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Anno 8
Numero 48
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Cultura
ANTONELLA CAPPUCCIO: quando
l'anima si mostra
Antonia Bonomi |
Nel 1969 scatta la molla:
Antonella Cappuccio sceglie la strada della pittura. Lascia il posto fisso alla Rai, dove
lavora come costumista, e inizia a dipingere a tempo pieno.
È follia? È coraggio?
Entra nel gruppo Nuova Maniera Italiana, ma nel 1995 ne esce
perché "stanca di fare l'eterna seconda". Se ne va seguita da un anatema:
"Entro un anno sarai sparita dalla circolazione".
È follia? È coraggio?
Nel giugno dello stesso anno eccola a San Francisco dove espone,
da sola, al Museo Italo Americano. È un successo clamoroso, tanto per smentire le
prefiche.
Tra gli altri Rollo May,
psicanalista, Laura Huxley, Guido e Katriona Munthe le commissionano i
propri ritratti. Questi ultimi fanno omaggio al principe Carlo
d'Inghilterra, loro amico, di un bellissimo ritratto dipinto da Antonella
Cappuccio. E il principe ringrazierà personalmente.
Frederic Spiegelberg, storico delle religioni il cui ritratto
fatto da Antonella Cappuccio è esposto all'Università di San Francisco, ha scritto
all'artista confidandole di riconoscersi così profondamente in esso al punto di sentirsi
più a suo agio davanti al ritratto che nelle proprie pantofole.
Sono state follia o coraggio le scelte di Antonella Cappuccio?
Osservando il suo quadro natale, sia nel 1969 sia nel 1995, era
semplicemente la "vocazione" che aveva deciso di uscire allo scoperto. Nel primo
caso la vocazione artistica, nel secondo il sano pizzico di ambizione inserito da Giove
nel Leone che avvertiva come estremamente limitante per la propria affermazione come
artista, più che sul piano sociale, le scelte decise dal gruppo.
Il giudizio dei critici su Antonella Cappuccio non può che
sottolineare qualità che saltano all'occhio anche di chi critico d'arte non è.
Si avverte il suo grande amore per la pittura, più che per il
quadro come del resto dice lei stessa.
Il "far presto" non fa parte del suo temperamento. Le
immagini che nascono sono frutto di una profonda cultura e di una grande passione non,
semplicemente, abilità "da mestiere". Duccio Trombadori ha sagacemente intuito
che quello della Cappuccio è un "personalissimo manierismo che fa del testo un
pretesto e del riferimento colto un'occasione per evocare atmosfere e stati d'animo".
Solare, sensuale, malinconica, accurata nei particolari,
antichizzante e contemporaneamente rispettosa della attualità dei volti che ritrae, sono
la sua pittura e lei, perché Antonella Cappuccio "è" in tutto ciò che
dipinge.
Di sé dice: "Ho un concetto romantico della pittura"
e a chi le chiede quali sono i suoi modelli risponde: "Sono figlia di tutti e di
nessuno".
E le si può credere. Il suo amore per il classico, per il
bagaglio culturale che ci viene dall'antichità è evidenziato dall'ascendente nel Cancro,
il segno della tradizione, mentre il Pesci, segno natale, accentua l'intuito, il fiuto
psicologico che permette alla Cappuccio di "capire" l'intimo di chi ritrae in
modo quasi medianico e di trasportarlo nell'opera. Un esempio lampante è il ritratto di
Carlo di Inghilterra. L'espressione intelligente e serena del principe gli appartengono al
di là dell'immagine fatua e goffa che ci rimanda la stampa pettegola.
Solare, ingenua e forte, determinata e romantica con un velo di
malinconia, sincera nel pensiero e nella professionalità Antonella Cappuccio dipinge la
vita anche quando raffigura statue o abiti acefali.
Emblematico è il quadro raffigurante l'uomo che gioca a dadi
con la Morte: il dado cade nell'acqua
ognuno può immaginare la conclusione che
vuole, magari cambiarla a seconda dello stato d'animo.
Secondo la filosofia di Antonella c'è sempre una speranza.
Opere di Antonella Cappuccio, tra le varie sedi, sono esposte in Vaticano
e presenti in importanti chiese, il ritratto che ha fatto a Benedetto
XVI è nelle stanze del papa che, ricevendolo, ha sorriso dicendo:
"Mi riconosco".
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Carlo d'Inghilterra |
Laura Huxley |
Guido e Katriona Munthe |
Rollo May |
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| Benedetto XVI |
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