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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Curiosità
CURIOSIAMO E
GIOCHIAMO
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JOHANNES
KEPLERO il “lunatico” figlio di Caterina di Wuttenberg
Rosa
Mauro
Wuttenberg
, all’epoca in cui parliamo, 1571, non era che un paesotto.
E Caterina era solo un’erborista, piccola magra e cattiva, come ebbe occasione
di scrivere suo figlio.
Era in realtà figlia di un borgomastro, ripudiata dalla famiglia per essersi
legata (non si sa bene se in matrimonio regolare) con un soldato di ventura.
Il figlio di Caterina di cui stiamo parlando nacque settimino e venne chiamato
Johannes.
Dalla disposizione dei pianeti alla sua nascita , dalla sua prematurità e forse
da altri segni che non volle mai rivelare, Caterina gli predisse un grande
destino.
Immagino che, quando lo disse al marito, egli se ne dovette fare di risate.
Da un soldato di ventura e un’erborista piena di figli che stentava a
sopravvivere, cosa mai poteva venire fuori?
Ma Caterina credeva alla sua previsione.
A sei anni portò il piccolo Johannes a vedere la sua prima eclissi di luna.
E quando egli dovette abbandonare l’artigianato perché debole di salute
forse fu l’unica che non se ne rattristò.
Il nome completo di Johannes era Johannes Kepler, o Keplero.
Egli studiò scienze umanistiche , ma anche matematica con Mills, seguace di
Copernico.
Chiamato da Tycho Brahe nel 1600, a causa della sua miopia fu messo a fare
calcoli per l’orbita di Marte.
Fu studiandola che Keplero ebbe l’intuizione delle sue tre leggi sulle orbite
planetarie, che aprirono la strada alla grande scoperta di Newton sulla
gravitazione universale.
Keplero aveva ereditato un bel caratterino dalla madre, e difese a spada tratta
il sistema Copernicano anche contro Brahe.
Il suo elegante trattato “Astronomia Nova” fu la migliore spiegazione
geometrica del sistema copernicano.
Di spirito indipendente, egli redigeva anche almanacchi astrologici, con
consigli metereologici azzeccati dovuti a conoscenze trasmesse, di sicuro, da
sua madre.
Caterina non gli chiese aiuto la prima volta che fu accusata di stregoneria.
Aveva 77 anni, e si difese da sola contro le “donnette stupide ed ignoranti”
che le stavano davanti.
Era colta ed intelligente, da ragazza, tre anni dopo la nascita di Johannes,
aveva inseguito il marito, partito per l’ennesima guerra e dimenticatosi di
lei e dei figli.
Perciò fu condannata, ed incarcerata.
Dicevano che faceva stregonerie anche in cella, perché, sdentata, usava un
coltello per tagliare il pane.
Che non pregava, che non era umile.
Johannes nel frattempo aveva scritto il Somnium.
Un trattato in cui diceva che, con l’aiuto di una donna, aveva evocato un
demone lunare che gli aveva spiegato il sistema copernicano.
Il Somnium ha molte letture, primo libro di fantascienza, oppure uno dei primi
trattati di divulgazione scientifica, insieme al Nuncius sidereus di Galilei. Di
sicuro è anche una orgogliosa
dimostrazione di amore filiale, il riconoscimento di una sapienza condannata in
quegli anni oscuri.
Così forte era l’ombra della madre in quest’opera che egli, che la divulgò
senza realmente pubblicarla in vita, pensò che fosse stata la causa della
denuncia della madre all’inquisizione.
Keplero diceva che sua madre aveva una natura cattiva, anche se ne attribuiva la
colpa agli influssi astrali.
E’ probabile che fosse una donna orgogliosa e forte, legata ad un compagno
distratto e fedifrago, povera e con troppi figli da mandare avanti.
Ma, vistala abbandonata da tutti, ed in odore di essere condannata
definitivamente, Keplero si recò al tribunale dell’inquisizione.
Il famoso astronomo, che ormai era matematico imperiale, abbandonò tutto per
essere ancora il figlio di Caterina.
Sottobraccio a lei, fu così convincente che Caterina fu assolta.
Ma visse ancora un solo anno, per le privazioni che aveva subito in carcere.
Keplero perse tutto per farla vivere negli agi quell’ultimo periodo della sua
esistenza, unico dei suoi numerosi fratelli, che avevano tutti ripudiato la
madre.
Sono sicura che Caterina chiuse gli occhi più felice di quanto lo fosse mai
stata in vita sua.
Johannes aveva raggiunto la conoscenza cui lei lo aveva iniziato, ed era il più
grande di tutti.
Con lui nasceva la moderna cosmologia, e le vecchie conoscenze “magiche”,
che credevano nell’armonia del cosmo e nella suprema bellezza del creato,
venivano riscattate.
Dicono che dietro un grande uomo c’è una grande donna, e per Keplero fu sua
madre.
Una donna coraggiosa, in tempi oscuri.
Una scienziata, quando questo voleva dire morire sul rogo, che riuscì in una
grande impresa: accendere lo
spirito immortale della conoscenza libera in suo figlio.
Egli la ripagò, rischiando tutto per combattere con lei il pregiudizio e
l’ignoranza.
E, come lei, perse la sua battaglia, morendo povero in canna, abbandonato da
moglie e figli.
Vendendo magia a buon mercato, attraverso gli almanacchi.
La grandezza di Keplero come scienziato resta indiscutibile.
Ma per me è stato, e sarà per sempre, il “lunatico” figlio di Caterina.
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