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Numero 7
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno č una testata regolarmente registrata, ne č vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
MIRO: LA TERRA
in mostra a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 17 febbraio al 25 maggio
Palazzo dei Diamanti inaugura
la propria stagione espositiva 2008 con un'importante antologica dedicata a Joan
Mirķ - la prima nel nostro paese da oltre venticinque anni - che rilegge per la
prima volta la sua straordinaria parabola creativa alla luce del suo rapporto con
la terra. La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Thyssen-Bornemisza
di Madrid, documenta gli esiti pių alti della carriera del grande artista
catalano, dalla data della sua prima personale, nel 1918, alle opere degli anni
Ottanta, portando per la prima volta in Italia molti tra i suoi massimi
capolavori.
Tutta l'arte di Mirķ č segnata da un profondo attaccamento per la nativa
Catalogna, per la sua gente e le sue tradizioni. Nell'esposizione il tema viene
indagato nelle sue pių ampie accezioni e simbologie, con opere ispirate al
mondo rurale e al culto delle origini, ai temi della sessualitā e della
fertilitā, a quelli legati alla metamorfosi, all'aldilā e all'eterno
susseguirsi di vita e morte. Sul piano formale, l'interesse di Mirķ nei
confronti della terra si manifesta in un'esaltazione della materia e dei
materiali che compongono l'opera d'arte, scelta che lo porta a raggiungere
soluzioni formali inedite e straordinarie, premessa fondamentale di importanti
correnti del Novecento, come l'Informale americano ed europeo.
La mostra, a cura di Tomās Llorens, esplora l'affascinante intrecciarsi di
questi motivi nell'opera dell'artista e ne offre una nuova chiave di lettura. A
documentarla sono un'ottantina di opere di tecniche diverse - soprattutto
dipinti, ma anche disegni, collage, assemblaggi, sculture, litografie -
provenienti dalle pių prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo.
Aprono il percorso della rassegna le opere ispirate all'ambiente rurale della
localitā catalana di Mont-roig, tra le quali La contadina del 1922-23, dipinto emblematico della produzione
di quegli anni, eccezionalmente concesso in prestito dal Centre Pompidou di
Parigi. La tela č dominata dalla ieratica e imponente figura femminile, signora
del ciclo della vita e del rito quotidiano del lavoro rurale, che partecipa in
maniera originale del ritorno al classicismo degli anni Venti.
La seconda sezione testimonia il contatto con l'avanguardia avvenuto a Parigi e
la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, rarefatto e metaforico, nel quale il
mondo rurale di Mont-roig č evocato da lievissimi segni su fondi monocromi, che
richiamano la sostanza instabile e trasparente dei sogni. Tale processo di
progressiva astrazione e trasfigurazione del dato naturale inizia con Terra
arata del Guggenheim Museum, si accentua nel Paesaggio
catalano (Il cacciatore) del Museum of Modern Art, due opere capitali del
1923-24, entrambe provenienti da New York, che questa mostra offre la rara
opportunitā di vedere affiancate, e giunge a piena maturazione in una serie di
dipinti che hanno come soggetto il contadino catalano. In mostra ne sono esposte
due versioni: quella bellissima del Museo Thyssen-Bornemisza Madrid, scelta come
logo della mostra, con la figura sospesa su uno sfondo blu di Prussia come
un'apparizione notturna e quella altrettanto bella della National Gallery di
Washington, solare e diurna, disegnata su un fondo giallo chiaro che satura ogni
centimetro della composizione. Il culmine e il superamento di questa fase -
segnata dall'adesione al surrealismo - č rappresentato da dipinti dell'estate
del 1927, quali Paesaggio (La lepre)
del Guggenheim e Paesaggio con coniglio e
fiore della National Gallery of Australia di Canberra. In queste tele di
grande formato Mirķ rievoca una Catalogna primordiale, dando vita ad un
personale mito della genesi.
