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Anno
9
Numero
20

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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ARIETE
ARTURO TOSCANINI un mito dal temperamento bollente   

Antonia Bonomi 

Quando si parla di direttori d'orchestra, il primo nome che viene alla mente è quello di Arturo Toscanini, famoso al di qua e al di là dell'Atlantico e non solo. Fu un sorta di prodigio, un mito mentre era ancora in vita.
Nato a Parma, studia violoncello e composizione alla Regia Scuola di Musica della sua città natale diplomandosi nel 1885, a diciannove anni. L'anno seguente, con un contratto come violoncellista, parte per il Brasile con una compagnia raccolta per una stagione d'opera italiana in quella nazione. Al teatro di Rio de Janeiro il direttore dell'orchestra, il brasiliano L. Miguez, all'inizio dell'Aida ha un diverbio con gli orchestrali e abbandona il podio. Arturo Toscanini è sollecitato dai compagni a sostituirlo, prende il via così, a vent'anni, la sua splendida carriera. Rientrato in Patria inizia un giro trionfale nei maggiori teatri italiani, nel 1898 dirige per la prima volta alla Scala, per spostarsi in tournées acclamate in Europa e in America. Tra il 1908 e il 1915 dirige il Metropolitan di New York, Arturo Toscanini dal 1920 al 1929 è direttore sia artistico sia amministrativo della Scala, nel 1928 è anche direttore stabile della Filarmonica di New York. È instancabile nell'organizzare, nel curare l'allestimento dei lavori che sotto la sua guida raggiungono un altissimo livello.  
Nel 1930, a Bayreuth, è l'unico direttore d'orchestra non tedesco a dirigere Wagner. Nel 1931 è invitato a Bologna a dirigere un concerto in memoria di G. Martucci, gli viene chiesto di eseguire Giovinezza, si rifiuta (la sua avversione al fascismo, al nazismo e ai rispettivi capi non è un mistero), ed è schiaffeggiato dai fascisti. Arturo Toscanini prende armi e bagagli e si trasferisce in America dove gli fanno ponti d'oro.
Fino al 1936 è direttore stabile della Filarmonica di New York, poi assume la direzione dell'orchestra della NBC, nel 1946, conclusa la parentesi nazifascista in Europa, rientra trionfalmente per inaugurare la Scala ricostruita, con accanto Renata Tebaldi, da lui soprannominata "voce d'angelo".
Dal 1952, sempre alla Scala, si accomiata dal pubblico italiano con un concerto wagneriano, mentre l'addio definitivo alla carriera artistica è del 1954. Muore novantenne a Riverdale, New York, nel 1957.
Al suo nome sono legate prime esecuzioni di molte opere come l'Edmea di Catalani, i Pagliacci di Leoncavallo, la Bohème, la Fanciulla del West e Turandot, le prime esecuzioni in Italia di opere di Wagner.  
Questi i giudizi critici su Toscanini: eccezionali doti di sensibilità musicale, tecnicamente chiaro ed efficace nel gesto, esattezza nello stacco dei tempi, infallibile intonazione,   lucida visione dell'insieme  e dei minimi particolari, carisma nel trasmettere all'orchestra la propria volontà. Il tutto era sostenuto da una memoria formidabile, dall'analisi critica cui sottoponeva le partiture, detestava qualsiasi arbitrio interpretativo a favore della fedeltà estrema al testo, con il giusto rilievo per ogni elemento della composizione, della personalità di ciascun esecutore, in particolare nell'opera lirica, dove ha dato il meglio di sé, diventando un modello di stile, il più insegni direttore d'orchestra della prima metà del Novecento.
Per quanto fosse un modello e segreto per quanto riguardava le sue vicende personali, si sapeva che Toscanini era anche un uomo del suo tempo, con un'immagine pubblica irreprensibile e un privato più libertino. Sposato a Carla De Martini, si concesse molte avventure sentimentali non tutte segrete e la moglie, come voleva il conformismo del tempo, sapeva ma fingeva di non sapere. Del resto, lui le scriveva lettere colme di affetto, dimostrandosi molto legato a lei malgrado le scappatelle. Scappatelle fino ad un certo punto, poiché nel 1903 ebbe un figlio con il soprano Rosina Storchio, nato cerebroleso e morto sedicenne.
