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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura


VILLA DEI QUINTILI il regno di Commodo a Roma

Giorgia Antonetti

 Il 28 giugno 2000 è stata inaugurata la Villa dei Quintili, splendida struttura monumentale situata tra l’Appia Nuova e l’Appia antica e migliaia sono le persone che da quella data si sono recate a visitare la residenza di campagna dell’Imperatore Commodo. Gli interventi di questi ultimi anni, hanno permesso di aprire al pubblico parte del complesso, ma numerosi saranno ancora gli scavi che seguiranno, sempre se verranno rinnovati i fondi necessari. Fino ad ora il costo dell’operazione è stato di sei miliardi, gran parte dei quali provenienti dai fondi per il Giubileo e i prossimi investimenti serviranno, oltre che per riportare alla luce altri spazi, anche per costruire un parco attrezzato per il pubblico con panchine e tavoli.
La storia ci dice che il sito è noto nelle antiche mappe come Statuario, per la numerose sculture ritrovate, o anche Roma Vecchia. I proprietari della villa erano i fratelli Sestio Quintilio Condiano e Sestio Quintilio Valerio Massimo, appartenenti ad una delle famiglie più insigni dell’epoca. I due fratelli ricoprirono nel 151 d.C. la carica di consoli e negli anni seguenti prestigiosi incarichi in Grecia e in Asia, sotto il regno degli Imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio. L’Imperatore Commodo, li fece uccidere nel 182 d.C., con l’accusa (forse ingiusta), di aver congiurato contro di lui. Da quel momento confiscò tutti i loro beni compresa la villa situata al V miglio della via Appia, che rimase di proprietà imperiale per tutto il lll secolo d.C. Commodo modificò gran parte della struttura, soprattutto nella zona degli appartamenti residenziali e nella parte termale. Gli scavi, iniziati già alla fine del settecento, hanno ripreso vigore a partire dai primi decenni del ‘900, quando sono state rinvenute numerose opere, esposte ora nel Museo Nazionale di Palazzo Massimo. Altre collezioni sono esposte anche all’estero, per esempio nel Museo del Louvre. La Villa dal 1797 appartenne ai Torlonia. Nel 1985, lo Stato ha acquistato 24 ettari del complesso.

 La struttura
Nel recupero di tutta l’area, la soprintendenza   ha scelto di far iniziare il percorso di visita con l’allestimento di un Antiquarium, dove sono esposti numerosi ritrovamenti che permettono di ricostruire la storia della Villa. Sono esposte una testa di Zeus e due statue acefale di Artemide e Apollo, ritrovate durante lavori agricoli del 1935. Le statue sono tutte divine, romane e orientali (Ercole, Sclevio, Minerva, Cibele e Astarte), a testimonianza della presenza di più culti. Tali commistioni si ritrovano anche in alcuni particolari di qualche scultura. Ad esempio in un Giove Capitolino, il quale siede su una roccia e non su un trono, a differenza dello Zeus Bronton, producendo così degli ibridi scultorei. Le statue non sono mai bianche, ma sempre decorate. Pezzo molto importante dell’Antiquarium, è un disco in alabastro, recante una scrittura cristiana e il simbolo del pesce, tipico della cristianità, che dimostrerebbe una precoce cristianizzazione dei Quintili; alcuni esperti però, non ci credono.
Altri reperti importanti sono i resti di affreschi con stucchi e pavimenti marmorei, che si ritrovano anche all’interno della Villa, in perfette condizioni.
Proseguendo, si possono guardare le fistule acquarie e i mattoni con bollo, i quali riportano i nomi delle fabbriche da cui provenivano e i nomi dei proprietari (cosi’ si è arrivati ai Quintili).
E’ presente anche un capitello con leogrifi, scavato nel ’99, di origine africana e quindi del periodo dei Settimi Severi.
Uscendo dall’Antiquarium, si può ammirare tutta la struttura dal basso. La Villa è situata su un promontorio che arriva fino alle tombe di Cecilia Metella. Purtroppo sono andati persi gli ambienti sovrastanti e si possono osservare solo i basamenti e qualche arcata, che in passato era chiusa da vetrate. Il tetto non si sa se fosse piatto o, più probabilmente, a volta e di legno.
Si arriva così, alla zona termale calda, detta Caldarium. Questa inizia con gli spogliatoi, poi con bagni di acqua fredda, poi tiepida, poi calda e infine nuovamente fredda, tutto ciò per evitare traumi al corpo. L’acqua proveniva da un canale di acquedotto e la pavimentazione in ardesia  tratteneva il calore. Il bacino centrale del Caldarium era ricoperto d’acqua fino alle gradinate e gli altri bacini erano posti all’imboccatura dei forni dai quali provenivano il fuoco e l’acqua calda. Dalla parte calda, attraverso un viale si arriva al Frigidarium. Qui sono ancora presenti numerose decorazioni parietali e pavimentali, soprattutto con marmi di colore rosso e giallo. Si possono ammirare anche due colonne in cipollino e marmo di Carrara, scoperte nel ’99, che prima decoravano il Teatro Apollo dei Torlonia. Ciò sta ad indicare che tutta la zona era stata sottoposta a spoliazione. Tra l’altro nella Villa, durante gli scavi del ’28 per la costruzione della ferrovia dei Colli Albani, si trovò un grande fosso contenente materiali antichi, chiamato calcara, che furono venduti.
Tra il ’98 e il ’99, gli scavi hanno portato alla luce tutta l’area del settore di rappresentanza, zona di incontro, tra la parte residenziale diurna e il settore abitativo, totalmente rimodernato da Commodo.
L’area che suscita più interesse è quella di un edificio ovale semidiroccato, alle spalle delle terme, ribattezzato in quest’ultimo periodo “Piccolo Colosseo”. In realtà si chiamava Teatro Marittimo, per una vaga somiglianza con la villa di Adriano a Tivoli. Sicuro è, però, che non si tratti di un teatro. Probabilmente era il luogo dove l’Imperatore si dilettava nell’arte della caccia.
Altri dubbi ci sono sull’esistenza di un santuario dedicato a Zeus, divinità cui Marco Aurelio amava collegare la propria figura. Bisognerà aspettare che la collinetta ancora esistente venga scavata.