Raggiunto il successo, a partire dal 1928 Mirķ conduce una profonda riflessione
sulle componenti dell'opera d'arte, il cui esito sono i collage e gli
assemblaggi dei primi anni Trenta, come ad esempio l'Oggetto del MoMA, costruzione del 1931, che rappresenta la prima
incursione dell'artista del campo della scultura. L'attrazione per l'elemento
"terrestre" risveglia un nuovo interesse per i materiali - scelti ed
associati con assoluta libertā e con raffinata ironia - che, da ora in avanti,
divengono componenti fondamentali del linguaggio dell'artista. Nei dipinti della
seconda metā degli anni Trenta, presentati nella sezione Figure
plutoniche, Mirķ utilizza supporti inusuali e una tavolozza dai colori
violenti e vivaci, dando vita a paesaggi che sembrano appartenere ad un altro
mondo, popolati da creature misteriose. In particolare, in una importante serie
di dipinti su masonite eseguiti a Mont-roig nell'estate del 1936, di cui in
mostra sono per la prima volta riuniti cinque esemplari, l'artista introduce
materiali come caseina, pece, sabbia e ghiaia raggiungendo un grado di
espressivitā che precorre l'Informale.
Nel 1940 Mirķ lascia la Francia e fa ritorno in Spagna. Nella sua terra trova
ispirazione per un'ulteriore evoluzione: sperimenta la ceramica e torna a
cimentarsi, con rinnovata audacia, nell'impiego di nuovi materiali, adottando
soluzioni che rivelano un diretto rapporto con i
recenti sviluppi dell'arte americana ed europea. Attestano la vitalitā di un
artista ormai maturo e coronato dal successo internazionale opere realizzate di
getto, con macchie di colore gocciolante e con inserti in corda, come la Composizione
con corde (1950) del Van Abbemuseum di Eindhoven, o assemblaggi che
integrano materiali inconsueti, come accade nel caso della Donna
(1946), capolavoro della Fundaciķ Joan Mirķ di Barcellona, composta da un
osso, una macina in pietra e un filo d'acciaio.
L'ultima sezione della mostra č dedicata ai lavori realizzati, a partire dal
1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, nei quali ricorre il formato
monumentale e la scelta di temi legati alla femminilitā e alla sessualitā nel
loro carattere primordiale e tellurico. Sono motivi che toccano le corde pių
profonde della sensibilitā dell'artista, come rivelano le diverse
interpretazioni che questa mostra permette di ammirare: dalle drammatiche Donne,
uccelli dipinte su grandi tele e carte, alle Donne
in bronzo e in ceramica, essenziali ed enigmatiche come idoli primitivi, fino
agli assemblaggi che integrano materiali sempre nuovi. Ancora in tarda etā Mirķ
continua infatti a misurarsi con originali procedimenti operativi, alla ricerca
di nuovi traguardi espressivi, di cui č un esempio emblematico il ciclo di
opere intitolato Sobreteixim (1972-73).
La mostra si chiude con un capolavoro della tarda maturitā esposto in rarissime
occasioni, Figure e uccelli nella notte
(1974) del Centre Pompidou, un immenso murale su tela dipinto con una pennellata
gestuale, che evoca la palpitazione oscura della notte e la potenza misteriosa
dei principi vitali della natura nella loro incessante trasformazione.
Mostra a cura di Tomās Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione
con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Comune di Ferrara, la Provincia di
Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara
e la Cassa di Risparmio di Ferrara.
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedė incluso, dalla
domenica al giovedė dalle 9.00 alle 20.00, venerdė e sabato 9.00 alle 22.00.
Aperto anche 23 e 24 marzo, 25 aprile e 1 maggio
Ingresso: intero 10.00, ridotto 8.00, scuole 4.00
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore, a cura di Tomās Llorens, con testi di
Tomās Llorens e Marta Ruiz del Árbol
Per informazioni e prenotazioni:
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064
e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it
Ufficio stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo, tel. 049.663499
e-mail: info@studioesseci.net, WS: www.studioesseci.net
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