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Anno
10
Numero
29

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

IL SILENZIO DELL’INNOCENZA di Somaly Mam 

Antonia Bonomi 

“In Cambogia ci insegnano fin da piccole a fare come gli alberi, a essere sorde e mute. Io piuttosto mi soffoco, mi strangolo, balbetto, ma voglio rompere questo silenzio”, “Quando hai visto sulla tua pelle i segni delle torture, delle bruciature, non dimentichi. Per questo devo andare avanti”. Queste frasi sono l’essenza del pensiero di Somaly Mam, un’ex bambina prostituta ora in guerra contro il traffico e lo sfruttamento sessuale delle donne e delle bambine in Cambogia, il suo paese d’origine, in Vietnam, Thailandia e Laos, che sono tra le mete preferite del cosiddetto turismo sessuale. Avevo letto alcune sue interviste e un nodo mi aveva preso gola e stomaco, ho letto il libro facendomi coraggio pagina dopo pagina per proseguire e alla fine ero sgomenta e arrabbiata con il mondo intero. 
Somaly Mam non sa quanti anni ha, forse trentacinque o trentasei, è nata in un villaggio in montagna, dei genitori non ricorda nulla, ricorda solo che era bambina quando dei lontani parenti l’hanno venduta ad un commerciante che doveva chiamare nonno. Da schiava bambina lavorava dall’alba al tramonto e quando il padrone era ubriaco la frustava. Nel 1982, quando ha una dozzina di anni circa, viene ceduta in pagamento di un debito ad un negoziante cinese che la stupra. A quattordici anni è di nuovo ceduta in pagamento di un debito ad un militare che la sposa, resta vedova, il cosiddetto nonno torna alla ribalta e la vende a un bordello della capitale. Per la ragazzina è la discesa all’inferno, le esperienze passate non sono nulla in confronto a ciò che deve subire dai frequentatori del locale e dai padroni quando cerca di scappare, agli orrori di cui sono vittime le altre bambine in balia  di clienti che si eccitano con film pornografici cinesi particolarmente violenti, che suggeriscono loro idee agghiaccianti da sperimentare sulle povere creature indifese. Somaly Mam riesce ad uscire dal bordello grazie ad un occidentale che lavora per Medici senza frontiere, lo sposa, aprono un ristorante, vivono per un anno in Francia, tornano in Cambogia e Somaly Mam apre la prima casa di accoglienza, gira per i bordelli facendo assistenza medica, ha tre figli e porta a casa le povere infelici torturate, ammalate di tutte le possibili malattie sessuali o tubercolotiche che riesce a strappare ai bordelli, che raccoglie per strada. Nelle sue case entrano e muoiono, o restano ad aiutare o ricominciano una nuova vita decine, centinaia di bambine, ma non basta mai, è la classica goccia nel mare. Poiché denuncia  la corruzione della polizia riceve tante e tali minacce da aver perso il conto e di cui non tiene conto, va avanti cercando di far sentire la sua voce in alto. Non è di ferro Somaly Mam, la notte la tormentano gli incubi di ciò che ha subito e di ciò che ha visto, sentito, confessa di aver pensato al suicidio, ma il pensiero dei figli le fa buttare le pastiglie nel water. Nel 1998 ha vinto il Premio Principe delle Asturie, assegnato dai reali di Spagna. Si è meravigliata dell’accoglienza ricevuta, si chiedeva come fosse possibile che nessuno la guardasse disgustato dopo aver sentito la sua storia mentre lei si sente sporca, degradata, senza possibilità di redenzione.
Poiché all’orrore e alla crudeltà non c’è mai fine, la figlia maggiore di Somaly Mam è stata rapita e violentata per fare pressione su di lei.
Ho sorvolato tutti i particolari spaventosi che leggendo il libro ho cercato di non visualizzare, questo è il sito da contattare se volete dare una mano ad aumentare le gocce nel mare: http://www.afesip.org