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Anno 9
Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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della Cultura
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AQUARIO
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VIRGINIA WOOLF la vita è fatta di certe cose o
di altre?
Antonia Bonomi
Virginia Stephen
nasce a Londra, in Hyde Park Gate, in un casa vicina all’omonimo parco.
Il padre Leslie è un affermato critico letterario e storiografo, la madre è
Julia Jakson Duckworth. I genitori sono entrambi al secondo matrimonio, hanno
figli dalla prima unione, con Virginia ne avranno altri quattro. Tutti vivono
nella casa paterna, nel cui salotto si riuniscono le personalità più eminenti
della cultura britannica del periodo. La Cornovaglia è la meta delle vacanze di
famiglia, è durante questi soggiorni che Virginia conosce il mare che diventerà
uno dei simboli della sua narrativa.
All’istruzione della nidiata provvedono i genitori, il padre insegna loro
matematica e inglese, la madre latino, francese e storia. Virginia e il fratello Thoby manifestano
subito la loro inclinazione letteraria e danno vita ad un giornale domestico,
Hyde Park Gate News, in cui scrivono storie inventate e una sorta di diario
famigliare.
Virginia ha un carattere vivace e allegro, dicono le cronache, ma è soggetta a
violenti accessi di collera. È giovinetta quando la madre viene a mancare, ed
è il primo grande dolore, nel 1895 tenta di suicidarsi gettandosi da una
finestra. Affidata con i fratelli a Stella, sorellastra da parte materna, anche
questa muore e Virginia precipita in una grave crisi depressiva. Inoltre, sembra
che il fratellastro, sempre da parte materna, George abbia nei suoi confronti un
interesse morboso e che questo sia la causa dei suoi futuri difficili rapporti
con l’altro sesso. Rinuncia all’università, vive con la sorella Vanessa che
si prende cura del padre vecchio e malandato, mentre lei si dedica alla lettura
dei classici greci, latini e inglesi. Tutto sembra scorrere tranquillo ma ecco
che nel 1904 anche il padre muore. Virginia cade in crisi nervosa depressiva,
sopraffatta dal dolore tenta per la seconda volta il suicidio.
L’attività letteraria inizia con la pubblicazione di alcuni articoli sul settimanale
Guardian e con il contributo alla biografia del padre scritta da F.
W. Maitland. Segue una collaborazione regolare con il supplemento letterario del
Times. Intanto la famiglia si trasferisce nel quartiere di Bloomsbury e per
iniziativa del fratello Thoby nascono le “serate del giovedì”, che
diventeranno venerdì, riunioni alle quali partecipano intellettuali londinesi
per discutere d’arte, letteratura e politica. Tra gli animatori del circolo
c’è anche Leonard Woolf, saggista letterario e politico. Il Bloomsbury
group, com’è chiamato, è anche al centro di critiche molto aspre a
causa del suo estetismo e snobismo. Nel 1906 muore anche il fratello Thoby.
Virginia scrive il suo primo romanzo, Melymbrosia, pubblicato nel 1915 con il
titolo La crociera, nel 1912 sposa Leonard Woolf da cui prenderà il nome
d’arte. Il marito si rivela un elemento d’equilibrio psichico per Virginia,
e inoltre la sprona a lavorare, ad affrontare il giudizio del pubblico. Ma ecco
un nuovo attacco depressivo e nel 1913 il terzo tentativo di suicidio con il
Veronal. Grazie alle affettuose cure del marito, Virginia sembra guarire.
Nel 1917 i due coniugi fondano la Hogarth Press, casa editrice presso la quale
saranno stampate le opere di Virginia oltre a quelle di autori fondamentali
della letteratura inglese del periodo, tra cui le poesie di Eliot. Nota curiosa:
l’Ulisse di Joyce è rifiutato per la sua volgarità!
Tra una crisi depressiva e l’altra, nel 1919 Virginia pubblica Notte e giorno
che con il primo, La crociera, ancora risente nell’impostazione letteraria e
nell’intreccio delle tecniche ottocentesche, Lunedì o martedì nel 1921, La
camera di Giacobbe nel 1922, La signora Dalloway nel 1925, Gita al faro nel
1927, Orlando nel 1929 e riunisce
in un primo testo tutti i suoi contributi letterari. Il suo stile è cambiato,
non narra più una storia vera e propria, ma annota impressioni, sensazioni,
gesti, episodi apparentemente trascurabili di cui è fatta l’esperienza
quotidiana.
Nel 1925 inizia la sua storia d’amore con Vita Sackville-West, con la quale
avrà un lungo epistolario. Le lettere che Vita ha scritto a Virginia sono state
raccolte nel libro Adorata creatura, quelle della Wolf, una volta terminata la
pubblicazione, formeranno cinque volumi.
