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Anno
10
Numero
51

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

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AMICHE PIANTE


LE PIANTE E L'UOMO nel tempo: storia della fitoterapia

Chimonantos
Vittoria Inverni

Una voce autorevole, la Bibbia, dà una della più antiche indicazioni sulla conoscenza e l'uso delle piante medicinali. Dice l'Ecclesiaste 38-4: "Il Signore ha creato i medicamenti della terra, l'uomo assennato non li disprezza", a 38-6 e 7: "Dio ha dato agli uomini la scienza perché potessero giovarsi delle sue meraviglie. Con esse il medico cura ed elimina il dolore e il farmacista prepara le miscele".

È fuor di dubbio che in tutti i continenti, fin dall'antichità, le varie civiltà si sono dedicate alla coltivazione delle piante sia per l'alimentazione sia per le loro proprietà terapeutiche, scoperte per lo più casualmente. Un esempio per tutti: si usava l'oppio ricavato dal papavero 4000 anni prima che se ne estraesse la morfina. Era usato sia in Cina sia in Egitto, dove erano ben conosciute le proprietà analgesiche.

Il progresso nella conoscenza dell'utilizzazione delle piante medicinali si divide in tre periodi: dalla civiltà egiziana passando alla mesopotamica, alla greca e alla romana si sono divulgate poi attraverso gli Arabi o primi rudimenti empirici.

Ippocrate, detto il padre della medicina, scrisse con i suoi discepoli i trattati noti come "Corpus Hippocraticum" in cui è prescritto il rimedio vegetale per ogni malattia. Catone il Vecchio, nel II secolo a.C., nel trattato "De re rustica" cita 120 piante medicinali che coltiva personalmente nel suo giardino. All'inizio dell'era cristiana Dioscoride, nel suo trattato "De materia medica" elenca più di 500 droghe d'origine vegetale, minerale e animale, sforzandosi di distinguere il razionale dall'irrazionale.

Il secondo passaggio avviene nel Rinascimento, quando gli studiosi occidentali hanno approfondito la ricerca scientifica di base, aggiungendo anche le nozioni acquisite nelle nuove terre che si andavano scoprendo. In questo periodo è iniziato il riordinamento in chiave scientifica delle notizie giunte dal passato.

Il terzo periodo è quello più vicino a noi, dove il progresso della scienza ha arricchito la conoscenza antica, sfatando alcuni miti e conclamando l'effetto di altri.

Il primo trattato medico di cui si ha conoscenza è un papiro decifrato nel 1873 dall'egittologo tedesco Georg Ebers. Costituito da una prima parte relativa alle patologie interne, presentava un lungo elenco dei medicamenti possibili. Si ha certezza che nel 450 a.C., presso il tempio di Edfu esisteva una scuola con annesso orto botanico in cui si coltivavano le piante medicinali.

Nel 1924 l'assirologo Reginald Campbell Thompson identificò 250 tra vegetali e minerali usati dai medici babilonesi per le loro qualità terapeutiche. Alcune tavolette mesopotamiche citano la canapa indiana, dalla quale si ricava l'hashish, di cui si conoscevano le proprietà analgesiche e che veniva prescritta

Contro la bronchite, i reumatismi e l'insonnia. Presso alcune popolazioni, il decotto di canapa indiana si dà ancora ai bambini irrequieti per farli dormire.

Nel Medioevo scienza e magia si confusero spesso nella stregoneria presso il popolino, ma i monaci, conoscitori del greco e del latino, tramandarono il sapere antico e in molti monasteri era presente il cosiddetto "giardino dei semplici", dove si coltivavano le erbe medicinali. Sempre nel Medioevo la medicina fu dominata dalla Scuola di Salerno il cui sapere si divulgò attraverso scienziati come Avicenna, Avenzoar ed altri.

Durante il Rinascimento, attraverso le nuove terre scoperte, le conoscenze si arricchirono anche in senso negativo: i conquistadores fecero esperienza diretta, e mortale, con il curaro, ma si scoprì che con la corteccia della china si poteva far calare la febbre. Il tutto ancor prima che si imparasse ad estrarne il chinino. Altra conoscenza, fu l'effetto delle foglie di coca che da stimolanti e analgesiche possono essere anche stupefacenti.

Nel frattempo, studiosi come Paracelso, Pier Andrea Mattioli, Luca Ghini e moltissimi altri tentano la classificazione dei vegetali. Ma è solo con il 1735 e Carlo Linneo, naturalista svedese, che si arriva a distinguere i ceppi delle piante e ad avere una classificazione organica che prosegue anche ai nostri giorni.

E le piante non servono solo per la cura delle malattie, o per la nostra bellezza. Grazie al monaco boemo Mendel e ai suoi esperimenti sui piselli è nata la genetica.

Ai nostri giorni, molti dei componenti benefici, o malefici, delle piante si ottengono per sintesi, ma questo non significa l'abbandono dell'uso dei vegetali. Molti dei componenti non possono essere riprodotti sinteticamente, altri hanno bisogno comunque della base vegetale. Ad esempio, l'agave fornisce la materia prima organica indispensabile per produrre ormoni come il cortisone e i suoi derivati. Secondo una corrente di pensiero, la "terapia dolce" che si attua con le sostane naturali e semi-naturali, è meglio tollerata dall'organismo umano di quella interamente sintetica.

La New Age ha dato un grande impulso al recupero, tra l'altro, della fitoterapia a livello divulgativo. Ma se interrogate i nostri vecchi, se parlate con persone provenienti da altri paesi, scoprirete che l'antico sapere è sempre stato presente anche se relegato alle civiltà rurali.