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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
UMORISTA PER CASO O PER PASSIONE? NELLA
PRIMA PUNTATA CE LO RACCONTA VITTORIO VIGHI
Ottavia Alto
DIETRO LO SPECCHIO
Antonia Bonomi
ALCUNE OPERE... |
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Vittorio Vighi, bolognese di nascita e
romano di adozione, l'abbiamo incontrato alla mostra dedicata agli umoristi promossa dalla
Galleria "Athena Arte". Grazie a questa mostra, è nata l'idea di dedicare una
serie di servizi a quelle che sono ancora "belle penne e belle menti",
ingiustamente dimenticate negli ultimi tempi.
Vittorio Vighi, il suo essere umorista, disegnatore di
vignette satiriche o surreali, è stata una vocazione o una scelta dovuta ai casi della
vita?
Una vocazione. I miei genitori mi avevano avviato alla
Giurisprudenza, ma non era proprio il mio caso. Fin da quando ero bambino non ho fatto
altro che disegnare, riempiendo tutto ciò che trovavo, libri e quaderni, dove ci fosse un
piccolo spazio disponibile.
Come è stato scoperto?
Ho incominciato sulla fine degli anni '40, quando frequentavo il
liceo e, poi, all'Università, a mandare le mie vignette a vari giornali e un bel giorno
ho ricevuto una lettera di Vito De Bellis, allora editore e direttore del Marc'Aurelio, in
cui mi diceva che lui e la redazione apprezzavano molto la mia opera. M'invitava a
collaborare al giornale, però avrei dovuto trasferirmi a Roma. Era la fine del '51,
inizio '52.
E lei, che cosa ha fatto?
Ho preso la mia valigetta, ho salutato i miei genitori e sono
venuto a Roma.
Va da sé che il mondo ha perso un avvocato.
Ho dato una dozzina d'esami e lì mi sono fermato. Non era
proprio la mia vocazione. Oltre al Marc'Aurelio, in contemporanea collaboravo anche con
altri giornali. Poi, è finita la stagione dei giornali umoristici, anche il Marc'Aurelio
ha chiuso e io, come tutti i miei colleghi, sono stato risucchiato dal cinema, radio e
televisione come autori di testi, sceneggiatori.
Qualche titolo?
Qualche filmetto, per la Rai Tandem, Europa Europa, Buona sera
con
, Carta Bianca, Mi racconti una favola, Giallo sera e tanti altri. L'avventura è
durata una buona trentina d'anni, sono andato in pensione con Il pranzo è servito,
condotto prima da Corrado e poi da Claudio Lippi.
Con la pensione, lo spirito umoristico vignettistico è
sparito?
Tutt'altro, però non c'è spazio. Non ci sono più giornali che
raccolgano più firme, perciò
e io ho recuperato una mia vecchia passione: la
pittura. Il problema era rappresentato dal fatto che non era nelle mie corde dipingere
marine o baite di montagna. Volevo trovare un filo che mi legasse al mio passato di
umorista. Ci ho pensato, ho provato e da un anno ho trovato, penso, la strada, confortato
anche dal parere dei critici, tra i quali Luigi Lambertini, Gianni Cascone, Raffaella Del
Puglia.
Qual è la via trovata?
Eccola.
E Vighi mostra i suoi quadri. Per capirne lo spirito, ecco un
sunto di ciò che ha scritto Gianni Cascone:
"Al di là delle illustrazioni del secolo moderno, dei
ricordi personali e della memoria collettiva, il "fil muto" di Vighi declina
senza fine la ricerca disperata di una identità sia pure minima, banale e consumistica.
Le figure che ci hanno fatto sorridere, intenerire o sognare alla fine si trasformano in
uno specchio di carta. È su questa superficie, rugosa e fragile, che ci dobbiamo
specchiare alla fine del secolo. L'emblema di noi stessi sta proprio in quegli omini-massa
trasparenti che Vittorio Vighi, venendo dalla caricatura e dalla televisione, ha saputo
creare e mettere contro lo sfondo di città infernali".
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