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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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JAMES
DEAN breve vita di un… deragliato cronico
Antonia Bonomi
Fiumi
di inchiostro a base di presunte scoperte giornalistico-psicologiche e giudizi
contrastanti sulla sua arte, sono stati versati dopo la morte di James Byron
Dean per commentare, per cercare di spiegare la sua breve vita e il successo
ottenuto con tre soli film importanti. Introverso, timido, infelice, segnato
dalla morte della madre, poi del padre, sempre innamorato delle partners
femminili, qualcuno disse poi “anche” o solo maschili,
viziato, geniale, espressivo come una rapa sono solo alcuni dei giudizi, ma dopo
quarantasette anni dalla morte ciclicamente si torna a parlare di lui. Nel 1998,
durante il festival torinese del cinema gay, sono stati presentati i suoi tre
unici film, quando è morto solo il primo, La valle dell'Eden, era in
distribuzione, e i telefilm da lui girati, facendolo diventare un mito
omosessuale.
Ripercorriamo insieme le tappe dei suoi ventiquattro anni di vita.
Nasce a Marion, nell'Indiana, da genitori quaccheri. La madre, una donna dolce,
fantasiosa, tutta dedita a questo unico figlio, muore quando il piccolo ha sei
anni, qualche biografia riporta nove. James è affidato ad una coppia di zii,
Marius e Ortense, e va a vivere a Fairmount. Alcune biografie riportano anche un
periodo in collegio, si parla di un rapporto conflittuale con il padre. Studente
"irregolare", eccelle più nello sport che nelle materie classiche, è
discontinuo anche nel frequentare l'Actor's Studio. Tra il 1947 e il 1951 prende
parte una trentina di spettacoli
televisivi, poi ha qualche particina cinematografica. A scoprirlo è Elia Kazan
che lo vede recitare a teatro in L'immoralista di Gide, dove interpreta un
malvagio omosessuale. Lo vede e lo sceglie, poiché è "Cal in
persona", e gli affida la parte del ragazzo terribile in La valle
dell'Eden. Segue Gioventù bruciata ed è ancora un ruolo autobiografico, dicono
i critici, poiché interpreta, come nel primo, un arrabbiato cronico, ribelle.
Il ragazzo ha un pessimo carattere, lo dicono tutti, s'innamora delle partner
femminili, dà loro il tormento. Qualcuno ora dice che le passioni per Natalie
Wood, Elizabeth Taylor, Ursula Andress e Annamaria Pierangeli furono pietose
bugie per non farlo mettere l bando dall'America bacchettona di quei tempi, ma
è un fatto che quando la Pierangeli tronca bruscamente la loro relazione per
sposare Vic Damone, il giorno delle nozze lui si presenta e per tutta la
cerimonia resta davanti alla
chiesa, in sella alla sua moto. Perché lo lasciano? Per il suo carattere
impossibile, nevrotico. Grande attore o no? Non lo si saprà mai perché, come
dicono i critici, solo nella parte finale del Gigante non ha recitato se stesso, le proprie
nevrosi. Sembra assodato che frequentasse locali gay, che avesse tendenze
furiosamente masochiste, che si stendesse spesso in una bara, che bevesse in
modo smodato e facesse uso di droghe, anche se qualcuno dice che era il suo modo
"per entrare nel personaggio". Qualcuno dice che avesse uno sguardo
molto dolce, qualcun altro ribatte che era semplicemente cieco come una talpa,
c'è chi dice che l'unica donna della sua vita sia stata Lana Turner, il suo
vero ideale di donna che, diceva, era dolce e sfortunata come sua madre.
Il 30 settembre del 1955 James Byron Dean si sfracella con la sua Porsche Spyder
550 metallizzata pagata quattro milioni di lire, una fortuna per quel tempo,
comperata pochi giorni prima.
Com’era James Dean Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Più che introverso per timidezza era introverso perché fondamentalmente e
profondamente diffidente nei confronti degli altri e del mondo. Era un
pessimista senza speranza, complessato per la bassa statura, afflitto da mania
di persecuzione. Egocentrico, pigro, avaro nei sentimenti e con i quattrini se
non per gratificare se stesso, animato da perenne spirito di contraddizione,
critico verso tutto e verso tutti ma con idee tutt’altro che lucide per
correggere ciò che secondo lui
non andava. Ambiziosissimo, pedantissimo e mancante di ironia, totalmente
sprovvisto di autoironia, facile a fanatizzarsi e a cambiare idea, aveva in sé
in sacro fuoco dell’arte come indica lo splendido trigono tra Venere e
Nettuno. Tendeva all'euforia e a
crisi depressive, era istericamente violento, esitante, precipitoso, confuso e
testardi, autolesionista e sadico... insomma James racchiudeva in sé un intero
trattato di patologie mentali.
Sarà stato condizionato dalla morte della madre e dalle incomprensioni con il
padre, complessato dalla bassa statura, un metro e sessantatré, ma si può dire
senza tema di smentita che queste vicende hanno trovato terreno fertile nella
sua personalità contraddittoria.
Quanto all’omosessualità, Dean era ambiguo in ogni espressione, era un
moralista bacchettone e contemporaneamente uno spregiudicato, un amorale.
Essendo “castrato” fin nel midollo, debole e masochista, tutte le voci
possono essere accreditate. Inoltre, non è un pettegolezzo la sua avversione
per l’acqua. Secondo alcuni puzzava come un caprone perché non si lavava e
non si cambiava per mesi e mesi. E’ un vezzo che si ritrova spesso in chi
possiede pianeti in Capricorno-Cancro.
30
settembre 1955
Alle ore 17,35 viene fermato, multato di 20 dollari per guida pericolosa e per
eccesso di velocità, alle 17,49 muore in uno scontro.
C’è chi parla di un tragico incidente e chi parla di un suicidio:
l’astrologia cosa dice?
James Dean era più confuso e in fase ribelle-polemico-provocatoria che mai, più
che mai incline agli eccessi e all’audacia spericolata. L’incidente fu
provocato dalla sua distrazione, dalle sue non perfette condizioni
psico-fisiche, non fu un atto volontario di autoeliminazione. In poche parole:
niente suicidio.
CURIOSITA’: si racconta un aneddoto a proposito di Dean e della sua
automobile. Una settimana prima dell’incidente James incontrò in un
ristorante di Los Angeles il grande attore Alec Guinness. James volle a tutti i
costi mostrargli la sua automobile nuova, parcheggiata fuori del ristorante,
ancora tutta infiocchettata. Guinness si complimentò genericamente con il
giovane attore, ammirò l’automobile e gli consigliò di rispedirla al
concessionario senza usarla. Dean rise e Guinness seccato gli disse che se
l’avesse usata non sarebbe vissuto oltre una settimana. Era il 23 settembre
1955. Ma niente niente che Alec Guinness “menasse gramo”? Non abbiamo
elementi per dirlo, comunque in questo caso lo si può escludere, perché il
nostro giovanotto era programmato per non arrivare alla maturità.
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