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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Cultura

LA LETTERATURA DELL’IMMAGINARIO IN ITALIA una strada percorribile? 

Marcello Gagliani Caputo 

Chi conosce lo scrittore americano Howard Phillips Lovecraft avrà certamente sentito parlare almeno una volta de Il caso di Charles Dexter Ward. E’ uno dei migliori e più avvincenti racconti di quest’autore scritti tra il 1927 ed il 1930 che parla di negromanzia, di soprannaturale ma soprattutto parla della quanto mai antica arroganza dell’uomo che col solo aiuto della scienza vorrebbe stravolgere l’ordine dell’universo. Misteriosamente, per molti ancora Lovecraft rimane un perfetto sconosciuto. In Italia, in particolare, si possono contare sulle dita di una mano le persone, ed ancora peggio gli editori, che conoscono questo scrittore americano. Forse perché attorno a lui, al suo personaggio oscuro, custode di segreti inenarrabili, si è  voluto costruire un muro di indifferenza e di isolamento o forse perché, in verità, qui in Italia non è mai esistita né esiste attualmente una vera e propria cultura della narrativa del soprannaturale.  
Perché in Italia non è mai esistito un Lovecraft? O anche un E. A. Poe o un Asimov? O per avvicinarci un po’ un Sir Arthur Conan Doyle ed una Agatha Christie? Di motivi per giustificare l’assoluta mancanza di questo tipo di letteratura nel nostro paese se ne potrebbero certamente nominare tantissimi, ma quello che probabilmente pesa maggiormente è la profonda diversità storica e culturale che divide l’Italia da paesi come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, perfino la Germania. E’ infatti proprio nello Stato Tedesco che fu girato il primo vero e proprio film horror (naturalmente allora non esisteva ancora il cinema “horror”). Negli anni il genere si è sviluppato raggiungendo i moderni canoni basati prettamente sugli effetti speciali e su continue e sconvolgenti invenzioni, ma nonostante ciò Il gabinetto del dottor Caligari, film di Robert Weine del 1919, in cui domina una dimensione onirica e fantastica in un contesto allucinante ed allucinato, risulta chiaramente un prezioso cimelio per chiunque nella propria vita abbia “osato” avvicinarsi ad un genere così “sconveniente”. E proprio perché in Italia la letteratura ed il cinema di questo tipo vengono spesso così definiti, nessun autore o scrittore italiano ha mai affrontato argomenti del genere né tanto meno risultano esistere film o romanzi ispirati al vecchio film di Weine… differentemente da ciò che invece succede in altri Paesi dove tanti registi o scrittori hanno rivelato di essersi spesso ispirati a quel preciso film e dove, come per esempio nella stessa Germania, la seppure scarsa produzione letteraria e cinematografica del soprannaturale parte proprio da quella esperienza.  

Ecco forse il motivo principale che più di ogni altro potrebbe spiegare la completa assenza nella storia italiana di una letteratura soprannaturale. Nessun editore, forse, vorrebbe inoltre mai affrontare dei temi come la morte, il diavolo, l’al di là, l’Apocalisse, soprattutto tenendo conto che l’Italia è il Paese in cui vive il Papa!
 
Sempre a dover leggere gli stessi nomi, gli stessi personaggi, gli stessi romanzi che più che dare l’impressione di essere lo specchio dell’Italia sembrano usciti da una stessa stampatrice. Mai una svolta innovativa, mai una sfida che possa cambiare qualcosa… tutti lì a curare il proprio orticello trascurando le infinite possibilità di cui godrebbe una letteratura ancora relativamente sconosciuta in Italia.
 
Qualcosa, però, negli ultimi anni sembra voler cambiare. Molti autori giovani si sono avvicinati alla letteratura del soprannaturale. Sicuramente influenzati dal grande successo di autori come Stephen King o dal clamore suscitato da serie televisive come X-Files. Non è affatto una coincidenza che siano tutti riferimenti al più importante paese americano, gli Stati Uniti. E’ infatti lì la culla dell’horror, della fantascienza, del fantasy. Migliaia di autori giovani e no sono diventati famosi e ricchi proprio grazie a creature mostruose, a eventi catastrofici, a mondi spaventosi e lontani. E’ anche vero altresì che ormai la letteratura americana è simbolo di “commercio e guadagno” e che gli stessi Stati Uniti sono il paese in cui si contano il più grande numero di morti violente, ma non si può per questo emarginare la letteratura “soprannaturale”. Essa, come il resto dei generi narrativi, ha dei precisi contenuti che devono poi essere percepiti e decodificati dal lettore…e purtroppo non sempre tutti ci riescono!
In Italia questa base da cui partire non esiste. Non c’è mai stato un solo editore, salvo rari casi forse degni di “santificazione”, che si sia occupato o si sia anche solo interessato a una letteratura “alternativa” come quella horror o di fantascienza o ancora peggio fantasy. D’altronde come si può pensare che un italiano esca dalla sua metropoli e si ritrovi improvvisamente in una terra desolata e abitata da esseri mostruosi? Soffermandosi a pensare un attimo a questa possibilità è inevitabile storcere la bocca, mentre ambientando la vicenda in uno di quei paesini fuori dal mondo tipici degli Stati Uniti tutto viene a cambiare. Allora è probabile che sia soltanto un problema “ambientale”? Che non esistano in Italia luoghi, città, adatti ad un genere così particolare? Sarebbe troppo limitativo…c’è sicuramente dell’altro!
Probabilmente l’unica fonte definitiva a tutte queste domande potrebbero essere gli editori stessi, d’altronde sono loro ad avere  in mano tutti i “sogni” degli autori italiani (secondo un recente sondaggio l’Italia è il paese con più aspiranti scrittori in Europa!). Tutti gli scritti passano attraverso le loro mani e puntualmente la maggior parte delle opere, soprattutto quelle horror, fantasy e fantascienza, vengono cestinate principalmente perché “non soddisfano la richiesta del lettore medio italiano”. Vale a dire che se uno scrittore che vive in Italia non scrive di una piccola “beatiful” cittadina o ancora meglio provinciale o di un eroico ispettore di polizia aiutato magari da un fedele cane alla cattura di una pericolosa banda di mafiosi, allora non può avere futuro.

A parziale contrattacco verso questo comportamento a volte davvero incomprensibile e ingiustificato, recentemente su internet si moltiplicano i siti dedicati agli autori esordienti e non. Spazi dedicati interamente a loro in cui vengono pubblicati, dopo naturalmente un’attenta valutazione dei testi, varie opere di ogni genere. E ormai è solo lì che si possono trovare racconti o romanzi “soprannaturali” di autori italiani. La grande rete online sta diventando l’unico sicuro rifugio per scrittori in cerca di un po’ di spazio in un paese in cui gli spazi talvolta sono già stati assegnati prima ancora di esistere. Alcuni siti addirittura si sono specializzati in questo tipo di letteratura e stanno avendo anche un discreto successo…ma allora perché gli editori si ostinano ancora a snobbarla? Difficilmente può trattarsi solo di interessi economici…