di alcune zone della statua, dai pesanti
strati di sporco, di polveri, cere, vernici e protettivi applicati nei decenni.
La presentazione del restauro dell’Apollo e quindi la sua conclusione è
prevista per il 13 luglio p.v.. Un importante restauro che è possibile seguire
on-line in tutte le sue fasi sul sito www.apollodiveio.it
mentre i visitatori del Museo possono assistere direttamente ai lavori di
restauro in corso attraverso un vetro di protezione, in un cantiere
appositamente allestito nel complesso monumentale di Villa Giulia. Un restauro
che è stato possibile realizzare grazie al contributo di uno sponsor
“illuminato” la Federazione Italiana Tabaccai e con il sostegno fornito da www.culturalweb.it,
Dimensione Suono Due, Arte Assicurazioni e Spedart. Mentre news dell’ultima
ora è che la Soprintendente del Museo etrusco Anna Maria Moretti, che aveva
firmato la convenzione con la Federazione Italiana Tabaccai per la
sponsorizzazione del restauro dell’Apollo, ha avviato l’accordo per il
restauro della statua dell’eroe Eracle impegnato nella lotta contro
l’Apollo per la conquista della cerva dalle corna d’oro il cui termine per
il restauro è previsto per giugno 2005.
Un’occasione importante, crediamo e ci auguriamo, per riscoprire i colori del
bell’Apollo e dell’Eracle e riportarli nel loro splendore originario.
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