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Anno 9
Numero 17
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Giardinaggio
Questo spazio è dedicato ai "pollice
verde" e a chi vuole diventarlo. Se avete qualche esperienza personale da segnalarci
su come curare piante e fiori, scrivete al nostro indirizzo telematico. I consigli più
interessanti verranno pubblicati.
Rubrica a cura di Chimonanthus
FRAGOLE dalla natura un dono divino
Fragaria è il nome che ricorre
fin dai tempi di Plinio il Vecchio, derivato sembra dalla radice sanscrita
"ghra" che significherebbe fragranza, per indicare questa pianta, in
particolare il suo frutto, che allora cresceva allo stato selvatico in boschi e
foreste. Il
termine è stato recuperato, poi, da Tourefort e Linneo per indicare un genere
di piante Dicotiledoni della famiglia delle Rosacee. Notizie storiche
asseriscono che già l'uomo preistorico era ghiotto di questo frutto selvatico
dal profumo di ambra e di rosa.
Noi ci occupiamo della Fragaria vesca, fragola in italiano, fraisier in
francese, strawberry in inglese e fresa in spagnolo, capostipite di tutte le
varie specie che sono state create dall'uomo. La fragolina di bosco, o fragola
selvatica, è originaria dell'Europa, dell'Asia occidentale e dell'America
settentrionale, del Cile. Un primo tentativo di coltivazione consisté, a
partire dalla fine del XV secolo, nel "rubare" le piantine al bosco e
trapiantarle nei giardini. Questa operazione durò fino all'inizio del
Settecento quando, con le importazioni di razze extra-europee, per l'esattezza
del Nuovo Mondo, s'inizierà la coltivazione vera e propria. Secondo le
cronache, le prime varietà a grosso frutto sembra siano apparse solo
nell'Ottocento, ad opera degli inglesi che raccoglievano un po' tutto di quello
che capitava loro sottomano. Secondo
Blanchard, ad introdurre in Francia le prime grosse fragole fu Frézier che le
presentò a Luigi XIV, il re Sole, come uno dei risultati positivi della sua
missione in America, nella baia di Conception. Nella prima metà del Settecento,
le fragole coltivate erano già oggetto di commercio sul mercato di Brest.
Dalle piccole fragole europee, nel corso di trecento anni circa e attraverso una
lunga serie di ibridazioni, si arriverà alle grosse fragole che troviamo sulla
nostra tavola.
HANNO DETTO DI LEI: un tempo si credeva che le piante fossero in grado di
assorbire le qualità delle cose, uomini, animali o altre piante che fossero.
San Francesco di Sales scriveva: "Noi conosciamo ed ammiriamo la fresca
innocenza della fragola perché, mentre cresce nel terreno ed è continuamente
schiacciata dalle serpi, dalle lucertole e da altri rettili velenosi, essa si
mantiene pura e non s'imbeve delle spregevoli velenosità di questi animali,
né assorbe le loro minori cattive qualità". Non manca Shakespeare:
"La fragola, che cresce sotto l'ortica, rappresenta l'eccezione più bella
alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi". Quanto al
dottor Boteler, ebbe a dire che solo Dio avrebbe potuto creare una bacca
migliore, ma non lo fece. Senza dimenticare le poesie e le canzoni popolari che
traggono ispirazione da lei per decantare la bellezza femminile.
CREDENZE: del mondo greco e romano, non ci sono indicazioni specifiche riferite
alla simbologia delle fragole. Nel Nuovo Mondo troviamo gli Ojibwa, popolazione
indiana stanziata nel Sud-Ovest dell'Ontario, per i quali le fragole erano un
cibo estivo, simbolo della buona stagione. Secondo il loro credo, quando un uomo
muore la sua anima resta cosciente, va verso il paese dei morti finché
raggiunge una enorme fragola (non dimentichiamo che le loro, anche allo stato
selvatico, erano più grosse delle nostrane). Se l'anima del defunto gusta
questo frutto, dimenticherà il modo dei vivi e non le sarà più possibile
ritornarvi, se non lo tocca tornerà sulla terra. È un po' come il mito di
Persefone, ricordato da Omero nell'inno a Demetra. Per aver mangiato la
melagrana, Persefone fu condannata a restare negli inferi.
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