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Anno
11
Numero
28

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

POTERE E SPLENDORE DEI PICENI
in mostra a Matelica, Macerata, fino al 31 ottobre   

Gianluca Gabrielli 

Il centro di Matelica è un piccolo gioiello che la lungimiranza di amministratori e cittadini ha saputo conservare al riparo delle ingiurie del tempo e degli uomini. La via centrale attraversa l’abitato, fiancheggiata da abitazioni e palazzi i cui stili costruttivi rappresentano tutte le epoche storiche, dal 1400 al 1700 e si apre sulla Piazza, delimitata nel suo perimetro da una loggia in mattoni che permette ai cittadini, oggi come ieri, di passeggiare al coperto in caso di pioggia ed all’ombra durante i mesi più caldi. Sulla piazza si affaccia, tra gli altri, lo splendido edificio di Palazzo Ottoni, sede della mostra “Potere e splendore dei Piceni”.
Appena entrato, il visitatore viene riportato indietro nel tempo da due diorami in scala che riproducono l’uno, l’esatta disposizione degli oggetti di corredo e della salma all’interno della sepoltura, l’altro uno spaccato del tumulo sepolcrale che illustra le varie fasi della sua realizzazione. Dopo una breve sosta alla biglietteria per l’acquisto del ticket (costo € 7,00) assieme al quale viene offerta una sintetica ma preziosa guida alla visita della mostra, nella prima sala il visitatore viene accolto da alcuni pannelli esplicativi che inquadrano, dal punto di vista storico ed archeologico, il periodo cui si riferiscono i reperti esposti, l’Orientalizzante ( 730 – 650 a.C. circa ).
 
La sala successiva si apre con due reperti veramente rappresentativi: una “oinochoe” Anfora(brocca da vino) realizzata ricavandone il corpo da un uovo di struzzo, decorato con incisioni geometriche e scene figurate, ed una lunga collana in vaghi d’ambra e lamine di bronzo, che testimoniano immediatamente il grado di ricchezza e di eccezionalità dei reperti.
Poi l’occhio viene catturato da vasi da mensa in bronzo con decorazioni sbalzate ed applicazioni plastiche che, nella loro stilizzazione, riescono ad evocare scene di danza guerresca o coppie di cavalli; da servizi in terracotta che nulla hanno da invidiare a quelli in metallo per varietà di forme e di decorazioni; da piccole preziosità come la “ kylix” (coppa per bere) in argento; dalla ricchezza di fogge delle” fibulae” (spilloni per abiti), “ a disco”, ”ad arco serpeggiante”, realizzate in bronzo, argento, ferro, impreziosite e variamente decorate da vaghi di osso, avorio ed ambra.
A richiamare alla memoria del turista i versi dell’Iliade e dell’Odissea che descrivono battaglie combattute da uomini coperti da grandi scudi contribuisce, invece, l’esposizione di alcuni frammenti di uno scudo di tipo oplitico, in bronzo decorato a sbalzo con figure di leoni. E poi, nelle sale successive, la suggestione continua con la ricostruzione di un carro da guerra sepolto col suo proprietario, assieme agli schinieri (protezioni per le gambe), alle piastre pettorali, agli elmi da guerra e da parata, alle spade ed ai pugnali in ferro con impugnature in avorio finemente cesellato, alle punte di lancia di varie dimensioni e forme, ai cinturoni in bronzo. Tutto l’armamentario di un signore potente e ricco, che voleva sottolineare la sua fierezza ed il suo valore guerriero. Un tocco di sentimento ed umanità è fornito dallo scheletro del cane da caccia preferito, seppellito accanto al padrone per accompagnarlo nell’ultimo viaggio.
L’ultima sorpresa, all’uscita dalla mostra è offerta dalla possibilità di visitare i pavimenti a mosaico, relativi ad una “domus” di epoca romana, rinvenuti nelle fondamenta del palazzo che ospita la mostra: i motivi geometrici, perfetti e colorati, ci ricordano che la modernità non ha tempo e che i gusti, col trascorrere dei secoli, non sono poi così mutati.