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9

 

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Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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della
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del segno dell' 

AQUARIO
JOHN MARTIN, il Giovanni Crisostomo Martino trombettiere italiano
che salvò la pelle a Little Big Horn 

Antonia Bonomi 

Il massacro di Little Big Horn che costò la vita a George Armstrong Custer e ai suoi 242 John Martinuomini, per colpa di un attacco di megalomania di Custer non dimentichiamolo, ha avuto due superstiti: il trombettiere John Martin e Comanche, il cavallo del capitano Keogh.
La storia è presto raccontata, del resto è ampiamente illustrata nell’articolo dedicato a Custer. Quest’ultimo si trova in perlustrazione per cercare traccia degli indiani che si oppongono all’invasione bianca delle Black Hills in cui è stata accertata la presenza di giacimenti d’oro. L’ordine è di non attaccare, ma aspettare l’arrivo del grosso delle truppe, Custer in crisi di astinenza da successo attacca anche se gli scout indiani lo hanno avvertito che “sono più i nemici delle nostre pallottole”. Prima di attaccare, però, ordina al trombettiere John Martin di correre a chiedere rinforzi. Il tenente William W. Cooke, per timore che il ragazzo di lingua italiana non abbia capito bene il senso del messaggio, pensa di metterlo per iscritto e scarabocchia  su un foglietto: “Benteen. Come on. Big Village. Be Quick. Bring Packs. W.W. Cooke PS Bring pacs”, che tradotto suona “Benteen vieni in fretta e porta le munizioni”. John infila il pezzo di carta nel guanto e parte a razzo. Mentre si allontana a spron battuto avverte le prime scariche di fucileria, dall’alto della collina vede sbucare indiani da ogni dove, sente dietro di sé le grida dei guerrieri che lo hanno individuato e che cercano di colpirlo. Si lancia ventre a terra giù per il pendio e in poco più di un’ora riesce a raggiungere il maggiore Benteen a cui il biglietto del maggiore Benteenconsegna il messaggio. Rinforzi e munizioni arrivano tardi per Custer e i suoi, se John Martin e i rinforzi hanno salvato la pelle lo devono ad una decisione di Toro Seduto: le forze indiane sono preponderanti, potrebbero schiacciarli, ma il vecchio capo ordina di cessare il fuoco: “Basta così, lasciateli andare, lasciateli vivere, stanno solo cercando di salvarsi la pelle. Sono venuti contro noi, ne abbiamo uccisi, ma se li uccidiamo tutti manderanno un esercito più grosso a sterminarci”, e i guerrieri si dileguano.
In Italia la storia del trombettiere John Martin è poco conosciuta, mentre in America era una celebrità. Sulla sua provenienza si è accesa una disputa, negli articoli scritti fino a qualche anno fa lo si dava nato a Roma, poi Pasquale Petrocelli ha scoperto che si trattava di Giovanni Crisostomo Martino, nato il 28 gennaio 1852 a Sala Consilina, Salerno, registrato così dal sindaco Fedele Allegrio, con il nome del santo ricordato il giorno precedente perché il neonato era stato lasciato nella Ruota dei Projetti, era un trovatello.
Allevato dalla famiglia della balia Mariantonia Botta, si arruola tra i garibaldini come tamburino e sembra abbia partecipato alla campagna di Trento del 1866, ma non ci sono conferme. Nel marzo del 1873 si imbarca a Glasgow sulla S.S. Tyrian e il 27 sbarca a New York. L’anno seguente si arruola nell’esercito come trombettiere, è assegnato allo squadrone H sotto il comando del capitano Frederich Benteen del Settimo Cavalleggeri. Le note personali dicono che è alto un metro e 68, occhi marroni, capelli neri e carnagionela tomba di John Martin scura.
Tre anni dopo essersela scampata a Little Big Horn, il 7 ottobre del 1879 sposa Julia Higgins, diciannovenne di origine irlandese, da cui ha otto figli, il primo dei quali chiamato George in memoria di Custer. Arrivato alla pensione, gestisce con la moglie un negozio di dolciumi nei pressi di un forte. Nel 1906 John-Giovanni e la moglie si separano, lui si reca presso una figlia che vive a Brooklyn, il 27 dicembre 1922 muore investito da un camion secondo il racconto della figlia, è sepolto nel Cypress hill national cemetery di Brooklyn.
Com’era Giovanni-John Martin Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Possedeva un bell’intuito, era un nomade, la vita militare gli era congeniale, era concreto, sognatore e ambizioso, la fama derivatagli dalla sua avventura deve averlo gratificato moltissimo, oltre alla gioia di averla scampata. E non sapeva che nel suo quadro c’era il rischio di morire di morte violenta!
Perché il 25 giugno del 1876 si è salvato? Giove era tornato sulla posizione natale, indice di una nuova fetta di vita, Marte era in trigono a Giove natale, Venere era congiunta a Marte natale, la Luna in eccellente aspetto con Saturno, Urano e Plutone natali, il Sole trigono a Venere e Nettuno, Saturno congiunto a questi ultimi. Non c’erano indici di situazioni fatali.

GEORGE ARMSTRONG CUSTER eroe suo malgrado