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Anno
10
Numero
13

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 
Cultura
 
 
I RACCONTI DI LANDOLFI uomini e donne del Novecento 

Daria Maria Zavaroni 

Tommaso Landolfi, scrittore dell’epoca surrealista, pubblica nel 1964 “Tre Racconti” opera considerata da alcuni critici come la più complessa e veritiera della produzione landolfiana.
Tema fondamentale il rapporto tra le donne e gli uomini.
Le figure femminili, secondo Idolina Landolfi, con i loro destini eccentrici, uniti a stranezze ed a pensieri profondi fanno di questo testo il portavoce della posizione dell’uomo e del cambiamento della donna del ‘900.
Il filo conduttore è l’incapacità dell’uomo di comprendere l’atteggiamento della donna che si dà senza mai concedersi completamente.
Questi uomini, in un modo o in un altro, riescono a possedere queste donne, ma non riusciranno mai a rompere la campana di vetro che le circonda e le rende superiori.
Le donne. per la disperazione degli uomini che stanno loro accanto, subiranno una fine più o meno tragica.
Per artificio narrativo Landolfi non fa parlare le vere protagoniste, nota Idolina Landolfi, ma i loro uomini ed è quindi dal punto di vista di chi non capisce, di chi si fa trasportare dall’angoscia e rimane ferito che vengono costruite le trame dei racconti.
Le storie prendono vita dando emozioni e tenendo con il fiato sospeso i lettori attraverso scene di vita quotidiana unite ad atteggiamenti “fulgidi e mostruosi”.
Il critico Pietro Citati, in un articolo del 1964, dichiara come Landolfi sia stato in grado di unire l’atroce e il lunatico, l’ardente e il buffonesco.
Molti critici hanno notato come l’opera risulti autobiografica, dove i tempi e gli spazi corrispondono a quelli della vita reale dell’autore.
Lo stesso Carlo Bo, in una introduzione del 1990, descrive la personalità di Landolfi:”… amava sfidare se stesso e lo faceva oltre che con gli equilibrismi irreali della sua immaginazione con il suo stile, meglio con la sua forza poetica… non solo è passato indenne nel fango e nella luce della vita, ma è passato chiuso nella sua solitudine, incompreso, che era poi il suo primo desiderio e in cui va vista la sua migliore “riuscita”… è stato il vero solitario della letteratura di questo secolo, un solitario cosciente, un volontario dell’isolamento assoluto”.
L’autore è riuscito attraverso quest’opera a dimostrare come le angosce e le paure di un singolo uomo siano in realtà collegabili alla vita contemporanea e collettiva.
La ricerca di una risposta concreta, la voglia di conoscere il proprio io per accettare se stessi e gli altri; sono gli elementi di una vita che ha messo in crisi gli ideali tradizionali e che non vede ancora una soluzione per l’uomo che appare sempre più frustrato di fronte ad una vita che non riesce a vivere.