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Numero 40
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
GIOVANNI
BELLINI
In mostra alle Scuderie del Quirinale fino all’11 gennaio
Almalinda
Giacummo
Quella
appena inaugurata è senza dubbio la più importante mostra monografica che sia mai
stata realizzata su Giovanni Bellini e la sede scelta la più istituzionale
possibile per ospitare quello che può essere a buon diritto definito il pittore
più patriottico della storia dell’arte italiana: le Scuderie del Quirinale. E
se le difficoltà per riunire in un unico luogo alcuni dei dipinti più famosi
ed importanti della storia della pittura italiana dell’inizio del Rinascimento
sono state inenarrabili, a volte vinte solo per la fama dei curatori, Giovanni
C. F. Villa e Mauro Lucco, e della sede ospitante, il risultato ne è valso
davvero la pena. Giovanni Bellini, conosciuto anche come Giambellino, è colui
che meglio incarna il rinnovamento del linguaggio che consentirà alla bella
Venezia di essere la luce sfolgorante della nuova poetica. In una sorta di
codificazione del sentimento nazionalistico che contraddistinguerà quegli anni
a cavallo del ‘500, dalla più perfetta rappresentazione dei sentimenti stessi
alla realizzazione di paesaggi “italiani” di bellezza e di reale esistenza,
dando vita ad alberi così reali da essere a volte secchi, a volte rigogliosi, a
volte frondosi a volte essi stessi rappresentazione di sentimenti quasi umani,
magari sullo sfondo della rocca di Gradara, di rocce friabili e colline
tondeggianti, per una poetica intensità. E gli esseri umani sono dentro
il paesaggio, non se ne distaccano, sono veneziani fino in fondo, così come ha
giustamente notato da Antonio Paolucci nell’introduzione del poderoso
catalogo: “Il più grande poeta del paesaggio italiano”, “la Pala di
Pesaro per i più rappresenta il massimo apice della pittura italiana, in
un’infinita sapienza fatta di calma, luce, splendore. Tutto è facilità,
semplicità, verità ed equilibrio assoluti... Giovanni Bellini contempla il
mondo visibile ed è come se lo accarezzasse l’occhio di Dio in una chiara
mattina di primavera”.
La mostra è stata anche l’occasione per restaurare e contestualizzare con
maggiore precisione molte delle opere esposte, soprattutto per le fasi iniziali
della vita e delle opere del grande
maestro, quindi del periodo finale del ‘400, cogliendo quindi l’occasione
per tentare una ricostruzione del percorso che ha formato uno dei maggiori
pittori della storia dell’arte italiana. A partire dall’opera più antica,
La Madonna degli alberetti, fino allo struggente Ebbrezza di Noè,
riposizionando alcune opere all’interno della complessa cronologia del
pittore, la cui data di nascita ed il nome della stessa madre rappresentano già
di per sé un piccolo mistero. Dimostrando poi come abbia codificato la tecnica
della pittura ad olio moderna, fino ad arrivare a stendere la pittura con le
dita.
Da vedere perché nonostante l’assoluta assenza di un apparato didattico, che
rende difficoltosa la visita per chi non abbia cognizioni di storia dell’arte
piuttosto approfondite, le opere sono di per sé splendide e, sempre Paolucci,
ha detto: “Lo scopo di questa mostra è quello di rendere felici”.
Il catalogo costituisce uno studio approfondito e ragionato sicuramente da avere
per approfondire la materia.
Marco Boschini ha scritto: “Zambelin se puol dir la primavera, Del mondo tuto,
in ato de pitura: Perché da lù deriva ogni verdura, E senza lù l’arte un
inverno giera”.
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