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Anno 11
Numero 24
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
IL
“SEGNO” DI GIORGIO DE CHIRICO
A Civitanova Marche Alta disegni, grafiche e sculture del Pictor Optimus
“Ma
un dipinto di de Chirico si legge in primo luogo come disegno”: così
sintetizzava la compianta storica dell’arte Jole de Sanna, tra i maggiori
esperti e profondi conoscitori dell’opera dechirichiana, autrice della
monumentale monografia Giorgio de Chirico. Disegno, edita nel 2005 da Electa, che
raccoglieva per la prima volta tutti i disegni della
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, tra cui molti inediti, divisi per tema, tra
cui ventiquattro disegni inediti realizzati dall’artista come momento
preparatorio delle sue litografie della serie dell’Ebdomero.
Come dire: nell’opera di de Chirico, nella pittura, nella grafica e nella
scultura, prima di tutto c’è il disegno: il disegno metafisico, per de
Chirico, equivale ad una sorta di scrittura mentale, anzi – come egli stesso
scriveva – “è impronta del pensiero, rivelazione cognitiva”. Nel pieno
controllo dei dati antropologici, l’artista riconduce il disegno alla sua
origine come ideogramma nei geroglifici, i quali sono effetti di linee: “Nelle
antiche scritture di origine egiziana – egli affermava – si vede confermata
la tesi che il pensiero è un’immagine, o visione, per il fatto stesso che le
prime scritture erano dei disegni delle cose descritte”; di disegni, si badi
bene, che rappresentavano la forma e non il, colore degli oggetti che si
volevano enunciare.
Sulla centralità del disegno e del “segno”
nel percorso ideativo e realizzativo della creazione dechirichiana è lo stesso
artista che offre ancora una riflessione autentica e profonda, quando dice:
“Questa forma immateriale o ideale è nata dalla forma diretta o, per dire in
altre parole, dalla forma esistente della natura. Così come la luce del sole è
captata e riflessa dalla luna, così la forma diretta è stata captata dal
cervello umano, che l’ha poi proiettata nel mondo. Tale fatto ha provocato il
graduale sviluppo dell’intelligenza umana”. Il disegno, come percorso di un
“segno” e come primo concepimento della “forma” è la base strutturale
in tutti quadri (ma anche nei lavori plastici) di de Chirico; esso è cioè
parte fondante dei dipinti e delle sculture, ma, in quanto effetto di studi, è
poi anche documento di per sé importante, in sé concluso, che “precede”
soggetti e temi dipinti o scolpiti. Il che vuol dire che, un tracciato grafico
sottostante al colore, come una sinopia, è già “quadro”, “opera”
originale e completa allo stesso titolo dei dipinti e delle sculture.
Il “segno” occupa dunque nella
produzione dechirichiana un posto fondamentale e rappresenta
una sorta di “filo rosso” che collega forme tecniche diverse di produzione,
rappresentando comunque per ciascuna di esse la scaturigine prima dill’invenzione
del Maestro. Ed è l’idea portante che è alla base di una ricognizione
storicocritica di un’importante mostra allestita (fino al 9 novembre) tra gli
stucchi settecenteschi del raffinato Auditorium Sant’Agostino a Civitanova
Marche Alta, in uno degli angoli più suggestivi delle Marche, a due passi dalla
casa natale di Annibal Caro, celebrato traduttore dell’Eneide (di cui ricorre
il cinquecentesimo anniversario della nascita), con la quale, dopo le ultime
rassegne dedicate a Wharol, Dalì, Picasso, Chagall e Mirò, la città
marchigiana si riconferma protagonista convinta nella divulgazione dell’arte
del Novecento presentando una mostra su Giorgio de Chirico nel trentesimo
anniversario della sua scomparsa avvenuta a
Roma nel 1978. Joseph, Maria, Albertus, Georgius de Chirico, (Volos,
Tessaglia, Grecia, 10 luglio 1888 – Roma, 20 novembre 1978), ha profondamente
rinnovato il linguaggio visivo del XX secolo. Negli stessi anni in cui Picasso
trasformava gli aspetti visibili della cose e Kandinsky ne faceva scaturire
emozioni astratte, egli gettò le basi di un nuovo modo di esprimersi fondato
non sull’apparenza dell’oggetto, ma sulle sue possibilità di significato.
Per primo si rese conto che ogni forma che vediamo trae il suo vero valore dalla
nostra coscienza per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare in
noi.
Convinto della fondamentale mancanza di senso del
mondo e dell’inesistenza di una verità unica, tanto meno di quella visibile,
il Pictor Optimus ha fatto della sua
arte il mezzo per mettere a nudo il mistero delle cose. Dipingendo immagini che
appaiono come un ricordo e accostandole non secondo la logica, ma per
associazioni intuitive e simboliche, de Chirico provoca in chi guarda reazioni
psichiche ed emotive di grande intensità e di profonda
poesia. Far vedere ciò
che non si può vedere è stato fin dall’inizio lo scopo della sua
ricerca artistica e chiamò Metafisica la sua pittura perché essa ci mostra che
il mistero e l’enigma non stanno al di là, ma dentro le cose fisiche, nella
tranquilla bellezza della materia. Egli avvia un cambiamento fondamentale nelle
arti visive che estenderà la sua influenza fino alla Pop Art, mettendo a nudo
l’instabilità e la relatività dei linguaggi convenzionali della
comunicazione.
L’originalità della rassegna
civitanovese (“Giorgio de Chirico e il segno”), promossa ed organizzata dal
Comune di Civitanova Marche, dalla Pinacoteca Comunale Marco Moretti e
dall’Azienda Municipalizzata Teatri di Civitanova, sta nell’analisi del
percorso di Giorgio de Chirico dal segno, al disegno, alla grafica, alla
scultura. Un ampio studio in questa direzione, condotto da Adriano Baccilieri,
ci guida, dalle pagine del catalogo edito da Bora, nell’ammirare la corposa
serie di opere che, per la prima volta riunite, sono esposte nell’auditorium
di Sant’Agostino. Il corpus di tutte le tematiche trattate da de Chirico,
settanta opere grafiche colorate a mano dal Maestro, comprese le grandi tavole
realizzate nel raro formato di centimetri 70 x 100, che hanno per soggetto i
paesaggi metafisici, le nature morte, i Bagni
misteriosi, i Trofei, i Manichini, Le
Muse inquietanti, i combattimenti di gladiatori fino ai cavalli e la
mitologia classica, sono a confronto tra loro, con disegni originali, lastre di
stampa, sculture, tra cui la monumentale
Gli Archeologi; completa il percorso una rarissima documentazione
che indica e fa apprezzare il procedere di de Chirico dal disegno alla
tridimensionalità.
MICHELE DE LUCA
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