|
Direttore responsabile
|
Cultura
I 40 GIORNI DEL MUSSA DAGH
Titolo originale Die vierzig
Tage des Musa Dagh di Franz Werfel, è stato stampato per la prima volta a
Berlino nel 1933 e tradotto per l’Italia nel 1963. L’azione del romanzo si
svolge nei pressi di Antiochia nell’impero ottomano negli anni 1914-15, allo
scoppio dalla prima guerra mondiale, e racconta la resistenza di un gruppo di
armeni alle persecuzioni ad opera del partito dei Giovani Turchi che ne aveva
pianificato lo sterminio. Gabriele Bagradian, il protagonista, è un armeno
trapiantato a Parigi, uomo di mondo sposato con una francese dalla quale ha
avuto un figlio. All’improvviso gli giunge la notizia che il fratello maggiore
è gravemente ammalato ed ha abbandonato la casa e i beni di famiglia per
curarsi in Libano, perciò la sua presenza è richiesta in patria. Parte con
moglie e figlio, gli eventi lo bloccano nella casa paterna, tra la sua gente.
Gli armeni sono una minoranza cristiana tollerata nell’impero ottomano, fino
ad allora la convivenza era stata pacifica. Gabriele, da sempre estraneo ai
problemi della comunità, pian piano ritrova le sue radici e, poiché la sua
famiglia ha sempre avuto una posizione eminente nella società, davanti ai
soprusi dei turchi prende in mano la situazione. La moglie si estranea, il
figlio segue le orme paterne, nel gruppo entra Ikuhi, una ragazza accolta
caritatevolmente in casa. La
situazione tra armeni e turchi si fa sempre più tesa, infine la comunità
decide di asserragliarsi sul Mussa Dagh, il monte di Mosè, l’antica montagna
dei padri, portando tutti i beni trasportabili e dopo aver chiesto aiuto alle
potenze occidentali. I 40 giorni del Mussa Dagh è un romanzo importante, forse certi passaggi sono verbosi, ridondanti per il gusto moderno, ma è un romanzo sincero, autentico che affascina. Nel 1935 la Metro Goldwin Mayer acquistò i diritti, ma su pressione del governo turco l’idea di farne un film fu abbandonata. Nel 1981 una troupe armena girò il film che però non fu mai distribuito, ora sembra che voglia farlo Sylvester Stallone. Nel 2006 i fratelli Taviani
hanno girato La fattoria delle allodole, liberamente tratto dal libro di Antonia
Arslan, nel quale l’autrice racconta la storia della sua famiglia massacrata
in Anatolia nel 1915 durante quello che può essere considerato il primo
genocidio del secolo scorso, l’antesignano di quello su più vasta scala posto
in atto da Hitler. A tutt’oggi, siamo nel marzo 2007, la Turchia non ricorda quanto è accaduto, perseguita i turchi che parlano del massacro degli armeni, insomma non vogliono fare pace con gli errori del passato.
|