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Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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JACK LEMMON o l'infelicità creativa
Antonia Bonomi
I meno giovani lo ricordano per
averlo visto al cinema, i più
giovani o giovanissimi perché la televisione ripropone spesso i suoi film ed è
sempre un piacere vederlo recitate, anche perché in genere si tratta di buoni
film, anche quando non sono capolavori. John Uhler Lemmon III in arte Jack
Lemmon, nasce da un'ottima e benestante famiglia di Boston. Durante l'infanzia
ha problemi alla spina dorsale e nei primi tredici anni di vita subisce una
decina di operazioni. Per
irrobustirsi passa ore in palestra ad allenarsi, diventa un discreto maratoneta,
studia pianoforte, a diciotto anni si arruola in marina, si laurea ad Harvard in
scienze militari per dovere verso le sue origini, ma dice chiaro e tondo al
padre che intende recitare, entrare nel mondo dello spettacolo. Il padre non lo
contrasta, gli dà dei
quattrini e lo lascia partire. È
alla fine degli anni Quaranta che Jack arriva a New York
e subito prova con la radio. Quello era il periodo delle prime "soap
opera", la paga era di due dollari e mezzo a puntata, il che lo costringeva
a suonare il pianoforte nei piano bar, perché non sempre supera i provini.
Dalla radio alla televisione, tra il 1949 e il 1953 fa circa cinquecento show in
diretta e per sette mesi e mezzo uno quotidiano, nel frattempo lavora anche a
Broadway dove, nel '53 appunto, lo nota Harry Cohn che lo fa debuttare al
cinema. Nel 1955 vince il suo primo Oscar, come attore non protagonista con La
nave matta di Mister Roberts, dove interpreta il ruolo di un marinaio
portabandiera che fa da spalla a un tenente di marina, interpretato da Henry
Fonda, ansioso di combattere. Iniziano i ruoli che lo renderanno famoso come
interprete di sofisticate commedie per lo più brillanti e spesso dirette da
Billy Wilder, come il giustamente celeberrimo A qualcuno piace caldo. Ma Lemmon
non era solo il simpatico, un po' goffo personaggio di tanti film, con la faccia
e il sorriso "per bene", solitamente il "perdente anche se non
completamente sconfitto", capace di strappare un sorriso. Una volta famoso,
si è cimentato in altri ruoli, con personaggi non sempre simpatici, anche
cinici e cattivi, e sempre con uguale misura e bravura, non era mai sopra le
righe, la sua era un recitazione spontanea. E nel 1973 arriva il secondo Oscar,
questa volta come miglior attore protagonista, con Salvate la tigre. La critica
lo dichiara salvatore del film. Nel complesso della sua carriera ha avuto sette
candidature all'Oscar su cento film circa, con Missing è Palma d'oro al
Festival di Cannes e il soggetto di questo film costringe il governo americano a
smentire di avere avuto qualcosa a che fare con la caduta di Allende in Cile.
Tra i suoi film di denuncia, non va dimenticato I giorni del vino e delle rose,
sul problema del disagio della classe media americana e dell'alcolismo. Per
quanto la sua vita privata sia stata proprio molto privata, cioè senza troppe
chiacchiere e nessuno scandalo,
solo due matrimoni l'ultimo dei quali ancora in piedi al momento della morte, e
due figli, si sa che quello dell'alcolismo è stato uno dei suoi grandi
problemi, risolto una volta con ricaduta definitiva.
Negli ultimi anni della sua carriera, Jack Lemmon ha lavorato molto con Walter
Matthau, morto il primo luglio del 2000, al quale lo legava anche una sincera
amicizia personale. Del loro legame solevano dire: "Se fossimo omosessuali,
saremmo il nostro tipo".
Lemmon era noto anche per il suo impegno sociale: parte dei suoi guadagni li
dava alla fondazione Luther King, era ecologista convinto e stava con il
cosiddetto popolo di Seattle, ed era a favore di Fidel Castro, al punto di
mostrarsi sul palco con lui al festival di Cuba del 1986.
Chi ha lavorato con Lemmon, dall'amico Wilder a Marcello Mastroianni, con il
quale nel 1985 girò Maccheroni, il primo film italiano distribuito nelle sale
americane, a Virna Lisi che debuttò con lui in America nel 1965, a Sofia Loren,
ne ha parlato bene anche prima di fare il classico coccodrillo. Era
una brava persona, è il coro comune, aveva umiltà, era un attore completo,
aiutava gli altri, in particolare i giovani.
Com'era Jack Lemmon Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Una persona profondamente scontenta, infelice, frustrata perché il terreno era
fertile e per questioni personali: ha sofferto, come indica il Sole opposto alla
Luna (quest'ultima in Leone= spina dorsale), entrambi in quadratura con Saturno
(ossa, scheletro), per i disturbi fisici dell'infanzia, e per una presenza
scarsamente sensibile dei genitori, ai quali era comunque rimasto sempre legato.
Ad aiutarlo, più che la fortuna spicciola, è stata la fortuna di avere un
bel Giove nel tenace Capricorno. Se l'opposizione dello stesso con Plutone
accentuava il senso di disagio, il sentirsi disadattato, infondeva però il buon
senso sufficiente per trovare un aggancio: o marciare o crepare, ha scelto di
marciare tirando a galla il talento naturale per la recita, come indicano la
Luna e Nettuno congiunti nel Leone, congiunzione che parla anche di musicalità,
inclinazioni artistiche in questo senso. E tutti coloro che hanno lavorato con
lui, la stessa moglie Felicia, parlano delle lunghe ore che passava in completa
solitudine, suonando il pianoforte. Si è aiutato a vivere perché temeva la
morte, infatti ha cominciato a parlarne solo dopo che se n'è andato Matthau,
perché tutto sommato il successo non gli dispiaceva, ma senza uscire mai
completamente dalla sua infelicità, dalla sua introversione, attivo e
contemporaneamente passivo.
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