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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
IRENE
GALITZINE una principessa diventata regina dell'Alta Moda
Paola
Aspri
Il
suo pigiama palazzo ha fatto storia ed Irene Galitzine, celebre firma
dell’Alta Moda, durante la sua carriera di stilista non ha perso un colpo ed
ha vestito le più grandi star del panorama internazionale, tra cui Audrey
Hepburn e Jacqueline Kenndy, che mandava dall’America le sue misure per farsi
confezionare vestiti adatti alla sua classe smisurata.
Greta Garbo la conobbe sulla barca di Onassis e, per quanto schiva, la Divina
partecipò nel 63 ad una sua sfilata, ma la più capricciosa cliente è stata
Liz Taylor, che ha la mania degli animali. L’esistenza della Principessa
Galitzine assomiglia ad un romanzo d’appendice, ad un anno e mezzo d’età ha
lasciato la Russia Rivoluzionaria perché figlia di Boris Galitzine,
ritornandoci in visita dopo il 1988.
Chi è stato il mito
di bellezza Galitzine?
Il mito di bellezza s'incarnava in Babe Paley, la moglie del Presidente della
CBS. Era una donna perfetta per la mia ispirazione di stilista, una femminilità
fatta soprattutto di semplicità. Per lei facevo sfilare l’intera mia
collezione a New York, lei nonostante la sua posizione sociale non era una donna
che sperperava il denaro, spesso mi chiamava al telefono per dirmi che aveva
messo un mio abito di tre anni prima ed io ero felicissima di sapere che un mio
capo durasse nel tempo. Siamo state molto amiche e spesso ero ospite della villa
dei Paley alle Bahamas, sulla spiaggia di Nassau. Mi mandava a prendere con il
suo aereo personale e durante questi soggiorni conobbi tanta gente internazionale,
da loro incontravo spesso anche Pamela Churchill, con il marito che era il
figlio di Winston Churchill.
Lei ammira gli altri
stilisti italiani?
Tra gli stilisti che preferisco c’è Ferrè, perché ha uno stile personale e
una grande sensibilità nella composizione delle stoffe. Valentino rende
femminile la donna e Armani rappresenta la moda di oggi. Lancetti poi è il
pittore dei tessuti.
Che tipo di bambina
è stata?
Sono stata una bambina sveglia e vivace, dopo l’asilo frequentai le elementari
al Sacro Cuore di Trinità dei Monti. Agli occhi delle suore ero una piccola
russa, figlia di genitori separati e per di più ortodossa in una scuola
cattolica, quindi diversa dalle altre compagne e questa diversità me la
facevano sempre pesare, nella speranza che mi convertissi. Ma non mi sono mai
sentita una vittima, anzi mi facevo notare per la mia vivacità, per questo
ricordo che ero sempre messa in castigo!
Come è iniziata la
sua carriera?
La passione del bel vestire è stata per me sempre innata, anche se da giovane
non potevo permettermi le grandi sartorie. All’inizio mi occupai delle
pubbliche relazioni, nell’atelier delle Sorelle Fontana che allora
cominciavano, poi andai a Parigi dove rimasi affascinata dalla moda parisienne e
capii che c’era molto da imparare qui da noi. Così, tornata in Italia, aprii
un atelier a Via Veneto. Nel gennaio del 1960 ebbi il battesimo ufficiale nella
moda italiana, presentando a Palazzo Pitti l’ormai famoso “palazzo
pigiama”, chiamato così perché il primo servizio fotografico che lo immortalò
sulla rivista americana Vogue, fu realizzato a Palazzo Doria Pamphili.
Cosa vuol dire
essere nobili?
Oggi come oggi è
importante ciò che si fa e si sa costruire, non come si nasce, anche perché è
il destino a delineare le origini.
Cosa le piace della
sua professione?
Della mia
professione mi piace tutto, ho sempre adorato creare abiti e sono felice di
vedere la donna di oggi vestita con gli abiti della mia linea di pret à porter,
adatti per chi vive gran parte della sua giornata fuori di casa, impegnata nel
lavoro, ma che non rinuncia per questo a capi pratici ed eleganti allo stesso
tempo, resi diversi a volte solo dall’uso degli accessori, cui dedico nelle
mie creazioni una grande attenzione (dagli occhiali, alle sciarpe, foulards,
borsette da sera, sportive, guanti, cappelli, impermeabili), proprio perché
capaci di rendere un capo così differente.
Si sente molto
italiana?
Amo molto l’Italia, ci sono arrivata all’età di due anni, ma mi sento russa
al 500%, soprattutto con il passare degli anni, anche come mentalità sono molto
russa, non ammetto le vie di mezzo, noi russi andiamo sempre agli estremi, siamo
passionali e generosi.
Qual è la qualità
più importante per chi gravita nel mondo della moda?
La qualità più
importante per chi come me fa questo mestiere, è l’umiltà e sapere
riconoscere che ci può sempre essere qualcuno più bravo di te e non sentirsi
mai arrivati.
