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Cultura
GIOCHIAMO A FARE
GLI AEROPLANI, spunti di lettura dedicati ai libri per ragazzi
Roberta
Maresci Titolo:
Giochiamo a fare gli aeroplani Natura.
Traggono anche spunto dal sogno di volare e di spostarsi in volo come solo gli Lo
sapevate che? Uccelli, dischi volanti o addirittura frittelle giganti: ma
davvero sapevano volare questi aerei dalle forme più pazze? Nel 1968 un Aerocar
proponeva, dopo il volo, di proseguire il viaggio con l’auto, fusa nella parte
anteriore del velivolo che si staccava e Il
libro e il gioco. Ludus: che favola! Il gioco non è che una forma di lavoro,
meglio dunque se creativo. Infatti, il fai-da-te proposto dal cartonaggio è
un’occasione per imparare facendo. Un’attività sostenuta con particolare
ardore da un professore di disegno, tale S.M., che nel 1830 scrisse la
prefazione a l’“Arte di Costruire” di Bécaourt, evidenziando senza mezzi
termini l’approccio terapeutico del ritaglio sui giovani. Uno strumento per
combattere l’ozio, dilettevole passatempo della gioventù di ambedue i sessi,
utile all’istruzione, nonché soggetto di confronto tra generazioni e culture.
Perché con carta e forbici, squadra e colla, i ragazzi apprendono diversamente
cosa sono angoli, ponti, armadi, biciclette e altro: e questo è certo. È il
gioco del “fai-da-te”. Gioco
e psicologia: il pensiero di Maria Rita Parsi. “Il gioco è fondamentale nella
vita degli essere umani, perché tutto passa attraverso il gioco. Il gioco è il
primo apprendistato della vita, il primo contatto effettivo di comunicazione con
il mondo che ci circonda. I bambini che per esempio non giocano, sono bambini
che segnalano con quell’assenza una problematica molto forte, perché giocare
significa fare le prove generali del più grande spettacolo che siamo chiamati a
recitare nel corso dell’esistenza: la vita. Attraverso il gioco vediamo com’è
che si fa, com’è che si entra in contatto con gli altri, com’è che si
entra in contatto con il proprio corpo, com’è che si entra in contatto con
gli animali, oppure con la natura; cioè in pratica il giocare è una forma
formidabile e basilare, dalla quale non si può prescindere, di comunicazione.
È la prima fondamentale forma di comunicazione che apre il bambino al mondo.
Quindi giocare è crescere. Giocare è una possibilità di contatto che permette
al bambino di fare delle esperienze, e poi di assimilarle e, cosa più
importante, gli consente di farle sue, di radicarle dentro di sé. Perché
effettivamente tutto ciò che viene calato dall’alto, senza che il bambino
possa stabilire un rapporto giocoso o esperienziale, o ludico appunto, con
quello che apprende, non rimane nella sua mente. Quindi è di fondamentale
importanza il fatto di poter giocare. Per esempio, imparare giocando è una
formula che tutta la scuola dovrebbe adottare. Quando si cura un bambino a
livello psicologico, lo si cura facendo una terapia del gioco: Melania Klein,
grandissima psicanalista allieva di Sigmund Freud, che ha fondato una scuola di
lavoro terapeutico con i bambini, passa attraverso il gioco per risolvere le
problematiche dei piccoli, anche le problematiche più gravi” [da testo
presente nel catalogo mostra “Ritagliati uno spazio”, di Roberta Maresci,
Roma, 2001]. Superstizione.
I piloti ritengono porti sfortuna accettare gente a bordo con dei fiori,
soprattutto di color rosso e bianco. Abituati ad alimentare e coltivare il
mantenimento della propria fortuna in volo vuotando le tasche a terra dopo
l’atterraggio, i piloti della seconda guerra mondiale, prima del decollo,
erano soliti incrociare le cinture di sicurezza inutilizzate, per non irritare
gli spiriti dell’invisibile. Amuleti e rituali che a volte compiono anche i
passeggeri. Ma su tutti, viene in mente l’immagine del Papa che, in visita ad
un Paese, nello scendere a terra dall’aereo usa baciare il suolo. Con:
l’aeroporto, gli elicotteri, gli alianti, i piloti, le hostess, i controllori
di volo. Le
parole difficili (per volare): |