Quante volte ci troviamo in imbarazzo: Si dice benedivano o
benedicevano? Accétta o accètta? Bòtte o botte con la o larga? Questi e altri piccoli
problemi quotidiani vogliamo aiutarvi a risolvere con questa rubrica che vi spiegherà
anche come e quando sono nate certe parole, da che cosa derivano.
Ottavia Alto
NOMI
E COGNOMI
Va
messo prima il nome o il cognome? Questo è il dilemma. In realtà, la soluzione
è semplice:
il cognome precede il nome solo negli elenchi alfabetici nei registri d'ufficio,
nelle indicazioni burocratiche per facilità di ricerca e catalogazione il nome
precede sempre il cognome quando ci si presenta, quando si firma qualunque
documento personale, assegni ecc. ricordate questa regoletta se per cognome
avete due nomi come, ad esempio, Carmine Luciano. Nessuno vi confonderà con una
donna, ma eviterete di far lambiccare il cervello al vostro prossimo per capire
qual è il vostro nome. Se voi lo dite nell'ordine esatto, l'ignorante sarà
lui. Ricordatevene a maggior ragione se vi chiamate Ruggero, nome, Rosa cognome,
o Rosa, nome, Ruggero cognome e scrivete a qualcuno che non ha modo di stabilire
il vostro sesso. Eviterete perplessità in
chi pensava di assumere una vezzosa fanciulla o un baldo giovane e si trova
davanti l'opposto.
ACCENTI:
prendiamo lo spunto da Francesca, la prima eliminata dalla trasmissione
"Grande Fratello" e dal suo errore: si è definita una ragazza "ilàre".
Errore numero uno: la pronuncia corretta è "ìlare".
Errore numero due, forse un po' sofistico da parte mia: ìlare indica che è di
buon umore, che mostra contentezza, una scelta migliore sarebbe stato dire di
temperamento socievole, allegro.
Bisbìglio o bisbiglìo? Sono entrambi esatti, solo che il primo si riferisce al
rumore sommesso di chi parla a bassa voce, mentre il secondo si riferisce allo
stesso rumore ma continuato. Vale la stessa regola per gorgòglio e gorgoglìo,
rumore e rumorìo, voce e vocìo.
Ricordate: mangiate un'alìce fritta, non un'àlice.
Errori geografici che si sentono, ahinoi, troppo spesso anche alla radio e alla
televisione:
Cecoslovàcchia è per lo più pronunciata Cecoslovacchìa. Regola: i nomi delle
Nazioni e delle città che terminano in -ia non hanno la i accentata come Germània,
Itàlia ecc. Perché, allora, si dice Tunisìa, Algerìa, Romanìa ecc.? Perché
questi nomi li abbiamo ripresi dal francese, mentre la Cecoslovàcchia, stato
formatosi dopo la Prima guerra, non occorre rifarsi al francese. E, poi, lo
stato che si è unito alla Boemia, diventata Ceco, si chiamava Slovàcchia.
In Italia, sempre tra radio e televisione, sentiamo dire spesso Frìuli. La
pronuncia corretta è Friùli, forma italianizzata della voce dialettale Friùl
derivata dal latino Forum Iùlii.
PASSAMI UN ARANCIO O MANGIO UN'ARANCIA imbarazzi della vita
quotidiana
Parliamo di frutta e vediamo di chiarire qualche equivoco nel quale cadiamo
involontariamente.
Il frutto o i frutti sono genericamente i prodotti della terra, o i prodotti del capitale,
di un lavoro, di una buona o cattiva educazione se non stiamo parlando del mondo vegetale.
La frutta è quella staccata dall'albero, che si porta in tavola ed è singolare anche se
avete un vassoio colmo di più qualità di frutta, appunto. In Toscana si usa dire
"le frutta", ma ha l'aria di un inutile preziosismo, di un toscaneggiamento,
guai a dire "le frutte", che è orribile oltre che sbagliato.
Si mangia l'arancio o l'arancia? Se volete mangiare un arancio, dovete avere una gran
fame, oltre che denti e stomaco robustissimi poiché l'arancio è l'albero, mentre il
frutto del medesimo è l'arancia, femminile.
Il prodotto dell'albero è per lo più femminile: il melo dà la mela, il pero dà la
pera, l'arancio l'arancia, il ciliegio la ciliegia e via dicendo, ma ci sono casi in cui
albero e frutto sono esclusivamente maschili, uno in cui esiste solo il plurale.
Diciamolo subito: si dice il cachi anche quando è uno solo.
Maschile albero e maschile frutto per cedro, fico, limone, mandarancio, mandarino,
pompelmo e per la maggior parte dei frutti esotici come ananas, avocado, mango, kiwi ecc.
Mangio un pomodoro o compero un chilo di pomidoro, o si dice pomidori? Mangiate
tranquillamente il vostro pomodoro e acquistatene pure un chilo, ma che siano pomodori.
Si dice ulivo o olivo? Sono entrambi corretti, ma ulivo si usa per lo più quando ci si
riferisce al sacro, come la domenica degli ulivi.
QUELLO/A
Se nel discorso parlato vi capita di dire:
quella strada lì è stretta e polverosa
quel ragazzo lì è un discolo
la cosa non è grave, serve a dare forza al discorso però
quando scrivete dovrete accuratamente evitare ogni tipo di rinforzo, limitandovi a:
quella strada è stretta e polverosa
quel ragazzo è un discolo
QUESTO/A
Se parlando vi capita di dire:
questa ragazza qui ha i capelli rossi
questo libro qui è vecchio
quando scrivete vi limiterete a:
questa ragazza ha i capelli rossi
questo libro è vecchio
CODESTO/A
Codesto e codesta sembrano essere appannaggio dei toscani,
invece hanno una funzione ben precisa. Quale? Questo/a indica qualcosa vicino a chi parla
o scrive, codesto/a indica qualcosa vicino alla persona alla quale si parla o si scrive:
chi telefona o scrive a una persona che abita in unaltra città, parlando della
medesima dirà:
codesta (tua) città
se si parla o si scrive di una città lontana da entrambi, si dirà
quella città.
ACCENTI:
mìcrobo o micròbio? La forma legittima sarebbe micròbio, ma
si accetta mìcrobo per
carità dorecchio
Si dice Andalusìa e non Andalùsia
Si dice appendìce e non appèndice
Si dice bazzècola e non bazzeccola
Si dice Benàco e non Bènaco
Si dice cachi, il frutto, sia al singolare che al plurale
Si dice arrògo e non àrrogo
Si dice àvoco e non avòco
Si dice corrùgo e non còrrugo