Nel 1978 esce una biografia su Arturo Toscanini ad opera di Harvey Sachs, e l'autore lamenta la scarsità del materiale autografo di Toscanini, cioè delle lettere scritte da lui. Quello che si reperisce, afferma, è di scarso valore. Colpo di scena ai nostri giorni: Toscanini era un grafomane, sono saltate fuori un numero imprecisato di lettere e il buon Sachs si è affrettato a scrivere un altro libro, questa volta composto da 700 epistole. Scritte in italiano, in un pessimo francese, in un discreto inglese che diventa sgrammaticato quando è arrabbiato, sono lettere indirizzate a capi di stato e nelle quali Toscanini grida il suo orrore e il suo odio per Hitler e Mussolini, chiama Criminale Teutonico  il primo e Grande Delinquente Romagnolo il secondo, difende gli orchestrali ebrei vittime dell'odio razziale, se la prende con il papa, ne ha per tutti, colleghi direttori d'orchestra compresi. Ma, e qui sta il bello, sono uscite anche un migliaio di lettere che Toscanini scriveva alle sue amanti e c'è di che arrossire. Oltre alle lettere scritte a Rosina Storchio, ci sono quelle alla cantante americana Geraldine Farrar, ad Elsa Kurzbuer sua amante in più riprese, ma le più numerose sono quelle scritte ad Ada Colleoni, una pianista di relativo talento sposata al celebre violoncellista Enrico Mainardi, trent'anni meno di lui, amica delle sue figlie e amante per sei anni. I contenuti delle lettere sono a dir poco scabrosi e ci danno un Toscanini a luci rosse, in tutti i sensi, precursore del povero Carlo d'Inghilterra che avrebbe voluto essere il tampax della sua Camilla, mentre Toscanini il 14 novembre del 1936 ha diretto la Filarmonica di Vienna tenendo in tasca un fazzoletto sporco del sangue mestruale dell'amata Ada. E via di lettera in lettera a magnificare gli angolini del suo corpo che lo fanno impazzire, a sottolineare il godimento di lei durante gli amplessi, finché nel 1939 la storia, dopo sei anni, finisce perché Toscanini odia visceralmente il nazismo perciò rifiuta di suonare in Germania, mentre Ada e il marito fanno tournée in questa nazione. "Avete uno stomaco d'acciaio!", tuona, e torna a Canossa, cioè dalla Kurzbuer che aveva mollato vent'anni prima, riconfermandole il suo amore e il suo intenso desiderio. E stiamo parlando di un uomo che ha passato la settantina.
Harvey Sachs non è mai contento: prima si lamentava della scarsità del materiale, ora si lamenta perché il libro che ha appena pubblicato, è uscito in America e in Inghilterra mentre in Italia arriverà nel 2003, è stato recensito per il materiale scottante e non per le filippiche indirizzate ai personaggi del suo tempo. Mi chiedo: Sachs non poteva farlo meno voluminoso e risparmiare alla memoria di Arturo Toscanini il marchio del satiro, del pornografo, del feticista? O il mio è conformismo?
Com'era Arturo Toscanini Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia?
Un Ariete caratterizzato dalla stretta congiunzione tra il Sole e Mercurio, ad indicare un carattere suscettibile, collerico, diffidente. Questi due pianeti sono perfettamente quadrati ad Urano ed ecco una buona dose di fanatismo, scatti anche di tipo infantile nella collera e nella testardaggine. L'inclinazione artistica è ben evidenziata dallo spettacolare trigono tra Luna Sagittario e Nettuno Ariete, del resto anche Sole e Mercurio sono congiunti a Nettuno e in trigono alla Luna: la sua passione per quello che faceva era forte, era tutta la sua vita, possedeva un'intuizione formidabile e il carisma che la critica gli riconosce.
Sessualmente? Venere nell'Aquario lo indica di larghe vedute, anticonformista, anche se era l'anticonformismo del conformismo tuttora vigente checché se ne dica. Ma Venere è in cattivo aspetto con Saturno nello Scorpione, senza infierire dirò che c'era morbosità, tendeva all'avventura per l'avventura, sentimentalmente freddo cercava  compensi nevrotici nell'erotismo.  Marte nel Cancro è ancora a favore dell'inclinazione artistica, infatti indica una forte accentuazione del senso del ritmo, essendo in perfetto trigono con Saturno esalta la creatività, il rigore, il fuoco interno, l'ottima memoria. Certo, rimette anche l'accento sul pessimo carattere, sulla capricciosità e la facilità a fanatizzarsi.
Plutone nel Toro? Un po' di paranoia ideologica, già trovata, e longevità. La congiunzione Venere-Giove indica una discreta dose di fortuna, come del resto la Luna nel Sagittario, in questo caso è una sorta di "investitura divina", e non poteva essere diversamente, visto che ha fatto di tutto per darsi la zappa sui piedi.