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Anno
11
Numero
33

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

MATILDE DI CANOSSA: REGGIO EMILIA E MANTOVA
dal 31 agosto Matilde la Comitissa protagonista di una serie di mostre ispirate alla sua figura di politico e mecenate 

Almalinda Giacummo 

“Matilde e il tesoro dei Canossa, tra castelli e città” è il titolo della mostra che si tiene a Miniatura (fol. 7v) del codice originale della Vita Mathildis di Donizone di Canossa (sec. XII). Biblioteca Vaticana, Roma Reggio Emilia, con sedi satelliti  in Palazzo Magnani, nel Museo Diocesano e nei Musei Civici, così come nella stessa Canossa, presso Palazzo Campanini. Un percorso alla scoperta del rapporto a volte conflittuale fra Reggio e le sue istituzioni, quali il Vescovo, il Comune e la gestione feudale del territorio, con i castelli che nel corso degli anni si sono contrapposti  alle ingerenze del re Enrico IV. Il Tesoro che viene citato nel titolo della mostra è poi costituito sia dalla memoria di un’ingente quantità di tesori, al plurale, veri e propri fusi in un momento di necessità nella diatriba fra la stessa Matilde ed il re, mentre al singolare dà l’idea di qualcosa di misterioso e di sconosciuto, di intrigante ma anche di spiegabile, quindi sia oggetti meravigliosi, testimoni di un artigianato spesso di altissimo livello, sia un tesoro di luoghi, castelli, palazzi, pievi, monasteri, xenodochi, ponti, strade, chiese del territorio canusino. Un territorio portato al massimo splendore da una donna, ultima erede della sua famiglia e nominata ad un certo punto vice regina d’Italia.
Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, Mss. Turri E 52, Donizone, Vita Mathildis, e altri scritti, secolo XIV (prima metà), c. 42v In effetti, Matilde era figlia del marchese Bonifacio III e di Beatrice dei duchi di Lorena. Morti padre e fratelli, rimase unica erede della famiglia degli Attoni: fatta sposare con Goffredo detto il Gobbo, il cui padre Goffredo il Barbuto sposò la madre Beatrice, si avviò a costituire un pericolo per l’impero, tanto che il re Enrico III le fece rapire e portare prigioniere in Germania. Una volte rientrata in patria, Matilde costituì sempre uno dei più validi appoggi del Papato. In seconde nozze sposò il duca Guelfo V, ma il matrimonio naufragò ben presto. La riscossa di Enrico IV dopo l’umiliazione del 1077 comportò la conquista di parte della marca matildiana da parte dell’imperatore e solo con la morte dello stesso riuscì a riprenderne il controllo, avendo come antagonista un Enrico V assai più malleabile.
La seconda mostra si intitola “Matilde di Canossa, il Papato, l’Impero” e si tiene a Mantova, presso la Casa del Mantegna . Un affresco storico dell’Italia centro settentrionale sulle orme della famiglia di Canossa, tra X e XII secolo, la lotta per le investiture e le radici cristiane d’Europa. Il tutto con un sistema espositivo adatto a diversi tipi di lettura, da quella più prettamente scientifica  a quella meramente, ma non inutilmente, divulgativa, adatta ad un pubblico il più ampio possibile. Saranno qui Castello di Canossa - veduta interna; foto: Giuseppe Maria Codazzi presentati anche gli ultimi studi a proposito della Mantova medievale, con ricostruzioni multimediali della planimetria e studio delle sopravvivenze. Incentrata sul territorio mantovano, la mostra illustra tutte le situazioni che hanno costituito uno dei potentati più importanti d’Europa: la formazione della rete di insediamenti monastici, l’organizzazione delle pievi, la bonifica delle aree paludose e le relative opere di disboscamento, l’organizzazione delle città, il trasporto delle merci ed il sistema fluviale, le strade.
In entrambe le mostre sono presenti opere di alta oreficeria come reliquiari, monili, altari portatili, croci ed avori, codici miniati, documenti e sigilli, compresi alcuni di mano della stessa Matilde, con una grafia lineare, incisa forte e possente all’inizio, appena più morbida verso la fine, compresa la codificazione del monogramma finale, con la scritta MATILDA DEI GRATIA SI QUID EST intorno ad una croce rinforzata, poi arredi, cartografie, dipinti e sculture, molti dei quali provenienti da alcuni dei più importanti musei europei, oltre che italiani. E, ancora, oggetti di uso quotidiano, parti di imbarcazioni e di abitazioni in legno, finimenti per animali, piatti, ciotole, vasi, per presentare un mondo considerato spesso buio, ma alla fine molto vivo, incentrato sui viaggi, la casa, il cibo, l’agricoltura. Sullo sfondo del grande scontro fra Impero e Papato, sull’onda dell’incontro fra Enrico IV e papa Gregorio VII a Canossa, per intercessione della stessa Matilde, dopo una lunga anticamera imperiale  al freddo ed al gelo con piedi scalzi.Calice Ansato detto di San Donnino, Orafo dell'area mosano-renana, secolo XI-XII, Fidenza (PR), Museo del Duomo - Museo Diocesano di Fidenza
Ultima solo nell’esposizione scritta la mostra presso il monastero di S. Benedetto Polirone, fondato nel 1007 da Tedaldo di Canossa e ingrandito e scelto come ultima dimora dalla comitissa Matilde. Opere d’arte e documenti autentici della stessa Matilde, di Papi ed imperatori, documenti dello Scriptorium abbaziale, opere di molti grandi artisti italiani fra cui Gambara, Farinati e Dalla Rosa, documenti d’archivio sulla gestione patrimoniale dei monaci per i territori vicini al Po e oggetti provenienti da altre importanti abbazie “curate” da Matilde, quali Nonantola, Frassinoro, Orval e St. Pierremont.
Da vedere perché si tratta di un insieme di iniziative che consentono una maggiore comprensione del rapporto fra città e montagna, fra centro e periferia, riunendo centinaia di oggetti, spesso di valore intrinseco già notevole, in contesti di altissimo livello qualitativo, storico e culturale, artigianale ed artistico.