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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Curiosità

COME SI DICE

Quante volte ci troviamo in imbarazzo: Si dice benedivano o benedicevano? Accétta o accètta? Bòtte o botte con la o larga? Questi e altri piccoli problemi quotidiani vogliamo aiutarvi a risolvere con questa rubrica che vi spiegherà anche come e quando sono nate certe parole, da che cosa derivano.

Ottavia Alto

NOMI E COGNOMI

Va messo prima il nome o il cognome? Questo è il dilemma. In realtà, la soluzione è  semplice:
il cognome precede il nome solo negli elenchi alfabetici nei registri d'ufficio, nelle indicazioni burocratiche per facilità di ricerca e catalogazione il nome precede sempre il cognome quando ci si presenta, quando si firma qualunque documento personale, assegni ecc. ricordate questa regoletta se per cognome avete due nomi come, ad esempio, Carmine Luciano. Nessuno vi confonderà con una donna, ma eviterete di far lambiccare il cervello al vostro prossimo per capire qual è il vostro nome. Se voi lo dite nell'ordine esatto, l'ignorante sarà lui. Ricordatevene a maggior ragione se vi chiamate Ruggero, nome, Rosa cognome, o Rosa, nome, Ruggero cognome e scrivete a qualcuno che non ha modo di stabilire il vostro sesso. Eviterete perplessità  in chi pensava di assumere una vezzosa fanciulla o un baldo giovane e si trova davanti l'opposto. 

ACCENTI:
prendiamo lo spunto da Francesca, la prima eliminata dalla trasmissione "Grande Fratello" e dal suo errore: si è definita una ragazza "ilàre". 
Errore numero uno: la pronuncia corretta è "ìlare".
Errore numero due, forse un po' sofistico da parte mia: ìlare indica che è di buon umore, che mostra contentezza, una scelta migliore sarebbe stato dire di temperamento socievole, allegro.
Bisbìglio o bisbiglìo? Sono entrambi esatti, solo che il primo si riferisce al rumore sommesso di chi parla a bassa voce, mentre il secondo si riferisce allo stesso rumore ma continuato. Vale la stessa regola per gorgòglio e gorgoglìo, rumore e rumorìo, voce e vocìo.
Ricordate: mangiate un'alìce fritta, non un'àlice.
Errori geografici che si sentono, ahinoi, troppo spesso anche alla radio e alla televisione:
Cecoslovàcchia è per lo più pronunciata Cecoslovacchìa. Regola: i nomi delle Nazioni e delle città che terminano in -ia non hanno la i accentata come Germània, Itàlia ecc. Perché, allora, si dice Tunisìa, Algerìa, Romanìa ecc.? Perché questi nomi li abbiamo ripresi dal francese, mentre la Cecoslovàcchia, stato formatosi dopo la Prima guerra, non occorre rifarsi al francese. E, poi, lo stato che si è unito alla Boemia, diventata Ceco, si chiamava Slovàcchia.
In Italia, sempre tra radio e televisione, sentiamo dire spesso Frìuli. La pronuncia corretta è Friùli, forma italianizzata della voce dialettale Friùl derivata dal latino Forum Iùlii.

PASSAMI UN ARANCIO O MANGIO UN'ARANCIA imbarazzi della vita quotidiana
Parliamo di frutta e vediamo di chiarire qualche equivoco nel quale cadiamo involontariamente.
Il frutto o i frutti sono genericamente i prodotti della terra, o i prodotti del capitale, di un lavoro, di una buona o cattiva educazione se non stiamo parlando del mondo vegetale.
La frutta è quella staccata dall'albero, che si porta in tavola ed è singolare anche se avete un vassoio colmo di più qualità di frutta, appunto. In Toscana si usa dire "le frutta", ma ha l'aria di un inutile preziosismo, di un toscaneggiamento, guai a dire "le frutte", che è orribile oltre che sbagliato.
Si mangia l'arancio o l'arancia? Se volete mangiare un arancio, dovete avere una gran fame, oltre che denti e stomaco robustissimi poiché l'arancio è l'albero, mentre il frutto del medesimo è l'arancia, femminile.
Il prodotto dell'albero è per lo più femminile: il melo dà la mela, il pero dà la pera, l'arancio l'arancia, il ciliegio la ciliegia e via dicendo, ma ci sono casi in cui albero e frutto sono esclusivamente maschili, uno in cui esiste solo il plurale.
Diciamolo subito: si dice il cachi anche quando è uno solo.
Maschile albero e maschile frutto per cedro, fico, limone, mandarancio, mandarino, pompelmo e per la maggior parte dei frutti esotici come ananas, avocado, mango, kiwi ecc.
Mangio un pomodoro o compero un chilo di pomidoro, o si dice pomidori? Mangiate tranquillamente il vostro pomodoro e acquistatene pure un chilo, ma che siano pomodori.
Si dice ulivo o olivo? Sono entrambi corretti, ma ulivo si usa per lo più quando ci si riferisce al sacro, come la domenica degli ulivi.

QUELLO/A

Se nel discorso parlato vi capita di dire:
quella strada lì è stretta e polverosa
quel ragazzo lì è un discolo
la cosa non è grave, serve a dare forza al discorso però…
quando scrivete dovrete accuratamente evitare ogni tipo di rinforzo, limitandovi a:
quella strada è stretta e polverosa
quel ragazzo è un discolo

QUESTO/A

Se parlando vi capita di dire:
questa ragazza qui ha i capelli rossi
questo libro qui è vecchio
quando scrivete vi limiterete a:
questa ragazza ha i capelli rossi
questo libro è vecchio

CODESTO/A

Codesto e codesta sembrano essere appannaggio dei toscani, invece hanno una funzione ben precisa. Quale? Questo/a indica qualcosa vicino a chi parla o scrive, codesto/a indica qualcosa vicino alla persona alla quale si parla o si scrive:
chi telefona o scrive a una persona che abita in un’altra città, parlando della medesima dirà:
codesta (tua) città
se si parla o si scrive di una città lontana da entrambi, si dirà
quella città.

ACCENTI:

mìcrobo o micròbio? La forma legittima sarebbe micròbio, ma si accetta mìcrobo per…carità d’orecchio
Si dice Andalusìa e non Andalùsia
Si dice appendìce e non appèndice
Si dice bazzècola e non bazzeccola
Si dice Benàco e non Bènaco
Si dice cachi, il frutto, sia al singolare che al plurale
Si dice arrògo e non àrrogo
Si dice àvoco e non avòco
Si dice corrùgo e non còrrugo