Tra il 1934 e il 1939, sempre tra un attacco e l’altro della malattia,
accentuata dal dolore per la scomparsa di cari amici di cui inizia a scrivere una biografia, scrive
anche il romanzo Gli anni. Intanto scoppia la guerra, che dà un ulteriore colpo
alla psiche malandata di Virginia, scrive Tra un atto e l’altro, è in cura,
ma la sera del 28 marzo 1941 si suicida gettandosi nel fiume Ouse dopo essersi
appesantita mettendo alcune pietre nelle tasche del cappotto.
Oltre agli estimatori, Virginia Woolf ebbe anche critici che l’accusarono di
essere troppo distaccata dalla realtà e di sopravvalutare il suo mondo privato.
Com’era Virginia Woolf Dietro Lo specchio Dell’Astrologia?
Insopportabile. Certo, non va dimenticato il retaggio famigliare: il padre era
affetto da crisi maniaco-depressive, la madre soffriva di malinconia, un cugino
morì durante un episodio maniacale e anche i fratelli e le sorelle della
scrittrice soffrivano di turbe dell’umore. Alcuni fanno risalire le prime
manifestazioni della malattia alla morte della madre, ma il marito Leonard parla
di un primo episodio nella tenera infanzia, indice secondo gli studiosi del
carattere autonomo della malattia, accentuato dagli avvenimenti tragici seguenti
che, in ogni caso, fanno parte della vita di ciascun essere vivente. Scrive il
marito che nel corso della fase maniacale era iperattiva, volubile, parlava a
ruota libera, anche in modo incoerente, aveva allucinazioni, sentiva voci,
affermava di sentire parlare in greco gli uccellini nel giardino, mentre quando
entrava in fase depressiva i suoi pensieri e le sue emozioni erano esattamente
l’opposto, parlava appena, respingeva il cibo, si rifiutava di ammettere di
essere ammalata e sosteneva che il suo stato dipendeva esclusivamente dalla
propria colpevolezza. Perché colpevolezza? Perché Virginia Woolf era due
persone. Una era borghese, conformista, amante delle comodità, pratica,
diffidente nei confronti degli altri e dei rischi, neppure troppo larga d’idee
e avara in tutti i sensi, mentre l’altra aveva un bisogno inestinguibile di
distinguersi dalla massa. Le due
parti avevano in comune la vanità, l’egoismo, il narcisismo egocentrico che
la portava a considerarsi il centro dell’universo, il desiderio d’imporre la
propria volontà e la tendenza a fissarsi su un’idea e a perseguirla
maniacalmente, il non rinunciare a niente di quello che potevano essere i
benefici borghesi, del suo essere donna, del voler fare solo quello che le
andava di fare, insofferenza alle complicazioni quotidiane. Faccio notare che
queste indicazioni risalgono alla notte dei tempi, non sono state create su
misura per Virginia Woolf, tutt’al più è diventata un tassello della ricerca
statistica. I pianeti nel Toro in pessimo aspetto con Mercurio nell’Aquario
indicano anche che, con ogni probabilità, soffriva di disfunzioni tiroidee,
responsabili anche della magrezza spettrale perché, salvo nei passaggi
depressivi, Virginia non disprezzava il cibo. L’omosessualità? Nel suo quadro
non ci sono indici precisi che la inclinino in questo senso, vagamente indicato
il complesso di castrazione, però va rilevato che di femminile non aveva
niente, era un maschio mancato e probabilmente non ha fatto altro che seguire la
tendenza prevalente ma, da quella
borghese che era una parte della sua natura, si colpevolizzava e si autopuniva,
tra l’altro rifiutando quello che amava: il cibo. Nessun giudizio sul valore
delle sue opere letterarie, può piacere o non piacere come tutti gli artisti in
qualsiasi settore, come essere umano non è nata certo con una personalità
facile, anche se va detto che ha preso tutto il meglio che poteva, compreso quel
balio asciutto del marito che, da parte sua, non aveva minori problemi sessuali
anche a livello psicologico.
Quali erano gli aspetti al momento del suicidio, 28 marzo 1941? Giove era
tornato nella posizione natale, in perfetta quadratura con Mercurio: si
accentuava la difficoltà ad adattarsi all’ambiente, alle situazioni, era in
pieno attacco rinunciatario, era ingigantita la tendenza a timori
ingiustificati.
C’è la bisessualità perché c’è incompletezza in ognuno dei due sessi,
sentita dall’uno o dall’altro, ciascuno a modo suo, come una castrazione. C.
David
Non che il suicidio sia sempre follia. Ma, in generale non è in un accesso di
ragione che ci si ammazza. Voltaire
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