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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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Curiosità

N O M I

 

ISTRUZIONI PER L'USO
ASTROLOGIA E NOMI DI BATTESIMO
Due parole per chiarirci le idee

Antonia Bonomi
Gerardo Giacummo

Il termine "nome" deriva da "gnosco" che significa conoscere, individuare. Nome e soprannome prima, nome e cognome poi sono serviti per distinguere, magari prendendo spunto dalle caratteristiche fisiche o dal luogo di provenienza, una persona dall'altra, per identificare un volto, per dare consistenza a un'immagine.
Il nome può influenzare il destino di chi lo porta?
I vecchi studiosi di onomanzia dicevano di sì, sostenendo che ogni  nome porta con sé determinati influssi e che il suo suono corrisponde a una vibrazione che si  trasmette alla persona.
Questi influssi e le loro vibrazioni sono stati codificati studiando le tendenze comuni alle persone che portavano nomi identici.
Senza scomodare la psicanalisi, è chiaro che il nome è come un vestito: o ci sentiamo a nostro agio o ci provoca sensazioni sgradevoli quando non un senso di malessere vero e proprio.
Anche chi non vuole ammettere l'influenza della vibrazione del nome sul carattere, non può che essere d'accordo sul  fatto che imporre il nome a una nuova creatura è una faccenda delicata che molti prendono alla leggera influenzati dalle tradizioni familiari, dalla televisione, dai divi del momento, sportivi o canori o politici che siano, magari senza informarsi sull'etimologia del nome. Ed ecco le Priscilla che debbono il nome alla vedova di Elvis Presley e protagonista a termine, tempo fa, di un serial televisivo. A parte il fatto che pochi sapevano che il nome in questione è di origine romana, perciò antico e non nuovissimo o esotico, sempre a prescindere dal fatto che non è neppure bellissimo, il significato è ancor meno esaltante. Come vezzeggiativo di Prisca significa la vecchia, la vetusta. Pensate che bello: coccolare una tenera creaturina chiamandola vecchiettina, ruderino!
Per  non  parlare dell'inflazione delle Rubina,  Topazia,  Giada, Smeralda, Diamante, Ambra, paragonabile solo all'invasione delle Patrizia  negli anni tra il quaranta e il cinquanta, seguito poi dalle Tiziana, Deborah e Samantha.
E che dire delle Rossella così appellate da genitori coinvolti nelle vicende di "Via col vento"? Povere figliolette, i  meschini genitori intendevano immortalare in loro le vere o presunte qualità dell'eroina del film e non sapevano che "Rossella" non esisteva, che il nome non ha niente a che vedere con il personaggio letterario, che era solo un'invenzione del doppiaggio italiano in virtù del proclama mussoliniano che voleva nomi italiani anche per personaggi che agivano in ambienti lontani anni luce dalla realtà italiana passata o presente. Rossella, secondo la sua autrice, era Scarlett, la rossa in virtù del colore dei capelli. Scarlatta e non Rossella, dunque, e Scarlatta rende bene il suo tempestoso, viperide carattere mentre Rossella ha un che di melenso che con le cattiverie di Scarlett non ha niente a che vedere.
Ecco, la scelta di un nome per la vita è come la scelta del nome di un personaggio letterario: può sancire il successo o il fiasco dell'opera. Il nome può dare o togliere fiducia in sé e vi facciamo due esempi di vita vissuta. Il mio nome, Antonia, mi ha condizionata per anni. La mia mamma, bontà sua, quando si seppe incinta fece voto a s. Antonio che se le fosse nata una bambina le avrebbe dato il suo nome. Nacqui femmina grazie a mio padre e non a s. Antonio, ma la mia mamma rispettò la promessa ed eccomi qua, Antonia per la vita! Meno male che mi è stato risparmiato lo strazio, parlo per me e non per altre che li portano, degli Antonietta, Antonella e Antonina: avrei potuto commettere qualche omicidio! Comunque, chi ci  ha  provato una volta non ha più ritentato l'impresa.
Però, sono passata attraverso il Toni lombardo, che in qualche momento diventa Tone che in coppia con il Michel sta a indicare i tontoloni della compagnia e qualche rospetto l'ho dovuto ingoiare, qualche rispostaccia l'ho data ma Antonia ero e Antonia sono rimasta fino a quando non me ne sono fatta una  ragione e alle soglie della maturità lo accetto. Perché lo accetto? Perché ho constatato che nome e carattere hanno molti punti in comune, che ciò che l'onomanzia dice di Antonia mi sta bene. Essere "colei che precede", secondo una delle etimologie del nome, fa tanto piacere alla mia vanità e non solo: si accorda perfettamente con il segno zodiacale sotto il quale sono nata, l'Ariete, che ha come archetipo Marte detto tra l'altro il "gradivo" ovvero "colui che cammina avanti a tutti".
Così, partendo dall'incauta promessa di mia madre (oltretutto Antonia non era neppure un nome di famiglia!), cammin facendo le cose si sono aggiustate. Anche perché, dice l'onomanzia, Antonia è una creatura dall'apparenza coriacea, ma in realtà è dolce, buona, accomodante...tutto il mio ritratto!
Quanto a me, Gerardo, debbo il mio nome al santo patrono della mia città natale, Potenza. Siccome nel potentino i Gerardo si contano a centinaia e migliaia, i miei genitori ebbero la bella idea di affibbiarmi il diminutivo usato dai genitori di tutte le centinaia e migliaia di Gerardo potentini e mi trovai intruppato nell'esercito dei Dino nel quale confluiscono anche i Riccardo e i Bernardo. In poche parole: l'anonimato più totale!
Appena sono stato in grado di fare di testa mia, ho recuperato il "mio" Gerardo, visto inoltre che abito a Roma dove questo nome fa ancora un certo effetto. Non solo, ma lo trovo in linea con quanto Antonia dice del mio segno zodiacale, lo Scorpione. Il nome significa " lancia ardita" o "colui che maneggia bene la lancia". Anche se non giro armato di aste offensive, penso di cavarmela piuttosto bene in difesa, con una lancia fatta di parole. Del resto, non mi risulta che ci siano molti Gerardo tra i condottieri famosi.
Ed è proprio partendo dalle nostre tribolazioni che è nata l'idea di questo libro. Perché non abbinare i nomi ai segni zodiacali, ci siamo detti?
Secondo l'onomanzia, come abbiamo visto sopra, ai nomi corrispondono caratteristiche ben precise, altrettanto i segni zodiacali perciò la somma delle due influenze non può che essere il  punto da cui si irradiano le qualità della persona, e se ne può fare un punto di forza.
Prendiamo, ad esempio, Marcello. E' tanto diminutivo di Marco quanto nome a se stante e significa "battere". Secondo l'onomanzia indica un soggetto dalla spiccata personalità, dotato di  grande carica vitale, di resistenza fisica e psichica, silenzioso e dedito al lavoro. Bene, Marcello è il nome ideale per un Ariete, per un Capricorno mentre sarebbe stonato per un Aquario, addirittura un controsenso per un Gemelli che ha nella parola una delle sue armi migliori, mentre è adatto per dare nerbo a segni pigri o sognatori come Cancro o Pesci, indecisi come la Bilancia.

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