prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopoOroscopo
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

CHI ERANO GLI ETRUSCHI? Difficile e facile al tempo stesso dirlo

Almalinda Giacummo

Come erano gli Etruschi? Alti o bassi, pirati o guerrieri, gli Etruschi ebbero la fama del popolo cattivo per eccellenza: all’indomani della battaglia del Mare Sardo, per la conquista di Aleria e della Corsica tutta, uccisero tutti i prigionieri focesi; a Lipari promettono e sacrificano ad Apollo il più forte dei nemici vinti. E, poi, dalle fonti pare fossero dediti a feste lascive e piaceri smodati: le donne, orrore, prendevano parte ai banchetti insieme agli uomini ed il lusso di entrambi mal di accordava con le abitudini apparentemente più sobrie dei Greci. Ma, a ben guardare, l’uccisione del nemico vinto era un modo per riscattare i propri morti e ingraziarsi la divinità, mentre l’ostentazione del lusso in ogni modo possibile, dalle preziose toelette delle signore allo sfoggio di vesti preziose anche per gli uomini, assume in questo ambiti un valore altamente positivo. Alla faccia dei Greci. E la guerra e la ricchezza sono i temi preferiti di tutta l’arte etrusca. La pittura è ben rappresentata, oltre che dai numerosi reperti ceramici, anche dalle tombe dipinte, presenti nell’Etruria tosco-laziale, ma maggiormente a Tarquinia. Qui il materiale “lapideo” presente, il macco, mal si prestava alla realizzazione di imponenti strutture a tumulo come quelle di Cerveteri, mentre era abbastanza adatto a ricevere una decorazione pittorica assai ricca e particolareggiata: ed è qui che sono conservate mirabili scene di banchetti con numerose copie di commensali, uomini e donne, serviti da giovani inservienti nudi, in un lusso allietato da musica e danza e testimoniato vieppiù dalla presenza di animali domestici di ogni sorta. E se qualche volta compaiono scene più drammatiche, come l’addio fra due sposi davanti all’ingresso dell’oltretomba, o scene di auspicio, spesso il sesso è presente così, senza malizia alcuna. E poi scene di caccia e pesca, aratura, fondali marini ed agresti, padiglioni e tende usate come ripari per le sontuose feste, scene mitologiche (agguato di Achille a Troilo, tomba dei Tori) sempre con risvolti pratici, in questo caso il valore militare e l’offerta del nemico vinto. Questioni  presenti queste ultime anche negli altri contesti, con corredi ricchi di armi di ogni sorta, dalle spade agli elmi, agli schinieri, alle bighe (tomba delle Bighe, Castro): e spesso i guerrieri hanno il loro nome inciso sull’ingresso della tomba stessa (Orvieto). Coloristicamente parlando, gli uomini vengono per lo più rappresentati a torso scoperto, con la pelle color mattone, mentre le loro donne sono di un color bianco latte su cui risaltano particolarmente sia il trucco e le vesti, sia i monili.
Poi la categoria dei bronzetti votivi: si tratta di figure di ogni genere, dai guerrieri agli oranti agli auguri con il tipico cappellino a punta, che si presentano alla divinità nella loro veste migliore, mettendo in risalto le migliori qualità possibili, l’abbigliamento, il rango sociale. E sulla stessa scia sono anche le pietre dure incise ed usate come sigilli, sulle quali sono rappresentati inizialmente personaggi X, poi genti precise, con tanto di nome distintivo delle divinità: c’è quindi Ercole, qui Hercle o Herecle, Aiace, alias Aivas, Ulisse, o Uthuze, e così via. A volte, invece di personaggi isolati abbiamo scene intere, come Achille che riceve le armi dalla madre Teti o il concilio dei Sette contro Tebe prima della battaglia. E dei sigilli di questo tipo potevano avere anche una valenza genealogica e/o di modelli di principio.
Quello che appare, quindi, è una civiltà ricca di artigianato, arte, che esprime a fondo gli insegnamenti tratti dalla proficua vicinanza con le colonie greche e la loro madrepatria, rielaborandoli ed adattandoli alle proprie esigenze, dando conseguentemente vita a testimonianze ricche di storia e di contenuti profondi e reali.