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Anno
9
Numero
43

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

GIOCHIAMO A FARE GLI AEROPLANI, spunti di lettura dedicati ai libri per ragazzi 

Roberta Maresci  

Titolo: Giochiamo a fare gli aeroplani
Illustrazioni: Donata Montanari
Progetto: Carlo Alberto Michelini
Casa editrice: La Coccinella
Anno pubblicazione: 2000
Numero di pagine: 43
Formato: cm 21,5x30x1,5(h)
Cartonato con spirale e una serie di modellini da ritagliare, colorare e incollare.
Prezzo: € 10,00
 

Natura. Traggono anche spunto dal sogno di volare e di spostarsi in volo come solo gli Giochiamo a fare gli aeroplaniuccelli sanno fare, i numerosi aneddoti che animano ciascuna pagina di questo interessante libro. Nato dalla grande amicizia che da sempre lega le parole alle immagini, tra ricerca e arte del fare, il viaggio alla scoperta dei mezzi inventati dall’uomo per muoversi nell’aria porta alla scoperta di una mongolfiera, e dei suoi primi coraggiosi pionieri del volo: un gallo, un’anatra e un grosso montone! Di lì a breve, nel 1783, i fratelli Montgolfier idearono un pallone gonfiato con aria calda, più leggera della fredda, mentre nel 1797 il coraggio di un signore francese diede il via alla sperimentazione del paracadute. Prove, esperienze, test: elementi che muovono la fantasia e le mani dei bambini, dettagli che in questo libro sono promossi ad azione, colore, ritaglio e costruzione. Prezioso strumento di studio, il testo offre intere pagine dedicate all’applicazione: le tessere di un puzzle-collage da ritagliare e incollare per completare la mongolfiera, l’aliante da colorare e poi integrare nel suo quadro, una serie di figurine dedicate ad alcuni modelli, compresi gli aerei più pazzi del mondo, e ancora miniature da far muovere nel cielo. Così, tra un Concorde e uno Short Belfast C.Mk.1, gli episodi si rincorrono passando per la spiegazione delle fasi che si compiono imbarcandosi sull’aereo, descrivendo il suo abitacolo, e arrivando a commentare la sicurezza in volo, sia quella in uso negli aerei militari che quella per gli aerei passeggeri. Infine un gioco con dadi e segnaposto: obiettivo? Abbattere l’aereo avversario! 

Lo sapevate che? Uccelli, dischi volanti o addirittura frittelle giganti: ma davvero sapevano volare questi aerei dalle forme più pazze? Nel 1968 un Aerocar proponeva, dopo il volo, di proseguire il viaggio con l’auto, fusa nella parte anteriore del velivolo che si staccava e Giochiamo a fare gli aeroplaniveniva lasciato parcheggiato in aeroporto. E se questo prototipo getta qualche dubbio sulla sua reale capacità di volare, è certo che ne precipitarono molti altri, come il Givaudan, il Phillips Multiplane, o l’Ornitottero di Vincent de Groof che nel 1874, in Belgio, lanciato da un pallone, si scagliò a terra in un parco di Londra. 

Il libro e il gioco. Ludus: che favola! Il gioco non è che una forma di lavoro, meglio dunque se creativo. Infatti, il fai-da-te proposto dal cartonaggio è un’occasione per imparare facendo. Un’attività sostenuta con particolare ardore da un professore di disegno, tale S.M., che nel 1830 scrisse la prefazione a l’“Arte di Costruire” di Bécaourt, evidenziando senza mezzi termini l’approccio terapeutico del ritaglio sui giovani. Uno strumento per combattere l’ozio, dilettevole passatempo della gioventù di ambedue i sessi, utile all’istruzione, nonché soggetto di confronto tra generazioni e culture. Perché con carta e forbici, squadra e colla, i ragazzi apprendono diversamente cosa sono angoli, ponti, armadi, biciclette e altro: e questo è certo. È il gioco del “fai-da-te”. 

Gioco e psicologia: il pensiero di Maria Rita Parsi. “Il gioco è fondamentale nella vita degli essere umani, perché tutto passa attraverso il gioco. Il gioco è il primo apprendistato della vita, il primo contatto effettivo di comunicazione con il mondo che ci circonda. I bambini che per esempio non giocano, sono bambini che segnalano con quell’assenza una problematica molto forte, perché giocare significa fare le prove generali del più grande spettacolo che siamo chiamati a recitare nel corso dell’esistenza: la vita. Attraverso il gioco vediamo com’è che si fa, com’è che si entra in contatto con gli altri, com’è che si entra in contatto con il proprio corpo, com’è che si entra in contatto con gli animali, oppure con la natura; cioè in pratica il giocare è una forma formidabile e basilare, dalla quale non si può prescindere, di comunicazione. È la prima fondamentale forma di comunicazione che apre il bambino al mondo. Quindi giocare è crescere. Giocare è una possibilità di contatto che permette al bambino di fare delle esperienze, e poi di assimilarle e, cosa più importante, gli consente di farle sue, di radicarle dentro di sé. Perché effettivamente tutto ciò che viene calato dall’alto, senza che il bambino possa stabilire un rapporto giocoso o esperienziale, o ludico appunto, con quello che apprende, non rimane nella sua mente. Quindi è di fondamentale importanza il fatto di poter giocare. Per esempio, imparare giocando è una formula che tutta la scuola dovrebbe adottare. Quando si cura un bambino a livello psicologico, lo si cura facendo una terapia del gioco: Melania Klein, grandissima psicanalista allieva di Sigmund Freud, che ha fondato una scuola di lavoro terapeutico con i bambini, passa attraverso il gioco per risolvere le problematiche dei piccoli, anche le problematiche più gravi” [da testo presente nel catalogo mostra “Ritagliati uno spazio”, di Roberta Maresci, Roma, 2001].

Superstizione. I piloti ritengono porti sfortuna accettare gente a bordo con dei fiori, soprattutto di color rosso e bianco. Abituati ad alimentare e coltivare il mantenimento della propria fortuna in volo vuotando le tasche a terra dopo l’atterraggio, i piloti della seconda guerra mondiale, prima del decollo, erano soliti incrociare le cinture di sicurezza inutilizzate, per non irritare gli spiriti dell’invisibile. Amuleti e rituali che a volte compiono anche i passeggeri. Ma su tutti, viene in mente l’immagine del Papa che, in visita ad un Paese, nello scendere a terra dall’aereo usa baciare il suolo. 

Con: l’aeroporto, gli elicotteri, gli alianti, i piloti, le hostess, i controllori di volo.
Tema: gli aeroplani
Età: prescolare per l’interattività.

Le parole difficili (per volare):
decolla = quando l’aereo si stacca dal suolo e prende il volo

cabrata = quando punta in alto
picchiata = quando punta in basso
vira = quando curva
atterraggio = quando ritorna al suolo