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Cultura
POTERE E SPLENDORE DEI PICENI
in mostra a Matelica, Macerata, fino al 31 ottobre
Gianluca Gabrielli
Il
centro di Matelica è un piccolo gioiello che la lungimiranza di amministratori
e cittadini ha saputo conservare al riparo delle ingiurie del tempo e degli
uomini. La via centrale attraversa l’abitato, fiancheggiata da abitazioni e
palazzi i cui stili costruttivi rappresentano tutte le epoche storiche, dal 1400
al 1700 e si apre sulla Piazza, delimitata nel suo perimetro
da una loggia in mattoni che permette ai cittadini, oggi come ieri, di
passeggiare al coperto in caso di pioggia ed all’ombra durante i mesi più
caldi. Sulla piazza si affaccia, tra gli altri, lo splendido edificio di Palazzo
Ottoni, sede della mostra “Potere e splendore dei Piceni”.
Appena entrato, il visitatore viene riportato indietro nel tempo da due diorami
in scala che riproducono l’uno, l’esatta disposizione degli oggetti di
corredo e della salma all’interno della sepoltura, l’altro uno spaccato del
tumulo sepolcrale che illustra le varie fasi della sua realizzazione. Dopo una
breve sosta alla biglietteria per l’acquisto del ticket (costo € 7,00)
assieme al quale viene offerta una sintetica ma preziosa guida alla visita della
mostra, nella prima sala il visitatore viene accolto da alcuni pannelli
esplicativi che inquadrano, dal punto di vista storico ed archeologico, il
periodo cui si riferiscono i reperti esposti, l’Orientalizzante ( 730 – 650
a.C. circa ).
La sala successiva si apre con due reperti veramente
rappresentativi: una “oinochoe” (brocca
da vino) realizzata ricavandone il corpo da un uovo di struzzo, decorato con
incisioni geometriche e scene figurate, ed una lunga collana in vaghi d’ambra
e lamine di bronzo, che testimoniano immediatamente il grado di ricchezza e di
eccezionalità dei reperti.
Poi l’occhio viene catturato da vasi da mensa in bronzo con decorazioni
sbalzate ed applicazioni plastiche che, nella loro stilizzazione, riescono ad
evocare scene di danza guerresca o coppie di cavalli; da servizi in terracotta
che nulla hanno da invidiare a quelli in metallo per varietà di forme e di
decorazioni; da piccole preziosità come la “ kylix” (coppa per bere) in
argento; dalla ricchezza di fogge delle” fibulae” (spilloni per abiti), “
a disco”, ”ad arco serpeggiante”, realizzate in bronzo, argento, ferro,
impreziosite e variamente decorate da vaghi di osso, avorio ed ambra.
A richiamare alla memoria del turista i versi dell’Iliade e dell’Odissea che
descrivono battaglie combattute da uomini coperti da grandi scudi contribuisce,
invece, l’esposizione di alcuni frammenti di uno scudo di tipo oplitico, in
bronzo decorato a sbalzo con figure di leoni. E poi, nelle sale successive, la
suggestione continua con la ricostruzione di un carro
da guerra sepolto col suo proprietario, assieme agli schinieri (protezioni per
le gambe), alle piastre pettorali, agli elmi da guerra e da parata, alle spade
ed ai pugnali in ferro con impugnature in avorio finemente cesellato, alle punte
di lancia di varie dimensioni e forme, ai cinturoni in bronzo. Tutto
l’armamentario di un signore potente e ricco, che voleva sottolineare la sua
fierezza ed il suo valore guerriero. Un tocco di sentimento ed umanità è
fornito dallo scheletro del cane da caccia preferito, seppellito accanto al
padrone per accompagnarlo nell’ultimo viaggio.
L’ultima sorpresa, all’uscita dalla mostra è offerta dalla possibilità di
visitare i pavimenti a mosaico, relativi ad una “domus” di epoca romana,
rinvenuti nelle fondamenta del palazzo che ospita la mostra: i motivi
geometrici, perfetti e colorati, ci ricordano che la modernità non ha tempo e
che i gusti, col trascorrere dei secoli, non sono poi così mutati.
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