|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 12
Numero 16
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Cultura
EL GRECO E PALAZZO
BARBERINI, a nuova luce i due dipinti custoditi nella storica sede romana
Almalinda
Giacummo
Sono
stati presentati ad un folto e variegato pubblico i due dipinti attribuiti ormai
senza ombra di dubbio ad el Greco, custoditi nella Galleria Nazionale d’Arte
Antica in Palazzo Barberini a Roma.
L’Adorazione
dei pastori ed il Battesimo di Cristo sono fra le poche opere attribuite al
pittore greco Domenico Theotokopulos presenti in Italia, acquistate nel 1915 da
Federico Hermain, allora Soprintendente. Secondo alcuni studiosi non si trattava
di opere originali del pittore ma di suoi allievi. Invece, durante i fruttuosi
restauri, attraverso indagini con raggi infrarossi, si è osservato come
incertezze e dubbi non avessero fatto parte della stesura dei due quadri che,
probabilmente, erano “memorie” o “bozzetti” per opere di maggiori
dimensioni: in effetti, la stesura dei colori era avvenuta d’un sol getto, in
completa libertà di espressione e di inventiva, con le tipiche figure
allungate, le ali quasi animali degli angeli, i colori dai guizzi argentei
tipici di El Greco. E che saranno ripresi in seguito da artisti del calibro di
Ribeira, Zurbaràn e soprattutto Murillo. Era poi abitudine dell’artista
conservare copie di dimensioni inferiori del vero delle opere che aveva
eseguito, quasi a ricordarli per sempre, persino fisicamente. Tipico
dell’artista era, poi, realizzare delle profilature di tono più scuro per
gran parte delle figure, il cui scopo era probabilmente quello di aumentare il
contrasto e l’effetto di profondità. Effetti chiaramente riscontrabili nei
due dipinti.
Si tratta di opere attribuibili alla fase matura dell’iter del pittore, copie
di dimensioni ridotte di quelli che dovevano essere due grandi quadri realizzati
insieme ad altri cinque per un gigantesco altare del collegio femminile di Dona
Maria de Aragòn. L’altare dovette essere poi smembrato nel 1811 allorché
Giuseppe Bonaparte, re di Spagna in quel periodo, fece spogliare delle opere
d’arte le chiese madrilene.
Il
pittore era di famiglia borghese cattolica, nato sull’isola di Candia:
successivamente venne in Italia e dal 1560 operò nelle botteghe greche di
Rialto, a Venezia, salvo poi incontrare Tintoretto e Jacopo da Bassano, del cui
naturalismo fu colpito. Una pittura, la sua, poco cinquecentesca e che non da
tutti i suoi contemporanei sarà capita: paesaggi apocalittici, di una
“personale fantastica capacità manieristica inventiva, al di sopra di ogni
influenza filologicamente indicabile...... per un pensiero religioso nutrito dal
misticismo nella sua vena più autentica,per la visione di un mondo intravisto
ex novo, realizzato per virtù di pittura, la più suggestiva che sia dato
incontrare, per riflettere un’interiorità fissata negli strati
dell’inconscio”. Per ottenere un estremo espressionismo offerto dalla
pittura per sostenere il pensiero della fede, sede di conoscenza.
Il restauro delle opere che, nonostante la generosa seppur in parte interessata
offerta della restauratrice, dott.ssa L. Ferretti, disposta a lavorare anche
gratis pur di restaurare El Greco, ha avuto i necessari finanziamenti da parte
della Fondazione Paola Droghetti, ormai da diversi anni in prima fila per la
salvaguardia dei beni culturali italiani. Il tutto nell’ambito del progetto di
definitiva riapertura della sede museale romana che ha ritrovato la sua
completezza dopo la totale cessione da parte del Circolo Ufficiali.
Palazzo Barberini si pone nuovamente al centro del panorama mondiale per la sua
sede, già monumento di per sé, e per le opere presenti che, con il
riconoscimento definitivo di queste due opere originali di El Greco, sono tra le
importanti mai costituite. Con il nuovo allestimento previsto, infatti, saranno
ospitate nell’ex circolo opere databili fra Duecento e Quattrocento, mentre al
piano nobile verranno esposte opere del Cinque – Seicento con artisti del
calibro di Raffaello, Caravaggio e Guercino, solo per citarne alcuni.
Prezioso il catalogo associato al restauro dove, a cura della direttrice della
sede museale, dott.ssa A. Negro, i due dipinti sono analizzati sotto ogni
aspetto da quello storico artistico, a quello tecnico, a quello “infrarosso”
a quello più puramente di restauro, durante il quale si è provveduto ad
eliminare alcuni risarcimenti errati, eseguendo poi l’integrazione pittorica
delle lacune, di cui si dà notizia sempre all’interno del catalogo.
|