Perché ha sempre
cercato di distinguersi dagli altri stilisti?
Ciò
che mi rende diversa dagli altri stilisti è proprio il mio essere russa e
spesso nel fare moda affiora la mia anima slava, nella scelta dei tessuti, dei
ricami.
Chi furono i suoi
maestri?
Ho molto amato la moda francese, cui mi rifacevo all’inizio della mia
carriera, mi è sempre piaciuto Balenciaga, Fath, Dior, trovo che il new look di
Dior sia stata una vera rivoluzione nel modo di vestire del dopoguerra.
Le sue donne
preferite?
Ho conosciuto
Greta Garbo sulla barca di Onassis, ero molto riservata e timida, in seguito
diventammo amiche, venne anche nel 63 ad una mia sfilata, nonostante detestasse
la folla. Di Audrey Hepburn ricordo la dolcezza, la bontà e il suo grande
stile, qualsiasi cosa indossasse.
Cosa pensa delle
modelle?
A differenza del
passato le modelle di oggi sono più personaggio, sono considerate delle vere
star, mentre prima era l’abito che
contava di più, ricordo le modelle non attraenti di Balenciaga per far
risaltare i vestiti.
Essere nobili
condiziona il gusto nel vestire o lo esalta?
Il gusto è
innato, poi si può affinare, migliorare.
La moda va bene o va
male in questo momento?
Dato i momenti che viviamo, c’è incertezza in tutti i settori, non c’è
tranquillità, ma la volontà di andare avanti è forte.
La creazione più
amata?
La creazione più
amata è il “Pijama Palazzo”, perché con questo capo è iniziato il mio
successo, è un capo portafortuna che riveduto e corretto ho sempre riproposto
nelle mie collezioni e trovo che oggi sia ancora attuale.
Ha vestito donne
famosissime, di queste donne cosa rammenta?
Ho vestito molte
donne famose, di cui sono diventata anche amica, come Jackie Kennedy, una donna
intelligente, affascinante, ma molto sfortunata, Liz Taylor, girava il film
“Cleopatra”, a Roma, ricordo che era bellissima, ma molto viziata. Ho
vestito anche Sofia Loren e Claudia Cardinale.
Cos’è oggi la
Russia?
La Russia per me sono sempre più le mie radici, da ragazza non ci pensavo
adesso è diverso nelle mie vene scorre sangue russo, mio padre, il Principe
Boris Galitzine era ufficiale della guardia imperiale, mia madre Nina Lazareff
era georgiana, originaria del Caucaso ed io sono nata a Tiblisi, capitale della
Giorgia, da cui sfuggì con mia madre all’età di due anni, a causa della
rivoluzione.
Le
piacciono i soldi?
Indubbiamente i
soldi sono necessari per tantissime cose, mi piacciono, ma non li amo.
Il prossimo
traguardo?
Il prossimo
traguardo è ritornare alle mie radici in Russia.
Cosa non deve mai
mancare nel guardaroba di una donna elegante?
Nel guardaroba di
una donna elegante non devono mai mancare abiti Galitzine.
Il premio più agognato?
Il premio alla
carriera che ho ricevuto per i miei 40 anni di attività, durante la serata
“Donne sotto le stelle”. In quell’occasione erano presenti i miei amici
Givenchy e Venet.
Un
oggetto cui è legata?
Sono legata al
ritratto di mia madre che ho nella mia camera da letto.
Il luogo preferito?
E’ il mio
studio pullulante di libri russi e foto di famiglia.

La sfilata più
importante?
Quella
del 1988, quando sono ritornata in Russia. I miei abiti sfilarono davanti a
2.500 persone, una grande emozione, oggi le donne russe possono indossare abiti
ed accessori che portano la mia firma.
La modella
preferita?
Le modelle preferite sono quelle che sanno interpretare al meglio l’abito che
indossano.
L’uomo più
ammirato?
Gianni Agnelli,
amico fin dall’infanzia.
L’amica di sempre?
Jacqueline
Kennedy che mi mandava le sue misure dall’America con le sue richieste, in
seguito diventammo amiche e fu spesso mia ospite a Capri.
Il libro preferito?
Guerra e Pace.
Il viaggio
preferito?
Quello che feci
in Cambogia negli anni 60, la situazione era pericolosa a causa della guerra,
ricordo i templi di Angkor Vat, bellissimi e immersi nella foresta,
un’atmosfera di mistero e grande spiritualità.
L’amore cos’è
per lei?
L’amore è
tutto ciò per cui vale la pena vivere, la spinta stessa dell’esistenza.
La Roma preferita?
E’ quella che vedo dalle mie finestre che affacciano su Villa Borghese, quando
il sole al tramonto illumina la facciata del museo Borghese, lo considero un
po’ il mio parco dove appena posso trascorro qualche ora in passeggiata.
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